CD: Mahler Lieder – Schuen, Heide
La scelta del programma dice già molto. André Schuen e Daniel Heide hanno riunito quattro pagine che illuminano a turno le due facce di Mahler, il pessimismo che lo insegue e la speranza che continua a covare sotto la cenere, e l’incisione assume il passo di un percorso meditato, ben al di là di un’antologia di titoli celebri.
Nel CD Mahler Lieder – registrato a Hohenems per CAvi-music-Deutsche Grammophon, nella Markus Sittikus Saal e uscito lo scorso 9 ottobre – sono i Lieder eines fahrenden Gesellen, cinque Rückert-Lieder, i Kindertotenlieder e Urlicht, nelle versioni per canto e pianoforte.
Il Ciclo del Viandante riporta al Mahler giovane, che intona versi di propria mano, di impronta popolare, dentro un alveo ancora pienamente romantico. Il legame con la Prima Sinfonia, che ne riprende alcuni temi, è noto, e la lettura dei due interpreti lo lascia trasparire con discrezione, senza forzature. La natura sembra accogliere il protagonista e subito gli si volta contro: la prima incrinatura di quell’ambivalenza che attraverserà l’intero programma, resa con un senso del racconto assai persuasivo, dove l’amarezza serpeggia dentro le pagine più luminose.
I Rückert-Lieder, risalenti ai primi anni del Novecento, cambiano registro: la declamazione guarda a Wagner senza adottarne il cromatismo, né cerca riparo nel periodare brahmsiano, e la linea vocale si snoda ritmicamente angolosa, su un’armonia di ampio respiro. Poiché Mahler non fissò un ordine per i cinque brani, spetta agli interpreti tracciare l’itinerario, e quello scelto qui, dall’abbandono amoroso di “Liebst du um Schönheit” al distacco di “Ich bin der Welt abhanden gekommen”, convince per la naturalezza con cui passa dall’inquietudine alla quiete. L’esito, tra raccoglimento intimo e improvvise accensioni vitali, è di grande finezza, cosicché ogni brano trova il proprio carattere senza smarrire il filo dell’insieme.
Schuen si addentra con sicurezza nei recessi di questa musica e ne restituisce tormenti e speranze con pari verità. La voce, di luminosa rotondità, scorre lungo una linea di canto levigata, e la padronanza della materia si avverte a ogni frase. Il Lied, si sa, esige un’impostazione lontana da qualsiasi velleità “teatrale”: contano il fraseggio cesellato, la cura dei colori, le sfumature lasciate affiorare con discrezione, mai preponderanti e sostanza stessa dell’interpretazione.
Heide si impone come controparte ideal; il suo discorso procede in parallelo, talvolta anticipa, raccoglie l’inflessione del cantante, la rilancia, la commenta, in un colloquio ininterrotto che salda ogni pagina all’altra. Il suo pianismo penetra fino al nocciolo della melodia, ne mette a fuoco il disegno essenziale e lo sottolinea con tocco terso e sorvegliato, mentre la tavolozza timbrica, che Mahler affida allo strumento con generosità, trova qui varietà e finezza di dinamica.
I Kindertotenlieder sono affrontati con piena coscienza della morte, ma lasciano trapelare una luce remota e appena percettibile, che svela Mahler per intero. Lo stesso sdoppiamento regge Urlicht, a chiudere il programma: pagina che nella Seconda Sinfonia introduce il finale e qui suona da commiato, lamento dell’umanità stremata e al tempo stesso anelito a un oltre trascendente, metafisico. Entrambe le anime emergono con nitidezza, e il congedo è meraviglioso. Un lavoro di meravigliosa compiutezza che arricchisce il novero ristretto delle incisioni cameristiche di riferimento nel repertorio mahleriano.
Alessandro Cammarano
La locandina
| Gustav Mahler | |
| Lieder | |
| André Schuen, Daniel Heide | |
| CAvi-music-Deutsche Grammophon | |
| 28948691012-2026 |


Ph. Marco-Silsvestri
Ph. Michel Monasta
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