• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Rss questo sito
  • Home
  • News
  • Recensioni
    • dal Vivo
      (teatri e dintorni)
    • da Salotto
      (dischi e video)
    • in Libreria
    • dal Cinema
      (e piccolo schermo)
  • Interviste
  • Approfondimenti
  • Noi
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
  • Home
  • News
  • Recensioni
    • dal Vivo
      (teatri e dintorni)
    • da Salotto
      (dischi e video)
    • in Libreria
    • dal Cinema
      (e piccolo schermo)
  • Interviste
  • Approfondimenti
  • Noi
Sei in: Home1 / Recensioni2 / dal Vivo3 / Salisburgo: l’Arpeggiata naviga a vele spiegate

Salisburgo: l’Arpeggiata naviga a vele spiegate

C’è un filo sottile, o forse un cavo d’ancora, che lega Monteverdi a un corrido messicano. Christina Pluhar e la sua L’Arpeggiata lo sanno da tempo, e al Festival di Pentecoste di Salisburgo — ieri — lo hanno dimostrato ancora una volta con la consueta eleganza un po’spregiudicata.

Über Meers, questo il titolo del programma, ha attraversato il Seicento europeo come una nave che non si preoccupa troppo dei confini doganali: Cavalli, Monteverdi, Durón, Schürmann, Ziani, Rossi, tradizionali messicani e un canto popolare salentino;tutto tenuto insieme da una direzione che non conosce centri di gravità fissi, solo equilibri mobili e sempre sorprendentemente stabili.

Il concetto è drammaturgicamente intrigante: il mare come spazio mitico, luogo di naufragi e lamenti, di sirene e di dei che fanno i capricci. Pluhar costruisce programmi come si costruiscono i poemi epici — con un’architettura che regge anche quando i mattoni vengono da epoche e latitudini lontanissime tra loro. La sfida del crossover, che in mani meno sicure produce eclettismi stucchevoli, qui diventa una forma di coerenza superiore: ogni brano risponde al successivo, ogni cambio di registro è preparato, ogni sorpresa è calcolata. Il risultato è un concerto che si ascolta senza mai avere la sensazione di uno strappo, eppure senza annoiarsi un secondo.

Ad aprire, il Prologo di Iride “Caduta è Troja” dalla Didone di Cavalli, affidato a Céline Scheen. Il soprano belga stabilisce subito le coordinate: voce di cristallo, fraseggio nitido, e quella capacità rara di sembrare leggera anche quando il materiale è tutt’altro. La solennità dell’incipit non pesa, galleggia, e questo, in un programma sul mare, non è un dettaglio trascurabile. La “Sinfonia pour la tempête” dall’Alceste fedele di Schürmann segue come risposta strumentale: l’ensemble dimostra perché sia ancora, a vent’anni dalla fondazione, uno degli organismi cameristici più coesi d’Europa. Gli archi mordono, il continuo respira, e tutto insieme suona come una tempesta che sa esattamente quando smettere.

Poi arriva il momento più inatteso della serata: “Are mou rinfineddha”, canto popolare salentino, eseguito da Scheen e dal meraviglioso Vincenzo Capezzuto. La scelta di inserire musica del Mediterraneo profondo in un programma barocco non è nuova per L’Arpeggiata, ma funziona ogni volta perché Pluhar non la tratta come trovata folkloristica bensì come materiale pienamente compositivo. Scheen e Capezzuto costruiscono insieme una piccola scena di rara intensità, con l’alto che porta nella voce quella qualità leggermente perturbante che certi interpreti di questo registro sanno evocare quando il repertorio lo chiede, e qui lo chiede con insistenza.

Il Lamento di Escila “Ondas, riscos, peces, mares” dalla zarzuela Veneno es de amor la envidia di Durón è il momento forse più sorprendente del programma in senso stretto: musica spagnola di primo Settecento che suona stranamente moderna, quasi fosse scritta sapendo già cosa sarebbe venuto dopo. Luciana Mancini lo affronta con una presenza vocale piena e una duttilità espressiva che non lascia scampo: il lamento è disperato ma non retorico, e il pubblico lo riceve in silenzio totale. Mancini tornerà più tardi con La “Bruja”, tradizionale messicano che diventa tra le sue mani un piccolo numero di cabaret seicentesco,e il contrasto con la gravità di Escila è parte integrante del disegno drammaturgico di Pluhar.

“La Sirena”, altro tradizionale messicano, vede in scena Capezzuto e Mancini insieme: il dialogo tra alto e mezzosoprano ha una morbidezza timbrica che non ci si aspetta da un repertorio così lontano dalla civiltà contrappuntistica europea, e che proprio per questo sorprende piacevolmente. Il “Canto di Siren”e di Giovanni Ghizzolo affidato a Scheen e Renato Dolcini chiude idealmente il trittico sul tema: il baritono, che fino a questo momento aveva tenuto un profilo discreto, si rivela interprete di grande intelligenza musicale, capace di sostenere Scheen senza mai sovrastarla e di costruire con lei un equilibrio timbrico di notevole eleganza.

Vincenzo Capezzuto riprende la scena in solitudine con “Dormite, o pupille” di Pietro Andrea Ziani: è forse il momento più raccolto del concerto, quello in cui la temperatura scende e la sala con lei. L’alto gestisce il pezzo con mano sicura, senza effetti, con una semplicità che è il risultato di una tecnica solidissima messa saggiamente al servizio della musica.

Il doppio appuntamento monteverdiano era naturalmente il centro di gravità attorno a cui ruotava tutto il resto. Il monologo di Ulisse “Dormo ancora, o son desto?” dal Ritorno d’Ulisse in patria, affidato a Valerio Contaldo, ha confermato le aspettative nel modo più netto possibile: il tenore, cesellatore finissimo, conosce questo repertorio come le proprie tasche, e si sente. Non c’è mai la sensazione dello sforzo, dell’effetto cercato; c’è invece quella qualità rara per cui il testo e la musica sembrano la stessa cosa, e il personaggio esiste davvero per tutto il tempo in cui canta. “Los delfines” di Pisador, in cui Scheen torna in scena da sola, è il contrappeso perfetto: gioiellino che molti avrebbero calcato, il soprano lo lascia galleggiare con la leggerezza che è la sua cifra più riconoscibile.

Il “Lamento d’Arione” di Luigi Rossi, ancora Mancini, chiude il cerchio dei grandi lamenti della serata con una maturità interpretativa che rende superfluo qualsiasi commento tecnico: la voce è strumento totale, il testo viene prima di tutto il resto, e il risultato è commozione senza sentimentalismi.

Concludere con il Combattimento di Tancredi e Clorinda era una scelta ambiziosa per un ensemble senza palcoscenico, ma L’Arpeggiata ha dalla sua parte una capacità narrativa che molte produzioni operistiche si sognano. Contaldo come Testo, Scheen come Clorinda, Dolcini come Tancredi: tre voci che non recitano ma abitano il testo, con Pluhar che costruisce la tensione con il solo gesto del continuo. Quando arriva la morte di Clorinda la sala tratteneva il fiato; risultato non scontato in un festival dove il pubblico è tendenzialmente difficile da sorprendere.

Über Meers è un programma che funziona perché non cerca di dimostrare nulla. C’è la musica — molta, bella, variata, pescata in acque lontane e portata a galla intatta — eseguita da musicisti che evidentemente si divertono, guidati da una direttrice che sa come si tengono insieme mondi diversi senza che nessuno perda la propria identità.
A Salisburgo come altrove, è ancora il modo migliore per far divertire anche gli altri; il pubblico è stato al gioco, salutando alla fine con applausi ben più che calorosi.

Alessandro Cammarano
(24 maggio 2026)

Deutsche Version

L’Arpeggiata segelt mit vollen Segeln

Es gibt einen feinen Faden — oder vielleicht eher ein Ankertau —, der Monteverdi mit einem mexikanischen Corrido verbindet. Christina Pluhar weiß das seit Langem, und beim Pfingstfestival in Salzburg bewies sie es gestern Abend, am 24. Mai, einmal mehr mit der ihr eigenen unbekümmerten Eleganz. Über Meers — so der Titel des Programms — durchquerte das europäische Seicento wie ein Schiff, das sich um Zollgrenzen nicht sonderlich schert: Cavalli, Monteverdi, Durón, Schürmann, Ziani, Rossi, mexikanische Traditionals und ein salentinisches Volkslied — alles zusammengehalten von einer Leitung, die keine festen Gravitationszentren kennt, sondern nur bewegliche, stets verblüffend stabile Gleichgewichte.

Das Konzept ist dramaturgisch stringent: das Meer als mythischer Raum, Schauplatz von Schiffbrüchen und Klagen, von Sirenen und launischen Göttern. Pluhar baut Programme wie Epen — mit einer Architektur, die trägt, auch wenn die Bausteine aus weit voneinander entfernten Epochen und Breiten stammen. Die Herausforderung des Crossovers, die in weniger sicheren Händen zu geschmäcklerischem Eklektizismus führt, wird hier zur höheren Form der Kohärenz: Jedes Stück antwortet dem nächsten, jeder Registerwechsel ist vorbereitet, jede Überraschung kalkuliert. Das Ergebnis ist ein Konzert, das man hört, ohne je das Gefühl eines Bruchs zu haben — und ohne sich eine Sekunde zu langweilen.

Den Auftakt machte der Irisprolog «Caduta è Troja» aus Cavallis Didone, gesungen von Céline Scheen. Die belgische Sopranistin legt sofort die Koordinaten fest: kristallklare Stimme, präzise Phrasierung und jene seltene Fähigkeit, leicht zu wirken, auch wenn das Material alles andere als leicht ist. Die Feierlichkeit des Beginns lastet nicht — sie schwebt. Und das ist in einem Programm über das Meer kein unerhebliches Detail. Die Sinfonia pour la tempête aus Schürmanns Alceste fedele folgt als instrumentale Antwort: Das Ensemble beweist, warum es auch zwei Jahrzehnte nach seiner Gründung zu den homogensten Kammermusikorganismen Europas zählt. Die Streicher beißen zu, der Continuo atmet, und das Ganze klingt wie ein Sturm, der genau weiß, wann er aufzuhören hat.

Dann kommt der unerwartetste Moment des Abends: Are mou rinfineddha, ein salentinisches Volkslied, gesungen von Scheen und Vincenzo Capezzuto. Die Entscheidung, Musik aus dem tiefen Mittelmeerraum in ein Barockprogramm einzuflechten, ist für L’Arpeggiata nicht neu — doch sie funktioniert jedes Mal, weil Pluhar sie nicht als folkloristische Einlage behandelt, sondern als vollwertiges kompositorisches Material. Scheen und Capezzuto entfalten gemeinsam eine kleine Szene von seltener Intensität; der Altus bringt jene leicht beunruhigende Qualität in die Stimme, die manche Interpreten dieses Stimmfachs evozieren können, wenn das Repertoire es verlangt — und hier verlangt es das nachdrücklich.

Das Lamento der Escila «Ondas, riscos, peces, mares» aus Durón’s Zarzuela Veneno es de amor la envidia ist der vielleicht eigentlich überraschendste Moment des Programms: spanische Musik des frühen 18. Jahrhunderts, die seltsam modern klingt, als wäre sie geschrieben worden, um zu wissen, was danach kommen würde. Luciana Mancini begegnet ihr mit voller stimmlicher Präsenz und einer Ausdrucksflexibilität, der man sich nicht entziehen kann: Die Klage ist verzweifelt, aber nie rhetorisch, und das Publikum nimmt sie in vollkommener Stille auf. Mancini kehrt später mit La Bruja zurück, einem mexikanischen Traditional, das in ihren Händen zu einem kleinen Kabarettstück des Seicento wird — und der Kontrast zur Schwere der Escila ist integraler Bestandteil von Pluhars dramaturgischem Entwurf.

La Sirena, ein weiteres mexikanisches Traditional, bringt Capezzuto und Mancini gemeinsam auf die Bühne: Der Dialog zwischen Altus und Mezzosopran besitzt eine klangliche Geschmeidigkeit, die man von einem Repertoire, das so weit von der europäischen Kontrapunktkultur entfernt ist, nicht erwartet — und die gerade deshalb angenehm überrascht. Giovanni Ghizzolo’s Canto di Sirene, gesungen von Scheen und Renato Dolcini, beschließt das Sirenen-Triptychon auf ideale Weise: Der Bariton, der bis dahin ein zurückhaltendes Profil bewahrt hatte, erweist sich als Interpret von großer musikalischer Intelligenz, der Scheen zu tragen versteht, ohne sie je zu überragen, und mit ihr ein klangliches Gleichgewicht von beachtlicher Eleganz herstellt.

Capezzuto tritt erneut allein auf die Bühne mit Pietro Andrea Zianis Dormite, o pupille — vielleicht der versammeltste Moment des Abends, jener, in dem die Temperatur sinkt und der Saal mit ihr. Der Altus gestaltet das Stück mit sicherer Hand, ohne Effekthascherei, mit einer Schlichtheit, die das Ergebnis einer souverän eingesetzten Technik ist.

Der doppelte Monteverdi-Termin war naturgemäß das Gravitationszentrum, um das sich alles andere drehte. Das Ulysses-Monolog «Dormo ancora, o son desto?» aus dem Ritorno d’Ulisse in patria, Valerio Contaldo anvertraut, bestätigte die Erwartungen auf denkbar klarste Weise: Der Tenor aus Padua kennt dieses Repertoire wie seine Westentasche, und man hört es. Nie das Gefühl der Anstrengung oder des gesuchten Effekts; stattdessen jene seltene Qualität, bei der Text und Musik dasselbe zu sein scheinen und die Figur für die gesamte Dauer des Gesangs wirklich existiert. Los delfines von Pisador, in dem Scheen allein auf die Bühne zurückkehrt, ist das perfekte Gegengewicht: ein kleines Juwel, das viele übertrieben hätten — die Sopranistin lässt es treiben mit jener Leichtigkeit, die ihr unverwechselbarstes Merkmal ist.

Luigi Rossis Lamento d’Arione, wiederum Mancini, schließt den Reigen der großen Abendklagen mit einer interpretatorischen Reife, die jeden technischen Kommentar überflüssig macht: Die Stimme ist totales Instrument, der Text kommt vor allem anderen, und das Ergebnis ist Erschütterung ohne Sentimentalität.

Mit dem Combattimento di Tancredi e Clorinda zu schließen war für ein Ensemble ohne Bühne ein ehrgeiziger Entschluss — doch L’Arpeggiata verfügt über eine Erzählkraft, von der so manche Opernproduktion träumen darf. Contaldo als Testo, Scheen als Clorinda, Dolcini als Tancredi: drei Stimmen, die den Text nicht spielen, sondern bewohnen, während Pluhar die Spannung allein durch die Geste des Continuos aufbaut. Als Clorindas Tod eintrat, hielt der Saal den Atem an — kein selbstverständliches Ergebnis in einem Festival, dessen Publikum schwer zu überraschen ist.

Über Meers ist ein Programm, das funktioniert, weil es nichts beweisen will. Es gibt die Musik — viel, schön, abwechslungsreich, aus fernen Gewässern gefischt und unversehrt an die Oberfläche gebracht —, gespielt von Musikerinnen und Musikern, die offensichtlich Freude daran haben, geführt von einer Dirigentin, die weiß, wie man verschiedene Welten zusammenhält, ohne dass eine davon ihre Eigenart verliert. In Salzburg wie anderswo ist das noch immer der beste Weg, auch das Publikum zu begeistern.

Alessandro Cammarano

Un gruppo di musicisti e cantante durante una performance dal vivo sul palco di Le Salon Musical.
Un gruppo di musicisti e cantante durante una performance dal vivo sul palco di Le Salon Musical.
Gruppo musicale con strumenti classici durante una performance dal vivo.
Gruppo musicale con strumenti classici durante una performance dal vivo.
Partitura musicale dal vivo con musicisti e cantanti sul palco di Le Salon Musical.
Partitura musicale dal vivo con musicisti e cantanti sul palco di Le Salon Musical.
Un gruppo di musicisti e cantante durante una performance dal vivo sul palco di Le Salon Musical.
Un gruppo di musicisti e cantante durante una performance dal vivo sul palco di Le Salon Musical.

La locandina

Concetto, direzione musicale e arrangiamentiChristina Pluhar
SopranoCéline Scheen
MezzosopranoLuciana Mancini
BaritonoRenato Dolcini
AltoVincenzo Capezzuto
TenoreValerio Contaldo
L’Arpeggiata
Programma:
Francesco Cavalli
Sinfonia e Prologo di Iride “Caduta è Troja” dalla Didone
Popolare salentino
Are mou rinfineddha
Sebastián Durón
Lamento di Escila “Ondas, riscos, peces, mares”  dalla zarzuela Veneno es de amor la envidia
Georg Caspar Schürmann
Sinfonia pour la tempête dall’ Alceste fedele
Tradizionale messicano
La Bruja
La sirena
Giovanni Ghizzolo
Canto di Sirene
Pietro Andrea Ziani
Dormite, o pupille
Claudio Monteverdi
Monologo di Ulisse “Dormo ancora, o son desto?” da Il ritorno d’Ulisse in patria
Diego Pisador
Los delfines
Luigi Rossi
Lamento d’Arione
Claudio Monteverdi
Combattimento di Tancredi e Clorinda

Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi attraverso Mail
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento Annulla risposta

Devi essere connesso per inviare un commento.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Search Search

Categorie

  • Notizie (1.292)
  • Recensioni (2.559)
    • dal Vivo (2.393)
    • in Libreria (51)
    • da Salotto (95)
    • dal Cinema (20)
  • Interviste (347)
  • Approfondimenti (225)
Seguici su Google News

Commenti recenti

  • mcLXXIV su Firenze: il Maggio riscopre la Finta semplice
  • scrn037 su Vicenza: Poppea incoronata e i tacchi di Nerone
  • Lorenzo Della Fonte su Chi è Beatrice Venezi
  • Matteo Pozzato su 3 maggio 2020, Sognando l’Arena
  • Monica su 3 maggio 2020, Sognando l’Arena

Archivi

Ultimi articoli

  • Brescia e Amisano
    Milano: Giselle alla Scala, il riscatto di Vittoria Valerio21 Ottobre 2026 - 18:48
  • Torino: passioni veriste al Regio21 Ottobre 2026 - 12:56
  • Ph. Comune di Vicenza - Creative Commons Attribution 4.0 International
    Vicenza Opera Festival: Iván Fischer torna all’Olimpico con Il Flauto magico20 Ottobre 2026 - 17:12
  • Ph. Giulia Nuti
    Firenze: Sollima fra uno Zappa e l’altro20 Ottobre 2026 - 8:02
  • Ph. Michel Monasta
    Firenze: Romanzo criminale si fa opera20 Ottobre 2026 - 7:34

Tag

Arena di Verona Brahms Bru Zane Carmina Burana Chieti Così fan tutte Doray Dubois Edoardo Caporaletti Hervé Les Brigands les Chevaliers Malibran Mozart Padova Pianoforte Quatuor Ardeo Quatuor Giardini Quatuor Modigliani Raes Tchakerian telefono Tosca Trio di Parma Zuckermann
Le Salon Musical
Direttore responsabile:
Alessandro Cammarano
Registrazione tribunale di Vicenza n.ro 1/2022 del 10-03-2022
Search Search
© 2017-2026 Le Salon Musical - Tutti i diritti riservati - Informativa Privacy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Rss questo sito
Collegamento a: Kent Nagano unisce due grandi orchestre italiane Collegamento a: Kent Nagano unisce due grandi orchestre italiane Kent Nagano unisce due grandi orchestre italianeMaestro d'orchestra dirige un'orchestra durante un concerto dal vivo.Collegamento a: Trieste: Annina racconta Violetta Collegamento a: Trieste: Annina racconta Violetta Due attrici in scena durante uno spettacolo teatrale a Le Salon Musical.Trieste: Annina racconta Violetta
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Usiamo cookie tecnici e, con il tuo consenso, cookie di analisi e social per migliorare l'esperienza di navigazione. Scopri di più nella nostra Informativa Privacy .

Accetta tuttiRifiuta

Impostazioni Cookie e Privacy



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Informativa Privacy
Informativa Privacy