Padova: Pagano e Spada, cronaca di un’intesa
Con la Scuola della Carità di Padova il Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori, giunto alla nona edizione sotto il titolo “Rinascita”, ha trovato una cornice sonora ideale: uno spazio capace di restituire ogni sfumatura dinamica senza mai appesantirla, vera e propria cassa armonica per l’intesa che Ettore Pagano – fresco vincitore del Concorso Reine Elisabeth di Bruxelles, il riconoscimento più ambito a cui un violoncellista possa aspirare – e Massimo Spada hanno costruito in anni di frequentazione comune.
Il concerto di ieri sera lo ha dimostrato fin dalle prime battute: un affiatamento che non nasce dall’improvvisazione del momento ma da un lavoro condiviso, percepibile nella naturalezza con cui i due musicisti si passano il rilievo dei temi senza mai accavallarsi né inseguirsi.
Ad aprire la serata la Suite italienne di Stravinskij; ricavata da Pulcinella e rielaborata dallo stesso autore insieme a Gregor Piatigorsky, la pagina porta con sé il rischio di un pittoresco settecentesco compiaciuto, quasi cartolina sonora, tuttavia Pagano e Spada prendono la strada opposta, e la scelgono insieme: individuano subito il nocciolo ritmico di ogni movimento e lo mettono in comune, ripulendo il tessuto sonoro da ogni orpello decorativo e portando alla luce la scabrezza di fondo che la separa nettamente dal balletto e dalla suite orchestrale.
L’arco di Pagano procede teso, essenziale ma comunque denso di colori, mentre la tastiera di Spada gli risponde con un tocco secco, quasi percussivo: negli accenti spezzati della Tarantella affiorano così atmosfere quasi jazzistiche, sfumatura timbrica che i due non calcano mai ma lasciano semplicemente emergere dalla scrittura. Persino nell’Aria la cantabilità del violoncello resta ancorata a un fraseggio asciutto ma ricchissimo allo stesso tempo, sorretto da un pianoforte che dosa gli appoggi armonici con analoga misura: un modo di suonare che rifiuta ogni scorciatoia decorativa per andare all’essenziale, in perfetto accordo tra i due.
A seguire Threnos di Tiziano de Felice, in prima esecuzione assoluta su commissione dello stesso Festival Cristofori, si è rivelato pezzo di notevole interesse.
Costruito su variazioni a partire da un nucleo di cinque note, Threnos conferma una tendenza sempre più diffusa tra i compositori contemporanei: il ritorno a una scrittura pienamente tonale, qui plasmata con acume sulle caratteristiche timbriche del violoncello e attraversata da una trama armonica che richiama, per densità, certi moduli di Bartók. L’invenzione melodica non cede mai alla formula prevedibile, e Pagano e Spada ne colgono insieme il baricentro, lo stesso materiale di partenza su cui il compositore costruisce l’intera architettura.
Il tratto d’arco si fa pieno, rigoglioso, mentre il pianoforte costruisce le armonie con pazienza analitica, dosando i piani sonori in modo che anche le più minute dinamiche risultino sempre percepibili all’ascolto: un lavoro a due voci che procede per accumulo di tensione più che per effetto immediato, senza mai smarrire il filo che tiene insieme le variazioni.
A chiudere l’impaginato la Sonata per violoncello e pianoforte in Sol minore op. 19 di Rachmaninov, con la quale si entra in un territorio del tutto diverso, che appartiene a entrambi gli interpreti allo stesso modo.
Qui l’indagine dei due si spinge oltre la pura bellezza del materiale tematico, che pure la sonata offre in abbondanza, per raggiungere l’essenza stessa del suono.
Pagano affronta le ampie campate melodiche puntando dritto al centro gravitazionale della frase: l’arcata si allarga, generosa ma sempre controllata, il fraseggio si fa lussureggiante, calandosi in una narrazione seducente.
Spada gli offre un contrappunto di pari respiro, capace di sostenere da solo vaste distese sonore senza mai sovrastare il compagno di duo, scavando le dinamiche interne al discorso musicale con preziosismi coloristici minuzosi e scevri da qualsiasi ridondanza. Nei movimenti estremi questa linea comune trova il proprio culmine naturale, restituendo lo spessore armonico della pagina senza indulgere nell’effetto plateale: violoncello e pianoforte procedono qui davvero alla pari, in un dialogo che non lascia mai spazio a un ruolo di semplice sostegno.
I due bis – il terzo dei Fünf Stücke im Volkston Op. 102 di Schumann e il primo dei Fogli d’album di Glière –hanno chiuso la serata prolungando la sintonia costruita nel corso del programma.
Pubblico galvanizzato, applausi scroscianti e meritatissimi.
Alessandro Cammarano
(25 settembre 2026)
La locandina
| Violoncello | Ettore Pagano |
| Pianoforte | Massimo Spada |
| Programma: | |
| Igor Stravinskij | |
| Suite italienne | |
| Tiziano de Felice | |
| Threnos (Prima esecuzione assoluta – commissione Festival Cristofori) | |
| Sergej Rachmaninov | |
| Sonata per violoncello e pianoforte in Sol minore op. 19 | |








Ph. Giacomo Orlando
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