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Cagliari: la prima volta del Cappello

Delizioso: questo il termine giusto per definire lo spettacolo che si è tenuto il 23 settembre al Teatro Lirico di Cagliari, dove Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota è andato in scena per la prima volta, settantuno anni dopo il debutto al Massimo di Palermo, il 21 aprile 1955, e sette dopo Sassari. La regia è di Damiano Michieletto, che aveva già firmato lo spettacolo nel 2007 per il Carlo Felice di Genova insieme all’Opéra Royal de Wallonie, ed è stato riproposto nella ripresa di Paola Ornati.

La scena di Paolo Fantin, ripresa da Francesca Amato, è una grande pedana circolare e girevole, montata su gradoni e inclinata verso la sala, con un pavimento di vetro illuminato dal basso e una serie di pareti bianche, tutte uguali e tutte con la loro porta: il movimento continuo della pedana accompagna la corsa forsennata di Fadinard e dei suoi invitati e per tutta la giornata.

Se oggi una soluzione simile ci sembra quasi banale, nel 2007 lo era assai meno: in quasi vent’anni la parete piena di porte è stata usata e riusata come espediente narrativo, tanto che il pubblico del Lirico ne ha vista una variante pochi mesi fa, negli ambienti girevoli collegati da porte della Lucrezia Borgia firmata da Andrea Bernard. Gli stessi Michieletto e Fantin, del resto, sono tornati più volte su quell’idea, prima nel Don Giovanni del 2010, costruito su alte pareti in continuo movimento, poi nelle Nozze di Figaro del 2011, dove l’impianto girevole si ripresentava con pareti azzurre e porte bianche. Qui però la parentela non è casuale: anche il Cappello è una folle giornata, un matrimonio da celebrare entro sera e ostacolato da mariti gelosi e signore da nascondere. Michieletto sfrutta la pedana in ogni sua inclinazione e la usa per tenere in movimento anche chi non canta, sicché lo spazio non resta mai vuoto e le entrate si susseguono con un ritmo che il pubblico ha seguito ridendo dall’inizio alla fine. La regia, d’altronde, ammicca volentieri alla sala e il colpo più riuscito arriva quando, in un momento pieno di fraintendimenti, entra in scena il personaggio del violinista Minardi, che suona direttamente dalla platea. A prestarsi al gioco è Gianmaria Melis, spalla dell’orchestra del Lirico dal 2009 e, dopo decenni di onorato servizio, è stato divertente – e tenero – vederlo, durante gli applausi finali fra i cantanti, voltarsi a ringraziare i colleghi e le colleghe in buca.

Valerio Galli ha diretto con tempi vivaci e un equilibrio costante fra buca e palcoscenico, lasciando alle voci tutto lo spazio necessario. L’Orchestra del Teatro Lirico lo ha seguito con prontezza nei continui cambi di passo di una partitura che passa dal galop al cantabile senza preavviso, con un suono pulito e trasparente e bei momenti solistici nei fiati, ai quali Rota affida buona parte dell’ironia. Molto efficace anche il coro, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina al suo debutto come maestro del coro del teatro, che ha reso con grazia il chiacchiericcio delle modiste nella bottega del secondo atto.

Per quanto riguarda il cast vocale, in un’opera come questa la presenza scenica conta quanto la voce, forse di più: e Lavinia Bini lo ha capito perfettamente. Dalla sua Rosetta nella Ciociara di Tutino, nel 2017 sempre al Lirico,la cantante è maturata moltissimo: la sua Elena unisce un controllo vocale esemplare a un’espressività che dà peso a ogni parola, mentre la naturalezza con cui sta in scena trasforma una parte che rischia di restare di contorno nel personaggio più vero dello spettacolo. Nella scena che la vede protagonista del terzo atto ha mostrato di essere un’artista completa, capace di commuovere fin dentro una farsa.

Fadinard è in scena quasi ininterrottamente per tutta la sera e Marco Ciaponi, che aveva già cantato il ruolo nella ripresa genovese, ha retto il personaggi dall’inizio alla fine con una voce che ha preso quota con il passare degli atti e che, invece di cedere alla fatica, è arrivata al finale più convincente che all’inizio: il timbro è chiaro, da tenore lirico di scuola belcantistica, e il fraseggio è sempre curato. In scena ha puntato su una comicità di scuola, ben costruita e di sicuro effetto sul pubblico, che accanto alla freschezza del resto della compagnia ha però un sapore un po’ d’altri tempi: con un filo di spontaneità in più, il suo Fadinard sarebbe stato irresistibile

Chi invece ha dominato la scena è Marco Filippo Romano, buffo di lunga esperienza rossiniana, che ha fatto di Beaupertuis, il marito tradito che aspetta la moglie seduto in una vasca da bagno di design, un piccolo capolavoro comico, con un sillabato impeccabile, una voce rotonda e ricca di armonici e un gioco scenico sempre misurato.

Altrettanto riuscito il Nonancourt di Roberto Lorenzi, suocero brontolone dalla voce di basso ampia e sonora, dal colore scuro e ben appoggiata, capace di variare ogni volta il suo «Tutto a monte!» senza che il tormentone venga mai a noia.

La baronessa di Champigny viene spesso risolta come una svampita ma Ana Victória Pitts, mezzosoprano brasiliano, ne ha fatto invece una donna presentissima, sia grazie alla voce ambrata e morbida che per presenza scenica.

Mauro Secci, cagliaritano e vecchia conoscenza del Lirico, ha divertito nel doppio ruolo del servitore Felice e di Achille di Rosalba, cugino della baronessa.

Hanno completato la compagnia Anna Maria Sarra (Anaide), che con la sua agilità vocale ha reso la giusta agitazione della signora compromessa, Paolo Nevi, che ha reso in modo davvero gradevole il ruolo di Vézinet, Antonino Giacobbe (Emilio), Maria Rita Combattelli, (la modista) e il giovane ma promettente Tommaso Nicolosi, del quale ha stupito il timbro piacevole, il controllo dell’emissione e la spontaneità comica (una guardia).

I costumi di Silvia Aymonino, ripresi da Vera Pierantoni Giua, disegnano un Novecento borghese in cui il colore fa da carta d’identità ai personaggi, con abiti femminili di notevole eleganza e un’idea semplice ed efficace: Elena non toglie mai l’abito da sposa, che dice senza bisogno d’altro quanto sia lunga la sua giornata. Le luci sono di Luciano Novelli, riprese da Andrea Ledda.

Peccato per la sala, di certo non piena. A Cagliari il Cappello era un titolo nuovo, e i titoli nuovi vanno spiegati: chi conosce Rota per Fellini o per Il Padrino difficilmente immagina un’opera buffa capace di tenere il pubblico attento e coinvolto per tutta la sera – soprattutto, per tutto il mercoledì sera, dopo una giornata lavorativa – , e la comunicazione non può passare soltanto attraverso i social. Servirebbe un lavoro più capillare, che raggiunga le scuole con progetti di qualità e coinvolga i paesi dell’area metropolitana, cioè quella presenza sul territorio che oggi si avverte poco.

Il problema, del resto, va oltre questa produzione. Il pubblico dell’opera invecchia insieme agli abbonamenti, e a teatro continua a entrare quasi soltanto chi ci è sempre entrato, per abitudine familiare o per appartenenza sociale, mentre chi è rimasto fuori tende a considerare la lirica un rito per pochi, con le sue regole e il suo outfit. Gli sconti per gli under 30 e i sopratitoli, da quest’anno anche in inglese, sono strumenti utili che però non bastano a cambiare un’immagine che si è sedimentata in decenni. Un’opera così piacevole e firmata da un compositore che tutti hanno ascoltato almeno una volta sarebbe stata l’occasione ideale per portare in sala qualcuno che non ci aveva mai messo piede: per riuscirci, però, bisogna andare a cercare quel pubblico fuori dal foyer.

Francesca Mulas
(23 settembre 2026)

La locandina

DirettoreValerio Galli
Regia Damiano Michieletto
ripresa daPaola Ornati
ScenePaolo Fantin
riprese daFrancesca Amato
CostumiSilvia Aymonino
ripresi daVera Pierantoni Giua
LuciLuciano Novelli
riprese daAndrea Ledda
Personaggi e interpreti:
FadinardMarco Ciaponi
NonancourtRoberto Lorenzi
BeaupertuisMarco Filippo Romano
VézinetPaolo Nevi
EmilioAntonino Giacobbe
Felice / Achille di RosalbaMauro Secci
ElenaLavinia Bini
AnaideAnna Maria Sarra
Baronessa di ChampignyAna Victória Pitts
La modistaMaria Rita Combattelli
Una guardiaTommaso Nicolosi
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
Maestro del CoroMassimo Fiocchi Malaspina

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