Venezia: Venere e Adone tra Amore e Morte
“Chi sono? Da dove vengo?” si chiede continuamente il mostro. È forse l’unico personaggio “con un po’ di umanità” capace di trasportare lo spettatore nel suo mondo nascosto nell’ombra attraverso le bellissime proiezioni quasi tridimensionali di Marcus Richardt, che ne restituiscono tutta l’angoscia. Il Mostro sente tutto e segue le vicende degli dèi immortali, i quali incarnano la parodia delle debolezze umane: Vulcano, tradito da Venere per Marte verrà a sua volta dimenticato da quest’ultima per il bellissimo pastore Adone. Sarà la freccia di Amore a colpire, suo malgrado, il Mostro-Cinghiale durante una battuta di caccia; attratto da Adone, nel tentativo di baciarlo, l’animale finirà per dilaniarlo. Ma in questo tragico incontro il Mostro e Adone si scambieranno i corpi, vedendo reciprocamente se stessi nell’altro: Adone rimarrà intrappolato nelle sembianze della bestia, mentre quest’ultima verrà trasformata in un bellissimo anemone da una Venere disperata. È dunque questo ciò che Salvatore Sciarrino chiama nel sottotitolo dell’opera “il naufragio di un mito?” Diventa più facile da comprendere se “si guarda l’opera dalla fine”, ci spiega il compositore. Nell’epilogo, infatti, tutti i personaggi vengono richiamati uno ad uno sul palco per interrogarsi e porre al pubblico il quesito cruciale: a vincere è stato l’Amore o la Morte?
La rappresentazione dell’opera Venere e Adone, andata in scena in prima assoluta italiana, venerdì 26, sabato 27, domenica 28, martedì 30 giugno e mercoledì 1 luglio 2026 al Teatro La Fenice, ha ripreso l’allestimento della Hamburgische Staatsoper che aveva debuttato ad Amburgo il 28 maggio 2023.
Fonte principale del libretto, firmato da Fabio Casadei Turroni e dallo stesso Salvatore Sciarrino, è il poema L’Adone di Giovan Battista Marino, il poeta preferito di Monteverdi, ma il testo riprende la vicenda anche dal X libro delle Metamorfosi di Ovidio. Il mito, d’altronde, è una delle grandi fonti di ispirazione di Sciarrino: lavori come Amore e Psiche, Perseo ed Andromeda o Il novello Perseo vengono riletti dal compositore con uno sguardo che tende ad allontanarsi dall’epica per riportare i personaggi a una dimensione squisitamente umana.
In questo senso, risulta significativo ed evocativo per Sciarrino un quadro in particolare: L’imbarco per Citera di Antoine Watteau. Il suo fascino risiede proprio nell’oscillare tra la gioia e la malinconia di quelle coppie galanti che sembrano vagare. Resta sospeso l’interrogativo se siano appena sbarcate o se debbano ancora salire a bordo della nave: siamo sull’isola dell’amore o in quella della morte? Gli esseri umani non possono sottrarsi al pericolo dell’amore e, dunque, nella nostra esistenza “un porto sicuro” non viene mai raggiunto.
Il Mostro non ama e non odia, pur ritirandosi dalla società, ne fa parte. La sua presenza attraversa l’intera opera: è un basso con amplificazione che non si vede quasi mai – compare, infatti, solo alla fine – ma si sente costantemente. L’interprete Evan Hughes è riuscito, con una vocalità solida e ben articolata, a dare spessore e sostanza all’essenza di questo personaggio.
A questa solidità terrena si contrappone la voce efebica e delicata di Adone, il giovane dai tratti gentili amato da Venere, che ama e viene punito. Il personaggio è stato perfettamente delineato dalla voce duttile ed estesa di Randall Scotting, capace di conferirgli accenti quasi androgini.
Il canto è pensato da Sciarrino in modo fluido e scorrevole e segue sempre il declamato della parola, giocando con effetti tipici della sua scrittura, che rendono il suono reale e carnale, vicino a sonorità barocche. Ne sono un esempio il Vulcano ironico e disincantato di Cody Quattlebaum e il rissoso e vendicativo Marte interpretato con veemenza da Matthias Klink; quest’ultimo, a sorpresa, nel duettino della quarta scena, si unisce alla voce più lirica e rotonda di Kady Evanyshyn, nei panni di Amore, riprendendo il tema preso in prestito da Venus et Adonis di John Blow, maestro di Purcell.
La Venere di Layla Claire è riuscita a rendere sia la spensieratezza iniziale che gli accenti tragici del finale, grazie ad un mezzo vocale capace di sfumare tra le dinamiche e gli effetti richiesti dal compositore, utilizzati magistralmente per dare corpo al suo personaggio.
Ben compatte ed affiatate nel dare vita al prologo ed all’epilogo sono risultate le voci del quartetto, formato dal soprano Livia Rado, quasi una guida sonora e stilistica per gli altri, dal contralto Francesca Gerbasi, dal tenore Paolo Mascari e dal basso Francesco Milanese.
L’atmosfera pulita ed essenziale che caratterizza l’idea registica di Georges Delnon, resa tangibile dalle scene di Varvara Timofeeva e dalle luci di Carsten Sander, ben si sposa con la sobrietà e la linearità della direzione di Kent Nagano. Il direttore ha guidato con precisione l’Orchestra del Teatro La Fenice, accentuando l’atmosfera impalpabile ed evanescente della partitura.
In questa essenzialità risalta il riuscito contrasto tra la sobrietà dei costumi creati da Marie-Thérése Jossen, bianchi per le divinità e colorati per raffigurare la dimensione umana, e la metamorfosi finale.
Restano impresse nella mente le parole dell’epilogo che chiudono l’opera, lasciando lo spettatore con l’eterno dilemma di cosa significhi realmente amare: “Chi Trionfa, Amore o Morte? Se Amore trionfa ci sbrana tutti belli e brutti. Non ti fidar di lui ch’è ingannato degli occhi. Cambia forma a capriccio, a capriccio t’inganna”.
Federica Bressan
(28 giugno 2026)
La locandina
| Direttore | Kent Nagano |
| Regia | Georges Delnon |
| Scene | Varvara Timofeeva |
| Costumi | Marie-Thérèse Jossen |
| Video designer | Marcus Richardt |
| Personaggi e interpreti: | |
| Amore | Kady Evanyshyn |
| Venere | Layla Claire |
| Adone | Randall Scotting |
| Marte | Matthias Klink |
| Vulcano | Cody Quattlebaum |
| La fama | Nicholas Mogg / Vera Talerko |
| Il mostro | Evan Hughes |
| prologue and epilogue | |
| Soprano | Livia Rado |
| Alto | Francesca Gerbasi |
| Tenore | Paolo Mascari |
| Basso | Francesco Milanese |
| Orchestra del Teatro La Fenice | |














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