Venezia: un’America. due mondi
Giancarlo Menotti, compositore fra i più eclettici della scena del dopoguerra. Compositore e musicista raffinato, attento ai cambiamenti e fortemente votato ad essere presente proprio su quella scena. Menotti, americano d’adozione, lascia la sua Italia per aprirsi ad un mondo quasi da jazzista. Nel senso che approda a Filadelfia per seguire lo stesso destino di Nino Rota, ovvero studiare al Curtis Institue con il mitico Rosario Scalero. Ebbene da allora, Menotti lascia la sua patria e si trasferisce in tutto negli States. La sua dimensione è quella della musica in voga negli States: il jazz appunto. Il suo sodalizio di vita e di professione con un geniale compositore quale fu Samuel Barber, lo indusse a cercare possibili intrecci nell’uso del teatro lirico e in quello strumentale. Fu molto bravo come compositore, fu interessante per quella scelta di essere vicino a modelli poco consueti. Fra il passato e il presente. Quando non disdegna per nulla il fare Novecento lontano dagli indirizzi italiani. Ecco in questo la sua posizione è chiara. Ed in questo sarà sempre coerente. Poi ad un certo punto, torna in Italia e crea dal mondo dell’avvocato Belli, fautore del Lirico Sperimentale, il suo festival dei Due Mondi. Siamo nel pieno tempo del rinnovamento italiano. Menotti percepisce il cambiamento e con la presenza santificatrice della Democrazia Cristiana, creerà un prototipo di vippaggio lirico- sinfonico fino alla fine della sua vita. La sua vita da compositore, gli permise di creare opere interessanti. Come quella che a Venezia, a chiusura di stagione, si è deciso di rappresentare: The Telephone. Un piccolo capolavoro, divertente e innovativo. Non fosse altro che lo stesso libretto scritto da Menotti, presenta un racconto teatrale creato ad hoc. Il gioco delle parti, il gioco del medium della comunicazione, il telefono appunto, sostiene il cambiamento che proprio nella America del Menotti innovatore, sarà così presente.
Dunque, a Venezia l’atto unico vede l’interpretazione di Ben Allen Boxer e Lucy Elisa Balbo. Molto ben in intesa, nella possibile interpretazione di una fotografia sociale ed emotiva del passaggio al tempo nuovo. La Balbo sembra un po’ Violetta Valery un po’ Amelia al ballo. Nel senso che è talmente brava da coniugare i due universi, verdiano e menottiano. Non è facile mettere in voce la scrittura di Menotti.
Non è facile soprattutto saperla trasmettere con dovizia di particolare. Lei è molto brava quindi. Allen Boxer, dal canto suo, nel ruolo di spasimante interrotto senza tema di smentita, dal telefono, sa essere ben presente in questo dialogo interrotto. Con una sorta di ironica combinazione sonora. Cosa rara di questi tempi. Bene, bravi gli orchestrali della Fenice che cavano un suono molto in linea col modernismo di Menotti.
Grazie alla direzione di Jacopo Brusa che dimestica con espressione e partecipazione il suo modo di rendere la partitura di Menotti esclusivamente in linea con il tempo del suono contemporaneo. Non è cosa facile dimenticare quello che è oggi il sound. Brusa riesce. Molto bene.
Passiamo a Trouble in Thaiti nel dittico della Fenice. Leonard Bernstein, compagno di studi di Menotti, e di Samuel Barber, allievo quindi dell’italiano Scalero, abbandona ben presto la strada maestrale, nel senso del maestro Scalero, per andare verso le sue tinte talmente moderne e ricche di swing. Ed è quello che è Trouble in Thaiti, un’opera swing. Bernstein non è ancora mister West Side Story. Siamo nel 1952.
West Side Story arriverà nel 1957. Eppure, per narrare la psiche del bambino Leonard, in quella che è l’opera forse più impressionista di Bernstein, egli non manca di attingere al quel suo modo di scrivere così ricco di riferimenti con le culture dei popoli. Ma soprattutto, Trouble in Thaiti, si muove sull’onda del jazz. Già un approccio da parte di Bernstein ad una sua dimensione di sintesi fra bepop e cool.
La matrice è talmente afro e cuban sound da colpire per la notevole musicalità. Bernstein inserisce proprio un trio jazz, un trio vocale. Nella produzione veneziana il trio è composto da Julie Mossay, da Christian Schleinzer e da David Pogana. Inserirsi sulla combo orchestra voluta da Bernstein non è cosa facile, anche perché l’amplificazione prevista non è proprio al massimo. Eppure, i tre personaggi, i cantori di greca memoria, riescono appieno a fare da collegamento con quella che è la scena della crisi umana dei due protagonisti.
Ritroviamo Dinah Elisa Balbo e Sam Allen Boxer e dunque la loro presenza garantisce che questo lavoro di Bernstein possa avere delle tinte di particolare bellezza. Il dramma è forte, il bambino fantasma che si pone nel mezzo della coppia, crea un pathos assolutamente difficile da reggere. Sono bravi, riescono entrambi nelle loro parti di contrasto. La Balbo si pone sul piano della profondità del suo personaggio, nella introversione. È assai credibile e praticamente abile nell’usare la sua cantabilità. Boxer si sente di più in questo lavoro e si comprende la sua aderenza al personaggio. La sua preparazione lirica gli permette di essere quasi un personaggio espressionista, quasi un personaggio alla Berg. Ma forse era quello che voleva Bernstein. Che rende il dramma un musical.
Con il balletto coreografato da Nicola Trazzi secondo degli stilemi classici del musical di Hollywood.
Regia sorprendente di Gianmaria Aliverta, autore anche dei costumi, nuvole, nuages, in un azzurro impossibile e forse incredibile. Coerente con le due rappresentazioni del tempo moderno. In una America che non è tanto lontana. Bravo.
Ad Aliverta si aggiungano Elena Zamparutti per la realizzazione scenica e Marco Filibeck per il disegno delle luci. È sorprendente come un teatro di tradizione come la Fenice, abbia ancora a cuore il recupero di una importante parte della storia del teatro lirico. Al Teatro Goldoni, luogo perfetto proprio per la ideale messinscena di teatro musicale.
Marco Ranaldi
(9 ottobre 2026)
La locandina
| Direttore | Jacopo Brusa |
| Regia e costumi | Gianmaria Aliverta |
| Scene | Elena Zamparutti |
| Luci | Marco Filibeck |
| Coreografia | Nicola Trazzi |
| Personaggi e interpreti: | |
| The Telephone | |
| Ben | Allen Boxer |
| Lucy | Elisa Balbo |
| Trouble in Tahiti | |
| Dinah | Elisa Balbo |
| Sam Allen Boxer | |
| 1° membro del trio | Julie Mossay |
| 2° membro del trio | Christian Schleinzer |
| 3° membro del trio | David Pogana |
| Orchestra del Teatro La Fenice | |








Ph. PBZ
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