Roma: Bohème incontra la pittura francese

Torna al Teatro dell’Opera di Roma la Bohème di Giacomo Puccini con la regia di Davide Livermore e sotto la direzione di Jader Bignamini.

Lo spettacolo nato a Philadelphia e poi passato a Valencìa è una coproduzione con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia e ripropone l’allestimento immersivo andato in scena a Roma, nell’estate 2014 e 2015 fra le rovine delle Terme di Caracalla, e poi ripreso sempre all’aperto, nel 2021, al Circo Massimo. Adattare agli spazi chiusi del Teatro Costanzi l’interazione tra la pittura e la musica che resta la prodezza tecnologica delle regie di Davide Livermore dev’essere stata una bella sfida, risolta però con abilità.

Così, per esempio, il primo quadro non prevede la misera soffitta della vita da Bohème, voluta da Puccini sulla scia di Murger e della sua stessa giovinezza scapigliata, soffitta in cui fare la fame e morire di freddo, col camino, la libreria, il tavolino con le quattro sedie per i compagni di avventura.

E infatti, per esaltare il corredo digitale realizzato da D-Wok, il dramma inizia in un atelier dal soffitto sghembo, con su appeso un lampadario, chiuso a sinistra da una grande vetrata affacciata sui cieli bigi di Parigi, e a destra da una lunga quinta scura che corre aprendosi sulla portina dalla quale entra Mimì, in cerca di luce. Al posto del camino, la stufa a legna che Rodolfo alimenta bruciando il manoscritto della sua ultima opera. Al posto del cavalletto di Marcello, il pittore intento a dipingere il Mar Morto, uno schermo a led sempre di D-Wok illumina l’azzurro del mare di un quadro impressionista, mentre la vetrata s’anima di un video mapping che riproduce lo stesso mare in tempesta.

Ad accompagnare le varie scene dei quattro quadri della Bohème Puccini sono infatti capolavori della pittura francese del XIX secolo, Monet, Cézanne, Pisarro, tele famose proposte in versione ledwall come “Sous la neige” di Caillebotte, la “Dama col ventaglio” di Renoir, i “Girasoli” e la “Notte stellata” di van Gogh che funge da sfondo alla variopinta massa del coro riunita al crocicchio del Quartiere latino e poi al Café Momus, su cui continua a planare, un po’ alla Magritte, il soffitto sghembo della soffitta col suo lampadario appeso.

Il fatto è che l’intreccio tra pittura e musica, frutto della collaborazione tra il teatro e i musei, non si limita a un’esperienza immersiva, ma diventa anche espediente drammaturgico. Mimi per esempio entra in scena con un mazzetto di girasoli in mano, e muore fra le braccia di Rodolfo riversa sullo divano di velluto color porpora con indosso lo stesso abito azzurro carta da zucchero con ricami neri, che figura nel dipinto di Jean Béraud, “Après la Faute” (1885), mentre nel terzo quadro, quando la povera tisica si spinge fino alla barriera de l’Enfer in cerca di Marcello la vediamo s’aggirarsi su un fondale di strade innevate e alberi spogli che i stessi colori dell’inverno di Caillebotte.

In tutto questo la musica di Puccini rifulge di nuova freschezza. Non solo per la giovinezza dei personaggi, per la cascata di emozioni e sentimenti che li travolgono, ma soprattutto per la direzione raffinata e impeccabile di Jader Bignamini.
Il direttore della Detroit Symphony Orchestra, originario di Crema, già clarinettista dell’Orchestra Verdi di Milano, scoperto da Paolo Arcà e oggi attivo in tutta Europa, a Parigi all’Opéra de Paris, a Berlino alla Deutsche Oper e persino in Asia e soprattutto in Giappone, ha guidato l’Orchestra dell’Opera di Roma in un’esecuzione attentissima e vivace, nel rispetto assoluto della partitura di Puccini e del dettaglio delle singole indicazioni, coi suoi piano e pianissimi per esplorare le dinamiche di ogni situazione, con gli staccati giusti nei tempi del canto per consentire alle voci di trovare la massima espressività.

Là dove non arrivano il regista e il direttore che pure marciano all’unisono e in perfetto equilibrio tra loro, intervengono i cantanti con la loro prova canora, scandita comme il faut, superiore a quella teatrale, e tutti eccellenti nei tre cast scelti per le undici repliche dello spettacolo.

Alla prima rappresentazione abbiamo visto l’intensa Mimì di Carolina López Moreno, nata in Germania da padre colombiano e madre albanese, un soprano che ha la bohème nel sangue e col suo timbro forte, versatile, sempre coloratissimo, passa dalla timida titubanza del primo quadro alla sofferta malinconia delle pene d’amore del terzo, per poi cedere alla mestizia della fine nel quarto quadro.

Di pari intensità l’interpretazione di Saimir Pirgu nel ruolo di Rodolfo, baldanzoso e convincente nella vanità, esagitato ma toccante nella disperazione, e di sicuro ben più plausibile del Marcello interpretato da baritono Nicola Alaimo, grande estensione, forte presenza scenica, per incarnare il seduttore di Musetta, che invece è stata interpretata con brio da Desirée Rancatore.

Ottima la prova del basso baritono Alessio Arduini, che torna al Costanzi nei panni del suo Schaunard delizioso, etereo, irresistibile quando balla da solo fino a mettere in ombra il Colline di William Thomas.

Applausi a scena aperta alla prima, e travolgenti alla generale per il terzo cast, soprattutto per la Mimi di Roberta Mantegna in formissima, per la Musetta scervellata di Elisa Balbo, mattatrice strepitosa, e per il giovane René Barbera, nonostante le incertezze del debutto, e il belcantista Vittorio Prato, un Marcello coi fiocchi. Grandissimi applausi per l’uscita del direttore Bignamini e qualche riserva del pubblico romano verso il regista Livermore, insufficienti però a scalfirne il talento visionario indiscusso.

Marina Valensise
(14 gennaio 2026)

La locandina

Direttore Jader Bignamini
Regia; scene, costumi e luci  Davide Livermore
Video D-Wok
Personaggi e interpreti:
Rodolfo Saimir Pirgu
Schaunard Alessio Arduini
Mimì Carolina López Moreno
Marcello Nicola Alaimo
Colline William Thomas
Musetta Desirée Rancatore
Benoît/Alcindoro Matteo Peirone
Parpignol Giordano Massaro
Sergente dei doganieri Alessandro Fabbri
Doganiere Andrea Jin Chen
Venditore ambulante Luis Armando Fuentes Bustos
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Maestro del Coro Ciro Visco

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