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Reggio Emilia: Anagoor incontra gli “scontri” Monteverdiani

L’elemento di congiunzione e la ragione stessa dell’essere del Ballo delle ingrate e del Combattimento di Tancredi e Clorinda sta nell’aggettivo “rappresentativo” e della loro rappresentazione – in contesto di corte per il primo, aristocratico-domestico per quanto attiene al secondo – si hanno notizie di prima mano sia sulla messa in scena che della grande commozione suscitata negli spettatori. Se facciano una ragione coloro che li vorrebbero eseguiti in un’antifilologica e antistorica immobiltà oratoriale.

In entrambi i casi è poi presente un elemento di scontro declinato però in maniera differente; se nel Ballo si stigmatizzano – in chiave smaccatamente maschilista – le donne che rifiutato l’amore, o meglio il matrimonio, nel Combattimento il contrasto è innanzitutto tra due culture e poi nel momento dell’agnizione anche di genere, con il prevalere finale della fede cristiana e nel “S’apre il ciel: io vado in pace” di Clorinda che muore battezzata.

Simone Derai – assistito da Marco Menegoni e Monica Tonietto per la regia, da Freddy Mason per le scene oltre che dalle luci di Fiammetta Baldiserri – affronta il dittico monteverdiano confermando ove ce ne fosse bisogno la linea interpretativa ed estetica che fa di Anagoor una delle realtà più interessanti del teatro, non solo in musica, del nostro tempo.

I video in alta definizione – ancora una volta la fotografia di Giulio Favotto è determinante al successo dell’operazione – si fondono contrappuntando l’azione scenica in costante processo osmotico in cui il virtuale si fa reale e viceversa.

Nel Ballo il filmato è apparentemente didascalico, con la giovanissima Margherita di Savoia in abito nuziale e seduta in una galleria nella cui architettura reale e illusione convivono; intorno a lei lo sposo e il suocero, che dalle cronache si sa che presero parte al ballo, Plutone e le ingrate. La sposa immobile e atterrita contrasta con la danza turbinante delle donne che rifiutano l’amore e si condannano all’inferno. In realtà, come sempre accade con Anagoor, l’impressione della rappresentazione realistica lascia spazio ad una lettura metaforica e profondissima sia del testo letterario che della musica dove il simbolo prevale sulla realtà che tuttavia ne risulta amplificata.

In scena i personaggi vestono semplici tute da ginnastica, anche queste in apparenza anonime ma invece essenziali nel dare forza al gesto che muove sempre in funzione della musica.

Il Combattimento è invece collocato in una palestra di scherma, con i due protagonisti celati i volti dalla maschera protettiva che impedisce di rivelare il loro vero essere e diventa barriera alla comprensione e al reciproco accettarsi.

Sul palcoscenico i protagonisti sono egualmente schermitori, con l’aggiunta del Testo a fare da io narrante e da giudice.

Uno spettacolo pienamente risolto, denso, completamente calato nel testo, immediatamente comprensibile.

Altrettanto ben realizzata la parte musicale con Francesco Corti – e con lui il mai scontato Pomo d’Oro e l’inappuntabile Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua – capace di rendere all’ascolto un Monteverdi finalmente spogliato da certe legnosità arcigne tipiche di alcune letture che mettevano la filologia prima del “diletto”, che è poi la cifra ultima e pregnante della produzione profana del Cremonese.

Il suono si arricchisce di una ricca filigrana dinamica colorata da un fraseggio intenso e leggerissimo nel quale non viene comunque mai meno la necessaria tensione drammatica.

Ottima la doppia compagnia di canto, nel Ballo si distinguono particolarmente la Venere sensualissima di Luciana Mancini e il Plutone dalla cavata autorevole di Davide Giangregorio.

Molto bene fanno anche Sonia Tedla nei panni di Amore e Cristina Fanelli come Ingrata.

Nel Combattimento primeggia Raffaele Giordani che dà voce e corpo ad un Testo capace di cogliere il senso ultimo sia della parola che della musica, fondendolo in un canto esemplarmente modellato. Bravi anche Paola Valentina Molinari (Clorinda) e Luca Cervoni (Tancredi).

Successo pieno, pepato dal siparietto di un intollerante che ha denunciato l’”accoltellamento” di Monteverdi ed è stato zittito dal resto del pubblico.

Alessandro Cammarano
(6 luglio 2021)

La locandina

Direttore e clavicembaloFrancesco Corti
Progetto artistico ANAGOOR
Regia, video, scene e costumiSimone Derai
Assistenti regiaMarco Menegoni, Monica Tonietto
Assistente scenografoFreddy Mason
Direzione della fotografiaGiulio Favotto
Light designerFiammetta Baldiserri
Personaggi e interpreti:
Ballo delle ingrate
AmoreSonia Tedla
VenereLuciana Mancini
PlutoneDavide Giangregorio
Una IngrataCristina Fanelli
Combattimento di Tancredi e Clorinda
ClorindaPaola Valentina Molinari
TancrediLuca Cervoni
TestoRaffaele Giordani
Il Pomo d’Oro
Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua

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