Venezia: il Quarto Quartetto di Solbiati è un invito alla meditazione

Programma composito quello proposto dalla pianista Mariangela Vacatello, dal Quartetto Prometeo e dagli informatici dell’IRCAM alla Sala delle Colonne di Ca’ Giustiniani per la Biennale Musica 2019; interessante nella sua multiformità e capace di veicolare al meglio – con qualche piccolo distinguo – l’unità tra strumenti tradizionali, impiegati in ensemble canonici, ed elettronica che si pone come parte fondante del discorso musicale, assecondando o contrastando.

Le due pagine di Georges Asperghis si caratterizzano per il costante ricorso all’ironia – che non prescinde mai dal rispetto del passato guardando avanti – in un discorso musicale ricco di inventiva.

In Dans le mur, per pianoforte ed elettronica si ritrovano echi del grande repertorio pianistico dell’Ottocento rielaborati per accenni, con un contributo elettronico pregnante e volto ad implementare la sintassi del pianoforte.

La Vacatiello esalta la percussività che caratterizza la pagina, colorandola con intelligenti spunti ritmici.

Lo Scherzo che segue è un tipico pezzo di circostanza in cui si ritrova tutta la poetica del compositore Franco-greco. I richiami alla letteratura pianistica del primo Novecento sono trattati in filigrana attraverso un’esposizione caratterizzata da una leggerezza sapida.

Anche qui la solista dà prova di esemplare aderenza al testo musicale rendendolo in tutte le sue minuscole sfaccettature.

Il pezzo forte del pomeriggio è comunque il Quarto quartetto di Alessandro Solbiati, presentato in prima assoluta nell’esecuzione del Quartetto Prometeo e che è un autentico capolavoro.

Un’unica arcata conduce ad atmosfere arcane, a tratti mistiche, che scandagliano a fondo una narrazione che diviene via via sempre più coinvolgente.

Dal Pianissimo iniziale il discorso evolve – incardinato su un impianto armonico perfetto e rigoroso – in un racconto che prende per mano l’ascoltatore quasi costringendolo ad indagare in se stesso.

Una cesura, impercettibile ma percepibile, nella parte centrale conduce a un Finale che assomiglia ad una marcia funebre che è insieme tragica e piena di speranza.

Il Quartetto Prometeo – Giulio Dovighi e Aldo Campagnari violini, Danusha Waskiewicz viola e Francesco Dillon violoncello – risulta totalmente coinvolto, offrendo un’interpretazione capace di mettere in luce le preziosità dell’impaginato caratterizzandola con una nitidezza di suono che si fa essa stessa contenuto.

Chiude il concerto – che sarebbe potuto legittimamente terminare dopo il quartetto di Solbiati – Unrisen per pianoforte e quartetto d’archi di Marco Momi, gradevole a tratti ma non coinvolgente. Certo, l’idea dell’elettronica prodotta dagli strumenti tradizionali è di per sé valida e interessante, ma resta sul fondo una certa debolezza di contenuti che emerge chiarissima in un discorso improntato ad una leggerezza che qui troppo spesso ci è parsa superficialità.

Pubblico folto, successo per tutti con ovazioni per Solbiati.

Alessandro Cammarano
(1° ottobre 2019)

La locandina

PianoforteMariangela Vacatello
Quartetto Prometeo
ViolinoGiulio Rovighi
ViolinoAldo Campagnari
ViolaDanusha Waskiewicz
Violoncello Francesco Dillon
informatica musicaleSerge Lemouton, Sébastien Roux, Mike Solomon IRCAM
ingegnere del suonoJérémie Bourgogne IRCAM
consulente scientifico e musicaleAdrien Mamou-Mani IRCAM-STMS
Programma:
Georges AperghisDans le mur per pianoforte ed elettronica (2007) prima es. it.
Georges AperghisScherzo per pianoforte (2017)) prima es. ass.
Alessandro SolbiatiQuarto Quartetto per quartetto d’archi (2019) prima es. ass. – commissione La Biennale di Venezia
Marco MomiUnrisen per pianoforte, quartetto d’archi ed elettronica (2016)

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