Possible Love (Ga-neung-han Sa-rang): (Venezia°83), silenzi tra due mondi
Netflix, almeno per la Mostra del Cinema di Venezia, sembra fare sul serio. E anche quest’anno ha portato nelle sale del Lido un film di rilievo, che è valso al regista Lee Chang-dong il Leone d’Argento – Gran premio della giuria, e diversi minuti di applausi in sala.
L’importante società statunitense ha lasciato totale libertà creativa a Chang-dong, e in effetti il film coreano è ben lontano dalle produzioni che siamo abituati a vedere sulla piattaforma streaming, sature di filtri colorati e dalla sceneggiatura piatta e prevedibile. Quest’opera è un film che parla d’amore, come suggerisce il titolo, ma non è certamente il tipo di melodramma o la Rom-Com (abbreviazione di Romantic Comedy) a cui le piattaforme streaming ci hanno abituato. Usa la storia delle due coppie protagoniste per portare avanti una forte critica alla società contemporanea coreana, ed in particolare del mondo del lavoro. Una forte crisi avvenuta nel 2009, quando la SsangYong Motor, piccola casa automobilistica coreana, annunciò il licenziamento di ben 2.646 operai, causando l’occupazione di 976 lavoratori all’interno dello stabilimento di Pyeongtaek per 77 giorni, barricandosi all’interno della fabbrica e resistendo con ogni mezzo allo sgombero. L’occupazione si concluse con un violento intervento della polizia antisommossa, che assediò e represse con la forza i lavoratori asserragliati nello stabilimento. Questo tragico avvenimento ha ispirato anche la famosa serie sudcoreana, sempre made in Netflix, Squid Game (il cui protagonista viene licenziato proprio dal settore automobilistico).
Al centro della storia c’è Ho-seok, ex saldatore rimasto coinvolto in prima persona in quella vicenda, un uomo chiuso, cupo e taciturno, che porta addosso i segni di un trauma di cui lo spettatore intuisce solo gradualmente la portata. Attorno a lui si muove Ye-ji, documentarista che vorrebbe raccontare per immagini le lotte sindacali di quegli anni, e che per farlo comincia a entrare sempre più a fondo nella vita privata di Ho-seok e di sua moglie Mi-ok, una donna dall’aria malinconica e rassegnata ad avere una vita umile accanto a suo marito e a suo figlio. Con Ye-ji si trova coinvolto, quasi per trascinamento, anche suo marito Sang-woo, facoltoso imprenditore verso cui la stessa Mi-ok comincia ad avvertire un’attrazione che fatica a spiegarsi. Man mano che le due coppie si intrecciano, le crepe già presenti in entrambi i matrimoni cominciano lentamente a farsi visibili.
Possible Love si regge su un cast che porta con sé una storia condivisa con lo stesso Lee Chang-dong. Sol Kyung-gu, nei panni di Ho-seok, ritrova il regista dopo aver già lavorato con lui in passato, e restituisce un personaggio trattenuto, quasi impenetrabile, la cui sofferenza emerge più dai silenzi e dai piccoli gesti che dalle parole. Al suo fianco, Jeon Do-yeon, nel ruolo di Mi-ok, non è nuova al cinema del regista e conferma la sensibilità interpretativa che già le era valsa un importante riconoscimento internazionale in un precedente film di Lee: la sua Mi-ok è una donna pragmatica e apparentemente solida, dietro la quale si intuisce però un logorio interiore sempre più difficile da contenere. Cho Yeo-jeong, che il grande pubblico internazionale conosce soprattutto per il ruolo della Sig.ra Park in Parasite, presta a Ye-ji un misto di curiosità sincera e ambiguità morale, restituendo con efficacia il disagio di chi, mossa da buone intenzioni, finisce per invadere una vita che non le appartiene. Completa il quartetto Jo In-sung, che interpreta Sang-woo con un registro controllato e quasi algido; un’eleganza fredda, quasi impenetrabile, che funziona quasi da controparte silenziosa alle fragilità sempre più evidenti degli altri tre personaggi, e che restituisce l’idea di un uomo abituato a tenere ogni cosa, incluse le proprie emozioni, sotto stretto controllo.
La scelta di affidare gran parte del racconto agli sguardi più che alle parole è la caratteristica principale del film: sono le pause, i silenzi trattenuti, i piccoli gesti a comunicare la distanza umana (e, c’è da dirlo, soprattutto “economica”) tra le due coppie, molto più di quanto potrebbero fare i dialoghi stessi.
Lee Chang-dong non cerca la denuncia sociale a effetto né la facile presa di posizione: preferisce piuttosto lasciare che sia la distanza tra i suoi personaggi, più che le loro parole, a raccontare quanto profondamente il lavoro, il denaro e le opportunità mancate possano riscrivere il destino ed intaccare l’armonia familiare. Possible Love interroga così lo spettatore su una domanda tutt’altro che scontata: è davvero possibile amare al di là delle differenze di classe, o quella distanza finisce sempre, prima o poi, per presentare il conto?
Non stupisce che, proprio come i due mondi raccontati sullo schermo, anche il pubblico della Mostra si sia diviso di fronte al film: da una parte chi si è lasciato conquistare dal respiro ampio e dalla lentezza meditativa con cui Lee Chang-dong costruisce il proprio racconto, dall’altra chi ha percepito quella stessa lentezza come un peso, faticando a seguire un film che supera le due ore e mezza di durata.
Forse è proprio questo, in fondo, il segreto del film: mostrarci due mondi che faticano ad incontrarsi, sullo schermo come tra il pubblico in sala, ricordandoci che provare a vivere in armonia resta comunque l’unica strada percorribile.
Michele Carmone
17 settembre 2026
La locandina
| Regia: | Lee Chang-dong |
| Scenaggiatura: | Lee Chang-dong, Jungmi Oh |
| Genere: | Drammatico, Sentimentale |
| Durata: | 164min |
| Personaggi e interpreti: | |
| Mi-ok | Jeon Do-yeon |
| Ho-seok | Sul Kyung-gu |
| Sang-woo | Zo In-sung |
| Ye-ji | Cho Yeo-jeong |
Fotografia, recitazione, regia
Durata, ritmo










Ph. Festival Cristofori / TwoLostVoyagers
Ph. Manuel Sisvestri
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