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Look Back: (Venezia°83), guardare indietro per andare avanti

Fino a non molti anni fa, in Giappone, leggere manga veniva percepito quasi come un passatempo da “perditempo”, un’abitudine poco nobile agli occhi della cultura ufficiale. Oggi la situazione si è completamente ribaltata, e i manga sono diventati uno dei prodotti culturali giapponesi più seguiti al mondo. Ma Look Back si allontana parecchio dai toni fantastici di Dragon Ball o da quelli cupi di Death Note: scritto e disegnato da Tatsuki Fujimoto nel 2021, è un racconto autoconclusivo delicato e commovente, che segue le vite di due ragazze accomunate dal sogno di diventare mangaka, ovvero autrici e disegnatrici di manga. Il giorno stesso della sua pubblicazione, l’opera scalò immediatamente le classifiche di lettura in Giappone, arrivando l’anno successivo al primo posto tra i manga più letti dal pubblico maschile: un dato quasi paradossale, se si pensa che le sue protagoniste sono due ragazze che si muovono ben al di fuori degli stereotipi di genere più comuni nel settore.

A portare questa storia sul grande schermo, in un adattamento live-action ora in Concorso per il Leone d’Oro, è Hirokazu Kore-eda, che ha raccontato di essere arrivato al progetto quasi per caso: fu il manga, ha detto scherzosamente il regista, a “trovare lui”, dopo che ne era rimasto colpito vedendone la copertina esposta in una libreria della stazione di Shinagawa. Preso d’istinto dalla forza espressiva dell’autore, decise di iniziare a lavorarci, ben sapendo che l’opera aveva già conosciuto una precedente trasposizione, il film d’animazione realizzato nel 2024 dallo Studio Durian.

Raccontare il mondo attraverso gli occhi di bambini e ragazzi è, del resto, una costante nel cinema di Kore-eda, che nel corso della sua carriera ha spesso scelto questo punto di vista come lente privilegiata per osservare la realtà: a volte per restituire uno sguardo critico sul mondo adulto, altre volte per far emergere una purezza che gli adulti sembrano aver smarrito lungo il cammino, senza mai rinunciare, quando il racconto lo richiede, a mostrarne anche il lato più duro. Con Look Back, questa sensibilità si traduce in un’attenzione quasi artigianale verso il percorso creativo delle due protagoniste, seguite dall’infanzia fino alla prima età adulta: le attrici che le interpretano da bambine si sono esercitate per mesi nel disegno prima delle riprese, al punto che alcune delle tavole da loro realizzate sono finite davvero nel film, restituendo grande autenticità al loro rapporto con la matita e con la carta.

Avendo avuto modo di vedere anche il film d’animazione del 2024, il confronto tra le due opere risulta quasi inevitabile. Il lungometraggio anime colpisce per uno stile grafico moderno e sorprendentemente realistico, fedele al tratto di Fujimoto, capace di restituire con grande efficacia la personalità delle due protagoniste nonostante una durata compressa in appena un’ora: la sicurezza quasi spavalda di Ayumu Fujino da un lato, la fragilità interiore di Kyōmoto dall’altro, emergono con nettezza attraverso il solo disegno. Nel passaggio agli attori in carne e ossa, invece, buona parte di quella forza espressiva si perde, pur a fronte di una trama ampliata rispetto al cartone animato, di dialoghi rimasti identici e di inquadrature che ricalcano da vicino le tavole originali del manga. Furi Nanase, che interpreta Fujino da bambina, restituisce un personaggio dolce e delicato, quasi opposto alla ragazzina più spavalda e sicura di sé vista nell’anime; allo stesso modo, Rokka Okada, nei panni della piccola Kyōmoto, ne ricorda molto l’aspetto fisico, ma fatica a trasmettere quella chiusura e quel disagio sociale (la ragazza soffre di agorafobia) che nella storia trova gradualmente sicurezza proprio grazie al rapporto con l’amica.

Decisamente più convincenti le due interpreti che portano sullo schermo le versioni adulte delle protagoniste, Natsuki Deguchi e Aju Makita, capaci di una recitazione più sfumata ed efficace: su tutte Deguchi, nel ruolo di Fujino, che offre la sua prova migliore nel momento di rottura tra le due amiche, snodo quasi inevitabile in ogni racconto di crescita e di amicizia.

Il film ha acceso non poche discussioni durante la Mostra, in particolare tra gli appassionati del genere: si lascia guardare con piacere da chi non conosce il manga di partenza, ma difficilmente regge il confronto con il film d’animazione uscito due anni fa, oggi disponibile su Prime Video. Forse una scelta più distaccata dal materiale originale, e meno infantile nella caratterizzazione dei personaggi, sarebbe stata più rischiosa, ma probabilmente più adatta a raggiungere un pubblico eterogeneo.

Look Back è, ad ogni modo, in tutte le sue versioni, un’opera capace di lasciare il segno: un racconto di passione e ostinazione, di scelte che sembrano dettate dal destino e di occasioni che si aprono all’improvviso. Il legame artistico e umano tra le due ragazze attraversa l’infanzia e la prima età adulta, ma è soprattutto nel modo in cui quel legame viene messo alla prova che il film rivela la propria natura più autentica, interrogando lo spettatore su un quesito tutt’altro che scontato: è possibile continuare a vivere, e a creare, dopo una perdita? A rispondere di sì non è tanto la trama quanto la poesia che attraversa ogni inquadratura: bastano, talvolta, i gesti più semplici, una matita che torna a muoversi su un foglio, un paesaggio disegnato con cura fino all’ultimo dettaglio, la comprensione e il sostegno che solo una vera amicizia può offrire, per ritrovare una ragione per andare avanti anche nel momento più difficile.

Michele Carmone
14 settembre 2026

La locandina

Regia:Hirokazu Koreeda
Scenaggiatura:Tatsuki Fujimoto, Hirokazu Koreeda, Ryoko Taguchi
Genere:Dramma psicologico
Durata:100min
Personaggi e interpreti:
Hitoshi FujinoRyô Ikeda
Megumi FujinoMiyu Sasaki
ManabeMaho Yamada
FujinoNatsuki Deguchi

Plus-squared Plus-squared   Atmosfera, poesia, trama, messaggio

Minus-squared Minus-squared Recitazione, troppe similitudini con il manga e l’anime

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