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Amore e passione in perfetta sintesi nel “Dido and Aeneas” di Purcell al Teatro Ivan Zajc di Fiume

Dido and Aeneas è il capolavoro del teatro musicale barocco dell’inglese Henry Purcell (1659-1695). Vivente l’autore si ha notizia di un’unica rappresentazione, avvenuta molto probabilmente nell’ottobre del 1689 al Collegio di Josian Priest, a Chelsea, un sobborgo di Londra. E’ probabile che, con l’eccezione di Aeneas, tutti i personaggi che animano i tre atti del lavoro su testo di Nahum Tate fossero stati concepiti per le voci femminili che Purcell trovò fra le allieve di Priest e interpretati dalle ragazze del collegio.

Nel 1704 l’opera fu rappresentata a conclusione di serata al Little Lincoln’s Inn Fields Theatre di Londra e, sempre nel Settecento, ripresentata come “masque”, un intrattenimento scenico in uso alla corte inglese dell’epoca, in cui la danza si accompagnava a interventi cantati e i ballerini professionisti in costume si mescolavano al pubblico trovando sempre un pretesto affinché i nobili si unissero a loro. Questa versione fu allestita nell’ambito di un adattamento della shakespeariana Misura per misura.

Opera di grande coesione e concisione drammaturgica, Dido and Aeneas disegna un percorso psicologico ricco di sfumature teso a valorizzare la figura e la personalità dell’infelice regina di Cartagine. Se il fulcro della vicenda è la profondità del suo sentimento amoroso, la scarna drammaturgia del testo coinvolge, in chiave simbolica, situazioni mitologiche e arcadiche tipiche del “masque” allora in voga. E se i punti focali del dramma come l’ammissione da parte di Didone del suo amore per l’eroe troiano o il drammatico incontro con l’amante prima del suicidio sono risolti con asciuttezza, l’influenza del mondo magico e fiabesco inglese stempera, in chiave scenografica e allegorica, la tensione fra i grandi archetipi narrativi di destino e amore, maschile e femminile, ragion di stato e ragioni del sentimento.

I riferimenti alla situazione politica inglese del tempo, espliciti nel prologo la cui musica è andata perduta, s’intrecciano alla simbologia stregonesca che in Tate, a differenza che nel libro quarto dell’Eneide di Virgilio, attribuisce l’abbandono di Didone da parte di Enea non al diretto volere degli dei, ma a un capriccio delle forze maligne. Didone ne esce quindi nobilitata e la sua fierezza contrasta con la viltà e l’insicurezza dell’amante in fuga.

Non sono molte le occasioni per assistere a una rappresentazione del capolavoro di Purcell e la versione di Dido and Aeneas cui abbiamo appena assistito al Teatro Ivan Zajc di Fiume, l’odierna Rijeka, era un’assoluta novità per la Croazia.

Lo spettacolo firmato per la regia dalla finlandese Mirva Koivukangas che si avvale delle collaborazioni di Paola Lugarić per le scene e di Manuela Paladin Šabanović per i costumi, restituisce il testo in due parti ed evidenzia il coté stregonesco della vicenda popolando le scene d’assieme delle figure più varie: marinai che rimandano al cinema di Fassbinder ma anche ai cartoons di Popeye, personaggi stravaganti muniti di allegoriche corna, danzatori e figuranti coloratissimi che animano gli interventi delle streghe.

Didone, l’eroina del titolo, spesso indossa una camicia di forza, Belinda, la sua confidente che dalla regina sarà incoronata al momento dell’addio e il pavido Enea vivono una vicenda a parte che si dipana fra un trono girevole su cui la sovrana canta il celebre lamento, il letto di dolore e una vasca allestita per darle conforto: il tutto al centro del palcoscenico. Il limite maggiore è che l’ingombro di elementi finisce per non chiarire l’azione e lo spettacolo, sostanzialmente scorrevole, miscela ingenuità, qualche intuizione felice e una sovrabbondanza di citazioni spesso incongrue.

C’è però la musica, meravigliosa, di Henry Purcell a mettere le cose a posto e la voce, importante della protagonista Ivana Srbljan a imporsi come elemento cardine dell’allestimento. Il timbro scuro, quasi contraltile, che la giovane artista croata esibisce va di pari passo con l’espressività dolente di un canto di volta in volta morbido o imperioso. Ne esce un ritratto della regina di Cartagine molto capzioso e avvincente, valorizzato oltre a tutto da una figura scenica intensa e accattivante e da una recitazione appropriata.

Artista stabile dell’ensemble del Teatro Ivan Zajc di Fiume, la Srbljan ha così aggiunto questo bel ritratto di regina abbandonata a quello di Carmen con cui sé da poco presentata nei teatri scandinavi.

Gli altri elementi del cast non demeritano, ma non raggiungono il livello della protagonista sia per precipui meriti vocali sia per la corretta scansione del testo inglese: così Morana Pleše è una graziosa Belinda che alterna freschezza di timbro a qualche slittamento d’intonazione. Enea è per l’occasione un tenore, Marko Fortunato, piuttosto bravo nei suoi brevi interventi, il gruppo delle fattucchiere è dominato dall’energia straripante della Maga di Sonja Runje cui si uniscono la stessa Plese e Iskra Stanojevic (le due streghe).

Completano la locandina Ana Majdak (seconda donna), Franko Klisović (uno spirito), Saša Matovina (un marinaio) e, soprattutto, il Coro stabile del Teatro Nazionale Croato di Ivan Zaijc di Fiume preparato con grande dedizione da Nicoletta Olivieri che dà consistenza e valore alla rara proposta.

L’Orchestra in buca – a ranghi ridotti – è agli ordini di Tomislav Fačini e si comporta con onore mentre i recitativi sono accompagnati da Anton Kyrylov. Tutti risultano molto preparati, compenetrati nella nuova impresa con il repertorio barocco che da qualche tempo il teatro croato sta mettendo in cartellone (e per la stagione prossima si parla di una nuova produzione haendeliana) e desiderosi di ben figurare. Sala piena, la sera della prima, e – al termine della rappresentazione cui abbiamo assistito – successo vivissimo.

Rino Alessi

(17 febbraio 2018)

La locandina

DirettoreTomislav Fačini
RegiaMirva Koivukangas
ScenePaola Lugarić
CostumiManuela Paladin Šabanović
LuciDalibor Fugošić
Personaggi e interpreti:
DidoIvana Srbljan
BelindaMorana Pleše
Seconda donnaAna Majdak
EneaMarko Fortunato
StregaSonja Runje
Due fattucchiereMorana Pleše e Iskra Stanojević
SpiritoFranko Klisović
MarinaioSaša Matovina
Orchestra e Coro del Teatro Nazionale Croato di Ivan Zaijc di Fiume
Direttore del CoroNicoletta Olivieri

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