Kronberg im Taunus: superLiederabend Krimmel-Heide

Fare esperienza di una poesia ballatistica autenticamente speciale concentrata in una sola serata è evento raro. In tempi inquieti come i nostri — nel novembre buio, freddo e piovoso del ’25, o nel fervore dei preparativi natalizi — il pubblico cerca storie e canti che sappiano smuovere, storie profondamente umane, capaci di toccare il cuore, lo spirito, persino l’anima; storie che risuonino e, talvolta, sembrino cantare con noi. Tutto ciò è stato reso possibile da due interpreti formidabili, artisti visionari di altissimo profilo: il grande narratore baritonale Konstantin Krimmel e il “mago” della tastiera Daniel Heide.

La serata si è aperta con una scelta di ballate di Carl Loewe (1796–1869), vere e proprie opere in miniatura, di grande tensione drammatica. Maestro della ballata classica, Loewe riflette il clima culturale del Biedermeier, con il suo gusto per il perturbante, il fantastico, le leggende cavalleresche e spettrali. Le “opere della follia” del belcanto — Lucia di Lammermoor, Norma, La sonnambula — firmate da Donizetti e Bellini, mostrano il lato notturno e ombroso del Romanticismo, quella dimensione che la cultura europea ha definito Dark Romanticism. In letteratura ne sono voci E. T. A. Hoffmann e Novalis, Poe e Shelley; in musica, il rappresentante esemplare è Franz Schubert, con Lieder come Der Doppelgänger e Der Tod und das Mädchen, e con ballate quali Der Erlkönig o Nachtstück. Proprio queste ultime due pagine notturne sono risuonate nella seconda parte del concerto, dopo l’intervallo.

Nell’Archibald Douglas (1857), su testo di Theodor Fontane, Loewe dipinge l’atmosfera tragica della nobiltà scozzese in lotta contro re Giacomo V e il doloroso desiderio di patria prima della battaglia. In Tom, der Reimer, anch’esso su Fontane, le campanelle d’argento, incantate e seducenti, brillano nel registro acuto del pianoforte mentre la Regina delle Fate rapisce l’amato per sette anni — e per sempre.

In queste “opere in miniatura” la parte pianistica agisce come un sismografo interiore ed esteriore, capace di percepire e restituire gli stati d’animo del narratore, le oscillazioni emotive, le descrizioni naturali da brivido. Si ode il fruscio sommesso delle foglie, il fragore del mare, lo scintillio argenteo delle campane di una carrozza (Tom, der Reimer). Daniel Heide, autentico dominatore del Lied, dispiega con intuizione prontissima e luminoso controllo timbrico la capacità di evocare immagini davanti al nostro orecchio interiore e al nostro sguardo interiore. È partner assolutamente paritario di Konstantin Krimmel, che racconta storie dell’anima con arte radiosa e stupefacente. Krimmel è un seduttore carismatico della ballata: scava nei destini aggrovigliati dei personaggi, li mette a nudo musicalmente. Il suo baritono alto, scolpito, coltivato — e come non ricordare il sensazionale debutto estivo come Don Giovanni alla Bayerische Staatsoper — sembra fondersi completamente con l’essenza di ogni figura.

Nella seconda parte abbiamo incontrato i Canti dell’Arpista I–III di Hugo Wolf, tratti dal Wilhelm Meister di Johann Wolfgang von Goethe. Wolf li collocò, insieme ai Lieder di Mignon, in apertura della sua raccolta. Già dal primo Lied, Wer sich der Einsamkeit ergibt, Krimmel imprime alle intonazioni goethiane una coloritura personale; la stessa intensità domina Um die Türen will ich schleichen e Wer nie sein Brot mit Tränen aß. Qui il baritono diventa un vero “io” narrante, profondamente partecipe, in lotta con se stesso: una voce che ascolta voci interiori e racconta storie di inquietante bellezza, stati esistenziali, angosce claustrofobiche, esperienze-limite dell’essere. Che tali lamenti dell’“io” accompagnino l’umanità dalle origini e continuino a farlo è reso evidente da questi due musicisti nella loro esecuzione, nel dire poetico, nella dedizione cameristica. Le figure parlanti delle ballate, del resto, non possono nascere da sole: prendono vita solo nell’incontro, nel dialogo tra poesia e musica e nel confronto con l’ascolto del pubblico.

«Si sarebbe potuto sentire cadere uno spillo», ha detto Krimmel a proposito di questo pubblico tanto speciale: un uditorio di raffinata competenza nel nobile genere del Lied, che sa apprezzare anche la sala grande del Casals Forum, la cui acustica — pareti capaci di proiettare suoni, timbri, parole dette o sussurrate — impone davvero un ascolto concentrato. I sei Lieder conclusivi di Schubert, appartenenti al canone assoluto della lirica tedesca, hanno stordito e incantato: Der Zwerg D 771, Der Erlkönig D 328, Nachtstück D 672, Der König in Thule D 367, Gruppe aus dem Tartarus D 583, Prometheus D 674. Una vera festa per gli schubertiani, tanto più nel mese di novembre, anniversario della morte del compositore.

Conclusione. Una serata davvero straordinaria di arte del Lied per canto e pianoforte — nel solco dei grandi interpreti del passato — capace di evocare atmosfere da Game of Thrones e di ridare vita a ballate antiche, lontane nel tempo. Un’esperienza oscura, ombrosa, misticamente risuonante: il miglior Romanticismo, nella sua declinazione più perturbante ed emozionante.

Ovazioni per Konstantin Krimmel e Daniel Heide: due interpreti d’eccezione del Lied, dotati di prestigio e carisma internazionali, che in questa serata memorabile hanno trasformato Kronberg im Taunus in una vera e ambita oasi della Liedkunst.

Barbara Röder
(25 novembre 2025)

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