Dieci anni di Classiche Forme
Fra i tanti anni d’oro di Beatrice Rana, la pianista salentina stella incontrastata nei cartelloni dei maggiori teatri del mondo, il 2017 ha sicuramente un’importanza particolare: in estate ci fu infatti la prima edizione del Festival Internazionale Classiche Forme, da lei fondato e diretto per portare la grande musica nei luoghi d’arte e nella campagna salentina abbattendo le barriere tra palcoscenico e pubblico. E se le qualità era già altissima, nel corso di questi anni il festival ha ampliato gli appuntamenti e i luoghi diventando una pietra miliare tra quelli internazionali dedicati alla musica da camera.
Al Festival, che quest’anno ha tagliato lo storico traguardo della decima edizione, è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica, premio di rappresentanza del Capo dello Stato. Dal 19 al 26 luglio, con la consueta anteprima speciale il 18 luglio nel Parco di Belloluogo, Lecce e due fra i borghi più suggestivi del Salento – Spongano e Supersano – sono così diventati il palcoscenico della grande festa del decennale. Protagonisti, oltre alla stessa direttrice artistica, sono stati alcuni dei più grandi nomi del concertismo internazionale come Sarah Willis, primo corno dei Berliner Philharmoniker, accompagnata dai suoi The Sarahbanda, e Andrea Obiso, primo violino di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
E ancora Calogero Palermo, primo clarinetto della Tonhalle-Orchester Zurich; il violinista Ruslan Talas, il violoncellista Pablo Ferrández insieme alla sorella, la violista Sara Ferrández; la violoncellista Ludovica Rana e il fuoriclasse delle percussioni Simone Rubino. Accanto a loro, storici amici del festival e nuovi giovani musicisti cresciuti nel segno di Classiche Forme. L’aspetto più straordinario della rassegna risiede nel fatto che le formazioni cameristiche sono inedite si formano ogni volta sul momento, e anche quelle che arrivano già costituite spesso si integrano comunque con gli altri artisti. Ed è proprio questo l’intento che ha perseguito la pianista salentina sin dall’inizio: la condivisione nel segno della grande musica, e prima ancora della stima e amicizia reciproca.
Ma quest’anno per Beatrice è stata una doppia festa. Lo scorso 14 maggio è infatti nata sua figlia Margherita, che sembra già avere la musica nel destino: il padre è infatti il pianista Massimo Spada, suo compagno di vita e di palcoscenico. Non a caso il tema scelto per questo anniversario è stato Lessico familiare, un esplicito richiamo al capolavoro di Natalia Ginzburg. Il concetto di “famiglia artistica” rispecchia appunto la genesi stessa del festival, nato come progetto sostenuto dai familiari della direttrice e cresciuto grazie a una rete di collaborazioni umane profonde.
Ricca di un’atmosfera festaiola è stata l’inaugurazione del 19 luglio nel Chiostro dell’Accademia di Belle Arti di Lecce con Sarah Willis e The Sarahbanda, in un programma che ha unito Mozart ai ritmi latinoamericani. Mozart all’Avana è infatti il titolo del progetto nato a Cuba per dimostrare come la duttilità del corno – tra gli strumenti più affascinanti e complessi, nato per comunicare durante le battute di caccia e solo nel 1600 entrato nelle corti e poi nelle orchestre – possa scardinare i confini della tradizione sinfonica e trovare una quadratura inedita sulla clave cubana, il ritmo scheletro di salsa e rumba. Il pubblico che gremiva il chiostro si è entusiasmato per la travolgente esecuzione di tutti i brani, fra i quali una divertente rivisitazione della Piccola serenata notturna K 525 diventata Sarahnade Mambo. E la festa è continuata fuori, con i protagonisti che hanno accompagnato suonando il pubblico che usciva.
Un inizio scoppiettante a cui ha fatto seguito il giorno successivo, sempre a Lecce ma a Palazzo Tamborino Cezzi, uno dei momenti più intensi della rassegna con il concerto Souvenir d’un lieu cher, incentrato sul rapporto profondo tra Cajkovskij e il suo allievo prediletto Sergej Taneev, genio del contrappunto. Eccellenti protagonisti sono stati Massimo Spada al pianoforte, e agli archi Andrea Cicalese, Francesco Pavan, Carlotta Libonati e Alessio Pianelli. Appuntamento preceduto nel Chiostro del Cinquecento dell’ex Convitto Palmieri dalla Conversazione con il critico Luca Baccolini, la prima delle tre sempre sul tema del “Lessico familiare” che hanno poi visto relatori lo storico della musica Harvey Sachs, il 22 luglio a Lecce ma a Palazzo Maresgallo, e la critica musicale del “Sole 24 Ore” Carla Moreni, il 25 luglio a Spongano nel Chiostro del Palazzo Bacile di Castiglione.
Tra le interessanti novità di questa edizione c’è stato anche Note a margine, un percorso rivolto agli studenti pensato per la scrittura, l’ascolto e il dialogo, con l’obiettivo di raccontare la musica con maggiore consapevolezza. Il laboratorio è stato coordinato da Massimo Raffa, professore associato di Musicologia all’Università del Salento, e da Fiorella Sassanelli, docente presso il Conservatorio “Piccinni” e critica musicale per “Repubblica Bari”. Fra gli altri appuntamenti della rassegna, tutti di altissima qualità, quello del 22 luglio, sempre nel Chiostro dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, è stato il primo con Beatrice Rana sul palcoscenico insieme ai violinisti Andrea Obiso e Ruslan Talas, la violista Sara Ferrández e il violoncellista Pablo Ferrández.
Un super quintetto per il superbo Quintetto per pianoforte e archi in fa minore, Op. 34, di Brahms, considerato uno dei massimi lavori cameristici di tutti i tempi. Eseguito per la prima volta al Gewandhaus Saal del Conservatorio di Lipsia il 22 Giugno 1866, questo magnifico brano, dalla nascita travagliata, rappresenta la più alta e intensa espressione del tentativo di unire il dinamico linguaggio armonico di Beethoven con l’impulso lirico schubertiano: caratteristiche emerse pienamente dalla straordinaria esecuzione.
Ed è stata una festa anche la Maratona Finale, sempre nel Chiostro dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, che ha visto la direttrice artistica salire nuovamente sul palco insieme al pianista Massimo Spada, a Maxime Pidoux e Simone Rubino alle percussioni, al Novo Quartet (Kaya Kato Møller e Nikolai Vasili Nedergaard, violini; Daniel Śledziński, viola; Signe Ebstrup Bitsch, violoncello) e il Trio Concept (Edoardo Grieco, violino; Francesco Massimino, violoncello; Lorenzo Nguyen, pianoforte). Una serata scoppiettante che ha accostato un omaggio a Benjamin Britten nel cinquantesimo della scomparsa, con l’intensa interpretazione del Novo Quartet del suo Quartetto n. 2, al tributo a due pilastri della musica statunitense nei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza Americana: Samuel Barber e Leonard Bernstein.
È stato sempre il Novo Quartet a incantare il pubblico con il celebre Adagio di Barber, riportato nella sua veste originale per quartetto op. 11. E in conclusione la trascinante esecuzione della Suite da West Side Story di Bernstein nella singolare versione per due pianoforti, con Beatrice Rana e Massimo Spada, e percussioni con Simone Rubino e Maxime Pidoux. Tutti sold out gli appuntamenti, accolti con grande entusiasmo da un pubblico sempre più numeroso nelle presenze giovanili.
Maria Agostinacchio










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