Firenze: Wozzeck, l’allucinazione di un mondo in fiamme
…C’è qualcosa di me nel personaggio… scrisse alla moglie Alban Berg nel 1918. Mentre nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino il pubblico prende rumorosamente posto e sul palco alcuni personaggi si aggirano seminudi, in mutandoni, tra lavandini e water, non si può non riflettere su questa suggestione biografica. Quando il compositore per la prima volta vide il dramma di Büchner disse commosso che qualcuno avrebbe dovuto ricavarne un’opera. Quel qualcuno non poteva che essere lui, quel qualcosa di me evoca umiliazioni, sottomissioni subite da Berg durante gli anni della guerra. Nacque così il capolavoro sul capolavoro: Wozzeck.
La cosa che sorprende subito è che l’opera, la prima a Berlino è del 1925, non risulti lontana da noi. Vola così alta sia sul fronte musicale, una scrittura avventurosa, dissonante, in conflitto costante con la consonanza disegna i momenti forti, i sentimenti; come su quello dello svolgimento drammaturgico, asciutto, crudo, cadenzato da tempi perfetti, che non necessita di aggiornamenti, modernizzazioni. I temi affrontati: discriminazioni sociali, miseria, violenza, sfruttamento, bullismo e disperazione sono eterni. Quanti Wozzeck, l’ultimo degli ultimi, incontriamo oggi per strada? Berg affida ad ogni personaggio uno stile canoro, dal parlato al parlato intonato, dal recitato al canto puro, fino al grottesco, questa ricchezza non è una soluzione stilistica, una somma di colori, ma un elemento umano. Ecco la parola giusta, umano. Wozzeck è un’opera profondamente umana, non elenca freddamente personaggi volgari, violenti, cinici, ma te li fa vivere dall’interno delle loro logiche e azioni susseguenti. Tanto che, alla fine, i soprusi, il tradimento, il femminicidio, ci paiono eventi, drammatici sì, ma tutti interni al degrado sociale.
Sul palco del Teatro del Maggio la regia di Deborah Warner – nell’allestimento della Royal Opera House, Covent Garden – convince, coinvolge molto proprio perché fa emergere, senza fronzoli ed effetti speciali, grazie anche alla scenografia essenziale di Hyme Shin, tutti gli aspetti emozionali che Berg distribuisce nei tre atti. Soprattutto il ritmo narrativo, quasi un’urgenza comunicativa, non viene mai incrinato. Non è fuori luogo affiancarlo ad un montaggio dal taglio cinematografico. Si passa senza traumi dai bagni militari, agli interni di casa Wozzeck, dalla taverna alla camerata, alle fredde acque dello stagno…il collegamento è garantito da velari, trasparenze, un vedo non vedo che rimanda alle dissolvenze incrociate. I personaggi sono tutti ben delineati, le voci in relazione alla complessità del lavoro figurano tutte credibili. Le personalità di Capitano (Wolfang Ablinger-Sperrhacke) e Medico (Clive Bayley) nella loro marcata caratterizzazione risultano le più coinvolgenti. Marie (Anja Kampe), sorprendentemente bionda, dà prova di qualità soprattutto nei risvolti materni con il figlio. Wolfang Koch (Wozzeck) sopporta bene una prova difficile, praticamente sempre in scena. Sarebbe forse servito un più netto distinguo tra il personaggio vessato (…noi povera gente) che esplode di gelosia assassina e la dinamicità psicologica del Wozzeck visionario. La Warner mette in rilievo le sue paranoie e allucinazioni, il costante deterioramento mentale, cui influiscono gli esperimenti sadici del dottore, i capricci di un capitano pieno di se, l’insensibilità e la morbosità dei commilitoni, che trascinano il nostro in un vicolo cieco dove non riesce più a distinguere la realtà dalla fantasia.
L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino offre una straordinaria prova di aderenza alla drammaticità del testo come una esemplare disponibilità ai continui cambiamenti di ambientazione, i passaggi tra consonanze e dissonanze, da forme strofiche tonali a serie dodecafoniche, variabili che disegnano con potenza i riferimenti psicologici del dramma. La direzione di Thomas Guggeis di grande respiro ed energia creativa mantiene una costante tensione che esplode nei momenti più alti. Dilata i confini di un’orchestrazione espressionista, modellandola alle ossessioni e tensioni sociali del testo. Come l’uso degli interludi che ci raccontano più delle parole. E di momenti alti ce ne sono in Wozzeck. Maria sedotta dal Tamburmaggiore (Andante affettuoso, quasi rondò), pulsione sessuale che poi equilibra con un forte sentimento materno e religioso. La scena dell’assassinio immersa nel silenzio, quasi senza commento musicale, mentre la grande luna rosso fiammante invade la scena. Sentiamo quasi l’acqua gelida dello stagno quando Wozzeck sporco di sangue ricerca l’arma del delitto e sopraffatto dalle sue allucinazioni scompare nella nebbia fitta. E il commovente finale con il figlio di Wozzeck e Maria che gioca ignaro, anche lui deriso dai coetanei sotto un muro con la scritta…Du! Deine Mutter ist tot!. Mentre l’orchestra cesella, fa sfumare gli ultimi accordi per una disperante conclusione, noi in quel bambino, desolatamente solo, ne vediamo molti altri che accompagnano le cronache tragiche della nostra quotidianità.
Paolo Carradori
(3 ottobre 2026)
La locandina
| Direttore | Thomas Guggeis |
| Regia | Deborah Warner |
| Scene | Hyemi Shin |
| Costumi | Nicky Gillibrand |
| Luci | Adam Silverman |
| Coreografia | Kim Brandstrup |
| Personaggi e interpreti: | |
| Wozzeck | Wolfgang Koch |
| Tambourmajor | Ian Koziara |
| Andres | Sam Furnes |
| Hauptmann | Wolfgang Ablinger-Sperrhacke |
| Doktor | Clive Bayley |
| 1. Handwerksbursch | Barnaby Rea |
| 2. Handwerksbursch | Alex Otterburn |
| Der Narr | Dafydd Jones |
| Marie | Anja Kampe |
| Margret | Helena Rasker |
| Mariens Knabe | Manfredi Attori |
| Ein Soldat | Massimiliano Esposito |
| Ein Tenor | Roberto Miani |
| Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino | |
| Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino | |
| Maestro del Coro | Lorenzo Fratini |
| Maestra del Coro di voci bianche | Sara Matteucci |
















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