Rovereto: Settenovecento accende il Mediterraneo con il fuoco di de Falla
Ieri sera il Teatro Zandonai di Rovereto ha ospitato il concerto inaugurale della decima edizione del Festival Settenovecento, dedicata quest’anno al tema del Mediterraneo. Il programma, intitolato Sabor de España, ha affidato all’Orchestra Filarmonica Settenovecento e alla sua direttrice Anna Bottani, finalista della International Conducting Competition di Liechtenstein e vincitrice del locale Premio del Pubblico, il compito di tracciare un itinerario musicale tra Inghilterra, Spagna e Francia, tre sguardi diversi rivolti a un’unica suggestione iberica. Ne è uscita una lettura di gesto chiaro, mai ridondante, capace di trasmettere idee precise con grande empatia e di un controllo ammirevole dei ritmi e delle agogiche, qualità che nell’arco della serata hanno trovato nei tre autori affrontati altrettante occasioni per mostrarsi con nettezza.
La Sevillana (Scène espagnole) op. 7 di Edward Elgar ha aperto la serata: pagina giovanile scritta ancora sotto l’influenza dei modelli continentali, una scrittura piuttosto scolastica, povera di invenzione propria, che vive più di mestiere che di ispirazione autentica. Bottani ne ha comunque restituito l’andamento con tempi brillanti e mano leggera, senza indulgere nell’effetto bozzettistico che talvolta ne aggrava i limiti: gli archi hanno disegnato un profilo elegante, i fiati hanno risposto con puntualità, in un insieme che ha suggerito più un omaggio distante alla Spagna che una sua rappresentazione diretta.
Il vero fulcro del concerto è stato però El amor brujo di Manuel de Falla, nella sua veste originaria di “gitanería” in un atto, con canto e voce recitante: è qui che la lettura di Bottani ha toccato i vertici dell’intera esecuzione. La direttrice ha scelto tempi mai indugianti, anzi decisamente brillanti, per mettere in piena luce la crudezza notturna della pagina, il suo fondo rituale e quasi allucinato, più vicino a quella forza oscura e irrazionale che Federico García Lorca, in una celebre conferenza del 1933, chiamò duende, che a un semplice colore locale da cartolina. La cifra di Bottani, sobria e mai ampollosa, ha saputo indicare con precisione ogni cambio di clima interno alla partitura, dalla sospensione quasi immobile dell’apertura fino agli scatti nervosi della danza finale, senza mai perdere di vista l’arco complessivo del pezzo. Il mezzosoprano Elena Vianini ha dato corpo al canto della protagonista Candelas con timbro caldo e articolazione chiara, mentre la voce recitante di Fosca Leoni si è inserita con naturalezza nel racconto del testo di Gregorio Martínez Sierra, ben calibrata nel lasciare che fosse poi la musica a dire, con ancora maggiore efficacia, ciò che la parola aveva solo annunciato: dalla Danza del terror alla celebre Danza ritual del fuego, eseguita con nitore ritmico e senza forzature dinamiche.
La seconda metà del concerto è stata affidata alle Suite n. 1 e n. 2 da Carmen di Georges Bizet, banco di prova classico per qualunque orchestra sinfonica ma non per questo meno insidioso. Anche qui Bottani non ha indulso nella paccottiglia cartolinesca in cui la partitura rischia sempre di scivolare, puntando piuttosto sull’essenza piena del suono, che è poi il nocciolo stesso della vicenda drammatica di Carmen. I tempi croccanti hanno tenuto viva l’attenzione senza scivolare nella fretta, con una cura particolare riservata ai passaggi solistici, dall’Aragonaise agli Intermezzi, affidati a strumentisti che hanno risposto con sicurezza.
La lettura ha privilegiato la varietà dei colori orchestrali rispetto all’enfasi teatrale, scelta che si è rivelata funzionale in una sala di dimensioni raccolte come lo Zandonai.
Un avvio convincente, dunque, per una rassegna che promette di seguire il filo del Mediterraneo attraverso appuntamenti diversi per organico e repertorio, affidando proprio a queste prime scelte di cartellone il compito di indicare la direzione dell’intero festival. Grande successo di pubblico per l’intero concerto, che ha segnato anche un esordio non secondario per questa edizione di Settenovecento: quello degli interventi di Luca Ciammarughi, chiamato ad introdurre ciascuno dei concerti in programma quest’anno.
Il suo contributo, condotto con il consueto brio intelligente e una leggerezza mai superficiale, si è rivelato un’aggiunta sapida al percorso della serata, capace di introdurre l’ascolto senza mai anticiparlo.
Alessandro Cammarano
(16 settembre 2026)
La locandina
| Direttrice | Anna Bottani |
| Mezzosoprano | Elena Vianini |
| Voce recitante | Fosca Leoni |
| Orchestra Filarmonica Settenovecento | |
| Programma: | |
| Edward Elgar | |
| Sevillana, Scène espagnole op. 7 | |
| Manuel de Falla | |
| El amor brujo | |
| Georges Bizet | |
| Suite n. 1 e n. 2 da Carmen | |




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