Padova: Hymnus per San Francesco
Esiste una strana alchimia tra un’orchestra e il proprio direttore stabile. Quando l’organico torna nelle sue mani, dopo aver sperimentato bacchette diverse che arricchiscono sempre il suono orchestrale, si ha quasi la sensazione di “ritornare a casa”. Tutto ciò che il direttore principale ha costruito negli anni riaffiora in un secondo: un’intesa fondata sulla fiducia reciproca e su gesti impercettibili, capace di far rinascere un idillio musicale verso vette sempre più alte.
Le esperienze maturate all’esterno, sia dal maestro sia dai musicisti, non fanno che arricchire questo dialogo mai interrotto. È quanto accaduto venerdì 2 ottobre nella Chiesa di San Francesco a Padova, in occasione del concerto finale di In Principio 2026 – Hymnus, la rassegna di musica sacra dell’Orchestra di Padova e del Veneto, un evento speciale ideato per celebrare l’ottavo centenario della morte di San Francesco (1226-2026).
Il concerto è stato in tutti i sensi un vero e proprio Hymnus: una lode a Dio e alle sue creature in cui il testo poetico si è trasformato in pura sostanza musicale.
Il filo conduttore del programma è stato interamente dedicato alla figura del “poverello di Assisi”, mettendo a confronto due visioni musicali e due epoche storiche distanti tra loro: da un lato l’universo romantico e spirituale di Franz Liszt con San Francesco d’Assisi: La predica agli uccelli (dalle Deux Légendes), dall’altro la sensibilità novecentesca di Gian Francesco Malipiero e il suo mistero per soli, coro e orchestra San Francesco d’Assisi.
San Francesco d’Assisi: La predica agli uccelli è la prima delle due leggende lisztiane scritte nel 1863. Originariamente concepite per pianoforte e dedicate alla figlia Cosima, appartengono al periodo della maturità del compositore ungherese, contrassegnato da un forte travaglio spirituale.
Come in altri brani di Liszt in queste leggende è ancora una volta uno spunto narrativo a guidare la composizione e l’ascolto.
L’opera trae ispirazione dal Capitolo XVI dei Fioretti di San Francesco che racconta la predicazione del santo agli uccelli. Non si tratta di un vero e proprio miracolo, quanto di un momento di vita che sottolinea la sua particolare sensibilità per la natura e per il creato. Allontanatosi dalla strada che percorreva con alcuni suoi confratelli, Francesco comincia a parlare agli uccelli, che si dispongono ordinatamente davanti a lui; dopo aver spiegato loro di quali e quanti doni godano grazie alla Provvidenza, li benedice e li esorta a partire. I volatili si dividono quindi in quattro gruppi, ciascuno rivolto verso un punto cardinale.
Il discorso armonioso e mistico del Santo viene rappresentato da Liszt con brevi frasi melodiche, in cui trilli, scale e arpeggi imitano il frullio delle ali e il canto dei volatili.
Il brano, fortemente onomatopeico e definibile come impressionistico, nella versione pianistica è interamente giocato sul registro acuto; la versione orchestrale affida invece prevalentemente ai fiati – flauto, ottavino, clarinetto e oboe in particolare – le figurazioni velocemente ripetute, le brevi scale cromatiche e gli intervalli di seconda ripetuti in tremolo.
Nella parte centrale, il corno inglese, imitato successivamente dal fagotto e dal clarinetto in un sottile gioco di scambi, dà voce alle parole del santo con un semplice tema che imita la prosodia del parlato, riprendendo la struttura di un recitativo ottocentesco che ricorda vagamente il “Piangete voi? donde tal pianto?” dell’aria finale di Anna Bolena. Lo strumento solista zittisce gli uccelli alternativamente, in un gioco di silenzi e risposte, fino a giungere alla benedizione: un momento facilmente identificabile grazie a una serie di ieratici accordi dell’orchestra. Questi lasciano spazio alla voce corposa, anche se non sempre perfettamente a fuoco, del corno inglese e a un estatico duetto con i flauti, pronti ad ascendere verso l’acuto sostenuti da un leggero tappeto orchestrale.
La direzione di Marco Angius dà vita a un evocativo e coreografico quadro sonoro, che crea idealmente la scenografia per la successiva composizione di Malipiero. Tra i due brani si crea una soluzione di continuità percepita come un unico, suggestivo racconto, capace di tenere il pubblico con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Ancora una volta Angius è riuscito a imprimere una forma drammaturgica al suono, complice una disposizione della compagine orchestrale e corale pensata per esaltare il forte potere narrativo delle due pagine in programma. In particolare, la scelta di porre il coro lungo la navata destra anziché nella tradizionale posizione dietro l’orchestra lo trasforma nell’ideale prosecuzione della compagine strumentale, stabilendo con essa un dialogo costante anche sul piano visivo. Orchestra, coro e solisti sono stati così plasmati dalle mani del direttore, traducendo in immagini sonore i brani dei Fioretti da cui trae vita il Mistero malipieriano.
La composizione, semplice e austera, prende spunto dagli affreschi di Giotto nella Basilica di Assisi. Originariamente concepita per il teatro, venne presentata per la prima volta a Roma a un gruppo di amici verso la fine di ottobre del 1920, per poi essere eseguita in prima assoluta il 29 marzo 1922 alla Carnegie Hall di New York.
La bellezza del San Francesco di Malipiero risiede nella sua semplicità quasi sconcertante: un’essenzialità armonica e strumentale che l’Orchestra di Padova e del Veneto risalta sotto la guida di Angius. Il direttore delinea alla perfezione i tratti fondamentali del lavoro, trasponendo in suoni l’umiltà dei testi dei Fioretti e della poesia di Jacopone. Ne emerge una scrittura lineare dalla logica impeccabile, in cui l’orchestra crea una vera magia timbrica valorizzando la declamazione melodica che sgorga dalla prosodia del testo.
L’esecuzione dell’OPV trasforma in un gigantesco polittico il preludio orchestrale e i brevi interludi, che collegano i quattro episodi: Il gregge, La predica agli uccelli, La cena di San Francesco e Santa Chiara, La morte di San Francesco.
L’espressività, tranne nel Preludio e nella scena dell’incendio, è interamente affidata alle voci, mentre l’orchestra si limita a sottolineare i vari episodi e ad accentuare il carattere rettilineo dell’intera opera.
Il gesto di Angius si muove con naturalezza in questa duplice dimensione, mettendo in risalto l’essenzialitá e le linee vocali pulitissime e arcaiche del baritono solista Paolo Leonardi e del Coro Città di Piazzola sul Brenta preparato in modo impeccabile da Paolo Piana. Sia nelle sezioni corali sia negli interventi solistici, la compagine corale ha dimostrato una perfetta aderenza al testo, richiamando alla memoria le inflessioni del canto popolare religioso e trasportando l’ascoltatore nel mondo delle sacre rappresentazioni medievali.
Il tutto si traduce in un imponente declamato vocale e strumentale, che rievoca le figure dei cantastorie girovaghi: con la loro apparente semplicità, essi rendono il dialogo musicale accessibile a chiunque, trasformandolo in una preghiera universale e mistica.
È emerso così un intenso gioco di contrasti tra la ricchezza cromatico-timbrica dell’orchestra e una linea vocale molto essenziale, quasi incolore. A questo si accostano momenti in cui la musica “parla da sola” senza mai scadere nel didascalico o nell’impressionismo, facendosi invece profondamente evocativa come nel Preludio, intriso di una serena solennità che riecheggia la pace delle colline umbre e del paesaggio francescano.
Lo spirito della musica di Malipiero ha saputo infondere nell’ascoltatore un’energia profonda e un senso di elevazione che distacca completamente dalla terra, accompagnandolo verso un’intima introspezione e verso quel potente misticismo in cui è immersa la vita del Santo di Assisi.
Federica Bressan
(2 ottobre 2026)
La locandina
| Direttore | Marco Angius |
| Baritono | Paolo Leonardi |
| Orchestra di Padova e del Veneto | |
| Coro Città di Piazzola sul Brenta | |
| Maestro del Coro | Paolo Piana |
| Programma: | |
| Franz Liszt | |
| da Deux Légendes: San Francesco d’Assisi: La predica agli uccelli | |
| Gian Francesco Malipiero | |
| San Francesco d’Assisi, Mistero per soli, coro e orchestra | |




Ph. Festival Cristofori / TwoLostVoyagers
Ph. Lorenza Daverio
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