L’estranea: (Venezia°83), la famiglia come spirale che intrappola
Una madre si presenta a casa della figlia per dirle una cosa sconvolgente: tutto ciò che credeva di sapere sulla storia della propria famiglia, sulla sua ascesa e sulla sua caduta, è in realtà una menzogna. Parte da qui L’Estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
Come raccontato dallo stesso regista, il film nasce da un desiderio preciso: esplorare la famiglia come un microcosmo, un microcosmo in cui ogni evento, positivo o negativo che sia, finisce per avere conseguenze impreviste su tutti i suoi componenti. Insieme allo sceneggiatore Salvatore De Chirico, Strippoli ha costruito il film ripercorrendo anche situazioni personali dolorose, fino ad arrivare a un’intuizione che ha guidato l’intera scrittura: ciò che rendeva davvero interessante questa famiglia non era tanto la sua caduta in sé, quanto il modo in cui reagiva all’infelicità.
L’Estranea chiude quella che lo stesso Strippoli ama definire la sua “trilogia della pioggia”, un percorso iniziato con Piove e proseguito con La valle dei sorrisi, accomunati dalla presenza di fenomeni atmosferici minacciosi sullo sfondo delle vicende narrate.
Al centro del film c’è un’idea molto precisa sul ruolo dei genitori: sono loro il primo filtro attraverso cui il mondo esterno entra nella vita dei figli, soprattutto quando questi sono ancora piccoli. Un genitore, in questo senso, è prima di tutto un narratore, qualcuno che porta la realtà dentro le mura di casa, ed è proprio questo compito di mediazione, se svolto male, a poter generare danni profondi. È un’idea che secondo il regista distingue L’Estranea dai due capitoli precedenti della trilogia, e che viene posta al centro del racconto in modo più esplicito. Non a caso, il film si serve anche di piccoli oggetti quotidiani per rappresentare questo meccanismo: la liquirizia che il personaggio di Jasmine Trinca continua a masticare, insieme a sigarette e sigaretta elettronica, diventa un vero e proprio dispositivo di compensazione, un’immagine concreta della spirale in cui tutti i personaggi restano intrappolati, incapaci di uscirne se non parlando tra loro, restando ancorati al presente invece che proiettati verso un futuro che sembra sfuggire loro di mano. Da qui il titolo internazionale del film, The Spiral.
Strippoli tiene a precisare che il bersaglio del film non è la famiglia tradizionale in sé, ma quella famiglia che antepone il giudizio del mondo esterno alla propria vita interiore. Non a caso la scelta è ricaduta su un nucleo borghese: secondo il regista, chi parte da una condizione sociale più bassa ha, paradossalmente, più margine per rialzarsi, mentre chi si trova già in alto dispone di una sorta di paracadute. È proprio la borghesia, però, a muoversi costantemente sull’orlo di un precipizio, trascinando in quella stessa instabilità anche i propri figli, vittime indirette degli errori dei genitori.
Sul fronte della recitazione, Adriano Giannini dà corpo a un padre che compie, a suo modo, atti d’amore sbagliati: un amore incapace di vedere davvero l’altro, che si traduce in un bisogno di proteggere trasformatosi in controllo. Un controllo che, come spiega lo stesso attore, non porta a nulla di buono, perché non lascia spazio ad accogliere la fragilità dei figli; il suo personaggio, semplicemente, non possiede gli strumenti per riconoscere quella fragilità, né negli altri né in sé stesso, ed è proprio questo il punto in cui tutto finisce per spezzarsi.
Per Jasmine Trinca si tratta di un ruolo decisamente più riuscito e meglio scritto rispetto a quello, assai più debole, interpretato nel deludente Succederà questa notte di Nanni Moretti, sempre in Concorso quest’anno. Il suo personaggio è una riflessione sull’idea di maternità: il film le offre la possibilità di smontare pezzo per pezzo l’immagine della madre perfetta, controllata, sempre all’altezza, per lasciare invece emergere la madre che può sbagliare, che non è all’altezza del proprio ruolo. Questa restituzione di un femminile complesso passa anche attraverso l’incontro con una figura che ne denuncia le contraddizioni, l’estranea, appunto, il contrario di “familiare”: una figura diabolica che racconta come, all’interno di una famiglia, si tenda a coprire gli errori pur di salvare le apparenze.
Proprio questa figura misteriosa prende il volto di Valeria Bruni Tedeschi, che l’attrice descrive come una vecchia amica che conosce fin troppo bene: qualcuno che le ha sempre proposto dilemmi, scambi, scelte da fare, chiedendole ad ogni passo di decidere tra un’opzione e l’altra. Quando Strippoli le ha proposto il ruolo, racconta l’attrice, le è sembrato quasi di chiedere a quella vecchia amica se avesse voglia di partecipare al film; una presenza simpatica ma allo stesso tempo logorante. La sua interpretazione, divertente e inquietante allo stesso tempo, sembra calzarle a pennello, e il gusto teatrale con cui dà vita al personaggio emerge da ogni gesto e da ogni battuta, e finisce per diventare, sullo schermo, un piacere condiviso con il pubblico in sala.
Romana Maggiora Vergano (ormai diventata una garanzia) interpreta Alice Colonna, la figlia della famiglia protagonista: il personaggio più lucido e meno grottesco dell’intera vicenda, lontano dai ruoli che l’attrice aveva interpretato in precedenza. Alice è una ragazza che fugge dalla madre, scappa da Bari a Roma per intraprendere un percorso di conoscenza di sé e chiudere i legami più convenzionali con il proprio nucleo familiare. Il lavoro sul personaggio è partito anche dal costume: una parrucca corta e la nuca scoperta fin dalle prime riprese, girate a piedi nudi, hanno permesso all’attrice di spogliarsi di molte delle armature che porta con sé come giovane donna e come interprete. Il confronto finale con Jasmine Trinca diventa così una resa dei conti lucida e potente, quasi una danza di liberazione tra le due.
Un momento particolarmente significativo del film è ambientato durante la finale dei Mondiali del 2006, vinta dall’Italia contro la Francia: a quell’euforia collettiva corrisponde, per contrasto, uno dei momenti più dolorosi vissuti dalla famiglia Colonna. Per Strippoli, il sentimento che doveva emergere con più forza dal film è proprio questo: la vita come tragedia, capace di far convivere nello stesso istante gioia immensa e orrore assoluto. Quel ricordo collettivo così carico di calore gli ha permesso di mettere in scena il contrasto tra l’euforia generale e il dramma privato dei suoi personaggi: vedere una collettività intera festeggiare mentre una donna piange, per il regista, racconta bene la solitudine spaventosa a cui la vita, a volte, ci costringe. Anche la scelta musicale della canzone Nessuno dei Baustelle, pur non legata direttamente a quell’anno specifico, risponde alla stessa logica: raccontare lo scontro, simultaneo, tra felicità e orrore.
Meritano una menzione anche i giovani interpreti emergenti Alessandro Carbonara e Andrea Rossini, che danno volto a Tobia, il figlio, rispettivamente a tredici e diciassette anni, restituendo entrambi un’interpretazione intensa e capace di toccare profondamente lo spettatore.
Sul piano dello stile, si avvertono chiaramente le influenze di registi come Stanley Kubrick, Yorgos Lanthimos ed Ari Aster, insieme a un amore per il genere horror e folk horror già evidente nel film d’esordio di Strippoli, A Classic Horror Story. Rispetto a quell’opera, però, L’Estranea si distacca leggermente, aggiungendo una componente drammatica più marcata, forse nel tentativo di raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello, più di nicchia, che aveva accompagnato i suoi lavori precedenti.
Come sottolineato anche dai produttori del film, portare in Concorso un’opera come questa, firmata da un regista ancora giovane, rappresenta un segnale importante per l’intero cinema italiano, e non solo.
L’Estranea, che arriverà nelle sale italiane distribuito da 01 Distribution a partire dall’8 ottobre 2026, si abbatte sullo spettatore con la stessa forza improvvisa di un acquazzone, proprio come accade ai suoi protagonisti: un temporale che lava via, almeno per un paio d’ore, il peso di tanto cinema d’autore a cui il Concorso di solito ci abitua. Che lo si ami o lo si detesti, che lo si giudichi ambizioso o eccessivo nelle proprie pretese, una cosa resta fuori discussione: Strippoli vuole farsi notare, e con questo film ci riesce senza mezze misure. Il regista esplora un territorio che il cinema italiano frequenta ancora troppo poco, e lo fa con coraggio e determinazione, costruendo un racconto che scorre veloce, denso di tensione e di mistero, capace di restituire allo spettatore quella domanda, “cosa succederà adesso?”, che nel cinema contemporaneo, italiano in particolare, si è fatta ormai merce rara.
Michele Carmone
18 settembre 2026
La locandina
| Regia: | Paolo Strippoli |
| Scenaggiatura: | Salvatore de Chirico, Paolo Strippoli |
| Genere: | Thriller, Drammatico, Orrore |
| Durata: | 100min |
| Personaggi e interpreti: | |
| Anna | Jasmine Trinca |
| Alice | Romana Maggiora Vergano |
| Walter | Adriano Giannini |
| L’estranea | Valeria Bruni Tedeschi |
Stile dinamico, suspance, originalità
Manierismo, eccessiva teatralità






Ph. Alessandro Zanon
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