Madrid: El Gato Montés canta la tragedia dell’amore
La tragedia dell’amore, o la dimensione tragica dell’amare, sono senza dubbio gli strumenti attraverso i quali forza e intensità assumono un carattere profondamente spagnolo, consentendo alla più autentica tradizione di fondersi con le espressioni più alte della modernità.
La felice linea artistica perseguita dal Teatro de la Zarzuela nel corso di questa straordinaria stagione si è fondata sul recupero, sulla riscoperta, sulla rilettura e sulla valorizzazione contemporanea di quel patrimonio lirico spagnolo che, troppo spesso e ingiustamente, viene confuso con il género chico o comunque sottovalutato.
Proprio a suggello della stagione 2025-2026 è approdata in scena, nel pieno rispetto di questa impostazione, una nuova produzione di El Gato Montés: uno spettacolo di grande fascino, nel quale minimalismo ed eleganza diventano gli elementi distintivi di una concezione scenica di rara efficacia.
La regia è affidata al tedesco Christof Loy, che ha dichiarato: «Al di là di tutti gli stereotipi associati all’idea di Spagna, l’opera di Penella possiede un’essenza universale, quasi da tragedia greca».
Il regista costruisce il proprio progetto attraverso quelli che definisce i «viaggi emotivi» dei personaggi, sviluppando un linguaggio scenico in cui una luminosa modernità convive con un raffinato gusto d’avanguardia, cifra ormai inconfondibile del suo teatro.
Per chi, come noi, ha avuto il privilegio di assistere all’Evgenij Onegin firmato da Loy all’inizio dell’anno al Teatro Real, il rimando a quella produzione è stato immediato. Non soltanto per l’impianto scenografico – le grandi pareti bianche scandite da porte che suggeriscono un’azione fuori campo richiamano chiaramente quel precedente allestimento – ma soprattutto per l’estetica che ne deriva: lasciare che siano le emozioni a dominare la scena, mentre gli spazi si riducono a semplici evocazioni.
Il bianco continua a essere il tratto distintivo del regista, ancora una volta utilizzato come cifra poetica di un percorso capace di coinvolgere profondamente lo spettatore e, in questo caso, anche di risvegliare la memoria, rendendo l’esperienza ancora più autentica.
Manuel Penella ha composto una tragedia d’amore imperniata su un triangolo di personaggi che racchiudono in sé il sentimento più autenticamente spagnolo e l’identità di una terra aspra, assolata e passionale.
Grazie alla sua ispirazione e al suo talento, quest’opera continua a vivere, conquistando un posto permanente nella storia del teatro lirico spagnolo.
La direzione musicale è affidata a José Miguel Pérez-Sierra, alla guida dell’Orquesta de la Comunidad de Madrid, orchestra residente del teatro, del Coro Titolare del Teatro de la Zarzuela, preparato da Antonio Fauró, e dei Pequeños Cantores della ORCAM.
Per il direttore, El Gato Montés rappresenta «una delle pietre miliari dell’opera spagnola, una partitura di straordinaria raffinatezza orchestrale».
La musica, profondamente radicata nella tradizione spagnola, possiede una qualità tale da coniugare la ricchezza espressiva dell’opera con un’autentica impronta popolare. Il più genuino sentío spagnolo riesce a emozionare il pubblico e, soprattutto, a renderlo partecipe dell’azione. La musica crea un organismo unitario di cui tutti finiscono per sentirsi parte integrante, offrendo al tempo stesso agli interpreti le migliori condizioni per mettere in luce le proprie qualità artistiche.
Nel cast, David Oller, nel ruolo di Juanillo “El Gato Montés”, domina la scena con presenza, intensità e autenticità, sostenuto da una voce di notevole valore. Mané Galoyan, interprete di Soleá, rappresenta un autentico lusso per questa produzione: la sua vocalità, ricca di sfumature e capace di grande slancio, emoziona e conquista il pubblico, che le tributa lunghi e calorosi applausi per la potenza e la precisione dell’emissione.
Rodrigo Garulo, nei panni di Rafael Ruiz “El Macareno”, costruisce un personaggio elegante, energico e profondamente convincente, valorizzato da una voce che gli consente di imporsi con piena autorevolezza.
Accanto a loro brillano anche l’eccellente Carol García, una Gitana di impeccabile presenza scenica destinata a lasciare il segno, e Manel Esteve, che nel ruolo di Padre Antón riesce a trasmettere con sincerità il proprio personaggio, conferendogli grande spessore teatrale.
Un’occasione preziosa per rendere omaggio all’arte lirica spagnola e alla sua straordinaria capacità di parlare a un pubblico universale.
Ricardo Ladrón de Guevara
(20 giugno 2026)
Original en español
La tragedia del amor o lo trágico de amar son, sin duda, las herramientas de las que la fuerza y lo contundente se hacen españolas para que lo más puro de las tradiciones se mezcle con lo más excelso de la modernidad.
La acertada línea artística que ha defendido el Teatro de la Zarzuela esta gloriosa temporada ha sido el rescate, la recuperación, la revisión y la proyección contemporánea de ese patrimonio lírico español que, injustamente, a veces se confunde con el género chico o se minusvalora. Y es justamente ahora, en el cierre de esta temporada 2025-2026, cuando bajo esa premisa ha subido al escenario una nueva versión nada menos y nada más que de El Gato Montés. Una apasionante producción en la que el minimalismo y la elegancia ponen su acento de forma definitiva.
El alemán Christof Loy dirige la escena y ha declarado: «Más allá de todos los tópicos asociados a la idea de España, la ópera de Penella posee una esencia universal, casi de tragedia griega». Se vale de los que denomina «viajes emocionales» de los personajes para definir la propuesta. Un lenguaje escénico en el que conviven una brillante modernidad y un sofisticado toque de vanguardia constituye su sello personal.
Para los que tuvimos el placer de disfrutar del Eugenio Oneguin que dirigió Loy a principios de año en el Teatro Real, nos hemos sentido inmediatamente transportados a ese montaje; no solo por la escenografía —cuyas grandes paredes blancas con puertas que sugieren una acción en segundo plano resultan muy similares—, sino por la estética que se desprende de ese dejar que las emociones lo protagonicen todo y los espacios sean simplemente una vana sugerencia. El blanco es su sello y así lo ha dejado una vez más patente. Un viaje en el que los sentidos del espectador se emocionan y, en este caso, recuerdan, haciéndolo todo más auténtico.
Manuel Penella escribió una tragedia de amor con un triángulo de personajes que encierran en sí mismos el sentir español y la identidad de esta tierra de sol bravío. Gracias a su inspiración y su talento, esta obra perdura y se hace eterna en la historia de la lírica española.
La dirección musical está a cargo de José Miguel Pérez-Sierra al frente de la Orquesta de la Comunidad de Madrid (titular del teatro), el Coro Titular del Teatro de la Zarzuela (dirigido por Antonio Fauró) y los Pequeños Cantores de la ORCAM. El Gato Montés representa para él «uno de los grandes hitos de la ópera española, una partitura de enorme sofisticación orquestal». La música, que es sobradamente española, es tan extraordinaria que logra aportar la virtuosidad de la ópera sin perder esa esencia castiza. El más puro «sentío» español logra emocionar al público y, sobre todo, involucrarlo. La música crea un todo del que todos nos hacemos parte. Y lo más importante es que permite el lucimiento de los artistas.
En el reparto, David Oller, como Juanillo «el Gato Montés», goza de una gran presencia en escena con fuerza y verdad, haciendo gala de su excelente voz. Mané Galoyan, en el papel de Soleá, es todo un lujo, aportando una coloratura capaz de emocionar y conmover a todos; arranca minutos de sonoros aplausos por su gran potencia y afinación. Por su parte, Rodrigo Garulo, como Rafael Ruiz «el Macareno», aporta un elegante personaje lleno de fuerza y convicción, con una voz que le permite lucirse de verdad. Junto a ellos participa una extraordinaria Carol García (Gitana), que llena el escenario con un trabajo impecable e inolvidable, y un Manel Esteve (Padre Antón) que logra verdaderamente transmitir y hacerse grande en escena.
Una oportunidad invaluable para aplaudir el arte español y su alcance.
Ricardo Ladrón de Guevara
La locandina
| Direttore | José Miguel Pérez-Sierra |
| Regia | Christof Loy |
| Scene | Manuel La Casta |
| Costumi | Robby Duiveman |
| Luci | Albert Faura |
| Movimenti scenici | Mónica Domínguez |
| Personaggi e interpreti: | |
| Juanillo “El Gato Montés” | David Oller |
| Soleá | Mané Galoyan |
| Rafael “El Macareno” | Rodrigo Garull |
| Frasquita | María Rodríguez |
| Gitana | Carol García |
| Padre Antón | Manel Esteve |
| Hormigón | Gerardo Bullón |
| Lolilla | Adriana Viñuela |
| Caireles | Pablo Gálvez |
| Pezuño | Alonso Gabarrús |
| Recalcao / Alguacilillo | Alberto Camón |
| Pastorcillo | Sara Rosique |
| Venditore | Javier Alonso |
| Orquesta de la Comunidad de Madrid | |
| Coro Titular del Teatro de la Zarzuela | |
| Maestro del coro | Antonio Fauró |
| Pequeños Cantores de la ORCAM | |


















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