Ala Città di Musica: quando il festival diventa un laboratorio permanente
In un’estate musicale sempre più affollata di cartelloni che inseguono il richiamo del grande nome o dell’evento spettacolare, esistono festival che hanno scelto una strada diversa: costruire, anno dopo anno, un’identità riconoscibile. Ala Città di Musica, che dal 10 al 29 luglio celebra la sua undicesima edizione, appartiene senza dubbio a questa categoria. Organizzata da I Virtuosi Italiani in collaborazione con il Comune di Ala, la rassegna non propone soltanto una stagione concertistica, ma un vero ecosistema musicale in cui interpreti affermati, giovani talenti e attività formative convivono in un progetto unitario.
La formula è ormai consolidata e rappresenta probabilmente il tratto più convincente della manifestazione. I concerti non sono episodi isolati, ma il punto d’approdo di un percorso nel quale la formazione assume un ruolo centrale. Masterclass, workshop e Music Summer Camp non costituiscono un corollario destinato agli addetti ai lavori, bensì il motore stesso del festival, capace di trasformare per tre settimane la cittadina trentina in un luogo di studio, confronto e produzione musicale.
È una scelta che restituisce alla parola festival il suo significato più autentico. Non soltanto una successione di eventi, ma una comunità temporanea nella quale professionisti, studenti e pubblico condividono uno stesso spazio culturale. In tempi in cui molte rassegne sembrano ridursi a vetrine di passaggio, Ala continua invece a investire sulla costruzione di un ambiente musicale vivo.
L’inaugurazione del 10 luglio, nel Cortile di Palazzo Taddei, è affidata a La magia del virtuosismo italiano, con I Virtuosi Italiani e il violinista Ulisse Mazzon. Mozart, Paganini e Rossini delineano un itinerario che celebra una delle tradizioni più rappresentative della scuola strumentale italiana, affidandola a un interprete che, pur giovanissimo, ha già attirato l’attenzione di figure come Salvatore Accardo e collaborato con i Wiener Philharmoniker.
Una settimana più tardi, il 18 luglio, il Salone di Palazzo Pizzini ospiterà il recital della pianista Martina Meola, interamente dedicato a Chopin. La sua presenza conferma un’altra caratteristica della rassegna: guardare ai giovani interpreti non come promesse da esibire, ma come musicisti già chiamati a confrontarsi con il grande repertorio. Affrontare Chopin significa infatti misurarsi con uno dei territori più complessi della letteratura pianistica, dove tecnica e maturità espressiva sono chiamate a procedere insieme.
L’attenzione alle nuove generazioni attraversa poi l’intero programma. Il 20 e il 23 luglio saranno gli allievi delle masterclass di Cristiano Rossi e Alberto Bardelloni a presentare il lavoro svolto durante il periodo di perfezionamento. Non semplici saggi conclusivi, ma occasioni nelle quali il pubblico può osservare il risultato di un processo didattico che trova nella dimensione concertistica il proprio naturale compimento.
Tra gli appuntamenti di maggiore spessore simbolico si colloca il Concerto per la Pace del 24 luglio. La presenza di Paolo Pollastri, già primo oboe dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e del violinista Alberto Martini, insieme a I Virtuosi Italiani, costruisce un percorso che mette in dialogo la spiritualità sospesa di Arvo Pärt con il linguaggio del Barocco, da Bach a Telemann fino a Pachelbel. Una scelta che evita ogni facile retorica, affidando alla musica la possibilità di suggerire spazi di meditazione più che di enunciare messaggi.
Il 26 luglio sarà invece il Music Summer Camp a salire sul palco del Cortile di Palazzo Scherer. È forse questo il momento in cui la filosofia del festival emerge con maggiore evidenza: giovani provenienti da esperienze e Paesi differenti che, dopo giorni di studio condiviso, trasformano il concerto finale nella testimonianza concreta di un percorso umano oltre che artistico.
Il 28 luglio il festival accoglierà uno dei maggiori interpreti contemporanei del fagotto, Paolo Carlini, protagonista di un programma dedicato a Vivaldi e Albinoni. La sua presenza rappresenta anche un invito a riscoprire uno strumento raramente collocato al centro della scena concertistica, ma capace di rivelare una sorprendente ricchezza timbrica e cantabilità quando affidato a un interprete della sua levatura.
La conclusione, il 29 luglio, sarà affidata alle giovani arpiste della classe di Francesca Tirale, chiamate a restituire il lavoro svolto durante il workshop attraverso un programma che attraversa repertorio solistico e cameristico.
Più che nell’elenco degli ospiti, il valore di Ala Città di Musica sembra dunque risiedere nella coerenza del suo progetto. Da undici anni la manifestazione dimostra che è ancora possibile costruire un festival capace di tenere insieme qualità artistica, alta formazione e valorizzazione del territorio, senza cedere alla logica dell’evento fine a sé stesso.
In un panorama culturale spesso dominato dall’effimero, la scelta di investire sulla continuità, sulla crescita dei giovani e sul dialogo tra generazioni appare forse il risultato più significativo raggiunto da una rassegna che ha saputo trasformare la musica in una presenza stabile all’interno della vita della città, ben oltre la durata dei suoi concerti.
Alessandro Cammarano




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