Cremona: i miracoli di Cecilia Bartoli
Sta scritto “non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra [… e] non ti prostrerai davanti a loro”.
Ma, per prima cosa, erano altri tempi e, poi, la Scrittura non fa menzione di quello che è sul palcoscenico.
E quindi legittime torme di fedeli sono accorse la sera del 28 maggio a Cremona, sfidando tempeste bibliche che imperversavano per la pianura padana con tanto di grandine e fulmini, affrontando un’umidità amazzonica, sol per adorare Cecilia Bartoli nell’ormai consueta annuale ostensione al Festival Monteverdi.
L’occasione della serata è l’anteprima del festival, che inaugurerà ufficialmente il 7 giugno. Quindi gran concorso oltre che dei sullodati fedeli, anche di autorità civili, militari, religiose, teatrali (sovrintendenti, registi, cantanti, non si contavano).
Quasi due ore di musica, a rotta di collo per un impaginato esteso e vertiginoso che s’apriva con Monteverdi e si è chiuso con succulenti bis tra De Curtis e Rossini (l’ombra amena di Corinna è diventata “del Ponchielli d’or” con in coda sublime invocazione alla locale mostarda). Nel mezzo c’erano Haendel, Vivaldi, Mozart e Steffani, delineando così il tema del sacro ufficio: la celebrazione di una sfolgorante carriera di ormai otto lustri. Ed è soprattutto nelle esecuzioni rossiniane in programma che la perfezione dell’interprete trionfa. Da Otello, “Assisa a pie’ d’un salice”, viene restituita con tragica verità, e anche la “voce poco fa” dal Barbiere, spogliata dagli effettacci e ridotta all’essenza smaliziata del testo, si ascolta con nuovo ammirato stupore.
E se gli sfolgorii degli abituali feux d’artifice son ridimensionati rispetto all’usato, venendo la Bartoli da una settimana di immani fatiche, ella incanta tuttavia con fiati lunghissimi, intatta chiarità timbrica e piani sonori di smaltato splendore. Parole e accenti sono cesellati e torniti in grazia d’un lavorio di altissima oreficeria.
Di Monteverdi canta solo una piccola parte del prologo dell’Orfeo, ma in quell’Io la Musica son vi è tanto significato che sarebbe necessario, cosa buona e giusta e fonte di delizia che cantasse tutto del divin Claudio.
Gran merito della riuscita della serata va tributato all’orchestra che l’accompagna e con lei canta: i Musiciens du Prince- Monaco, in livrea listata di rosso, diretti da Gianluca Capuano.
Le sonorità dell’ensemble, che monta corde in budello e ricorre a strumenti storici, si dispiegano in gamme imprevedibili: ora taglienti e rapinose, ora indugiano nel velluto, ora ondeggiano leggiadre come un mare appena increspato.
Tra la battaglia del Giulio Cesare di Handel e l’”A facile vittoria” di Steffani i percussionisti si scatenano in un dissing da freestyle contest; di volta in volta tromba, corno di bassetto, arpa e mandolino duettano e duellano con la divina Bartoli a colpi di agilità e virtuosismo. Thibault Noally al violino introduce l’aria vivaldiana “Sovente il sole” con bagliori ammalianti.
Quanto alle note di costume, la Bartoli entra in scena con un sontuoso abito lungo turchese a due grandi sashes in plissé soleil e terminate in oro, poi in giustacuore in velluto nero, quindi con un top da principessa guerriera con dettagli bronzei, altro cambio e sfoggia un abito lungo in seta blu, il finale è fiammeggiante con un abito rosso fuoco che l’avvolge in mille balze di taffetà.
Tra il pubblico non si segnala nessuna toilette eccentrica, purtroppo!
Al tradizionale accorato grido di “Viva la Santa!” la stessa risponde scherzando su un moscone che ronzava in sala durante il concerto e scambia piccole facezie col pubblico in deliquio.
Gli applausi scrociano copiosi tra una parte e l’altra del concerto. Dopo quattro encore la serata arriva finalmente a chiusura tra interminabili battimani, chiamate alla ribalta e ovazioni. A dozzine piovono rose dai palchi di proscenio di entrambi i lati, certificando il trionfo.
Giovanni Camozzi
(28 maggio 2026)
La locandina
| Mezzosoprano | Cecilia Bartoli |
| Direttore | Gianluca Capuano |
| Les Musiciens du Prince – Monaco | |
| Programma: | |
| Claudio Monteverdi | |
| Toccata | |
| “Dal mio permesso amato”, prologo dall’opera L’Orfeo, SV 318 | |
| Georg Friedrich Händel | |
| Sinfonia del “Parnaso” | |
| “V’adoro pupille” dall’opera Giulio Cesare in Egitto, HWV 17 | |
| Ouverture dall’opera Rinaldo, HWV 7 | |
| Antonio Vivaldi | |
| “Sovente il sole”, aria di Perseo da Andromeda liberata | |
| Georg Friedrich Händel | |
| Sinfonia della “Battaglia” dall’opera Giulio Cesare in Egitto, HWV 17 | |
| Agostino Steffani | |
| “Mie fide schiere” dall’opera I trionfi del fato | |
| “A facile vittoria” dall’opera Tassilone | |
| Wolfgang Amadeus Mozart | |
| Ouverture dall’opera Le Nozze di Figaro, K 49 | |
| “Parto, ma tu ben mio” dall’opera La Clemenza di Tito, KV 621 | |
| Gioachino Rossini | |
| Ouverture dall’opera La Cenerentola | |
| “Assisa a pie’ d’un salice” dall’opera Otello | |
| Ouverture dall’opera Il Barbiere di Siviglia | |
| “Una voce poco fa” dall’opera Il Barbiere di Siviglia | |










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