Vicenza: Ispirazione Europa, la grande arte torna alla Basilica Palladiana
La grande arte torna alla Basilica Palladiana e lo fa con un progetto che guarda oltre i confini nazionali. Si chiama Ispirazione Europa. Dialoghi d’arte tra il XIX e il XX secolo la nuova iniziativa promossa dal Comune di Vicenza, presentata oggi a Roma nella sede dell’Associazione della Stampa Estera: una trilogia di mostre che per tre anni metterà a confronto la cultura artistica italiana con quella di Germania, Francia e Spagna.
Il primo appuntamento è Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer, in programma dal 14 novembre 2026 al 2 maggio 2027. L’inaugurazione ufficiale, il 13 novembre, vedrà a Vicenza la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sotto il cui Alto Patronato si svolge l’iniziativa. La mostra coincide inoltre con il 75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche fra Italia e Germania.
«L’idea di proporre una trilogia di mostre, dedicate alle relazioni artistiche tra Italia e Germania, Italia e Francia e quindi Italia e Spagna, non è arrivata per caso», ha dichiarato il sindaco Giacomo Possamai. «In un momento storico in cui le fondamenta più profonde degli equilibri mondiali sono scosse, queste mostre raccontano il ruolo fondamentale che le relazioni culturali tra i Paesi hanno avuto nella costruzione di uno spirito comune europeo e quindi nell’affermazione nel tempo di un’identità europea, che dobbiamo continuare a coltivare e a portare avanti insieme».
La scelta di cominciare dalla Germania, ha sottolineato Possamai, è legata anche alla ricorrenza diplomatica: «Un appuntamento quindi importante per la storia dell’Italia e della Germania, che verrà reso ancora più significativo dalla presenza, il 13 novembre a Vicenza, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per l’inaugurazione ufficiale di questo ciclo di mostre». Il progetto, nelle intenzioni dell’amministrazione, non si limiterà alle esposizioni: «Si tratta di un lavoro che ha visto e continua a vedere il coinvolgimento di tantissime realtà pubbliche e private per la costruzione, anche al di fuori delle mostre, di una sorta di “triennio europeo”».
Il primo anno sarà dedicato all’amicizia fra Italia e Germania, con il coinvolgimento dell’ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia Thomas Bagger e di numerose istituzioni dei due Paesi. «Vogliamo infatti che per tre anni la città punti a suonare uno stesso spartito, quindi a esprimersi con un’unica voce tra gli attori locali, e attraendone, come sta succedendo, tanti da fuori», ha concluso Possamai.
Curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli, Italia Germania riunisce oltre 150 opere provenienti da importanti musei e collezioni italiani e stranieri. Canova, De Chirico, Boccioni, Dix, Kandinskij, Fontana, Burri, Vedova, Beuys, Baselitz, Richter e Kiefer sono alcuni dei nomi che compongono un percorso articolato in dodici sezioni, nel quale pittura, scultura, fotografia, opere su carta e documenti vengono utilizzati per ricostruire una storia di scambi, influenze e confronti che ha attraversato oltre due secoli.
L’obiettivo non è proporre un confronto fra due scuole nazionali, quanto mostrare la fitta rete di relazioni attraverso cui l’arte italiana e quella tedesca si sono reciprocamente trasformate. Il punto di partenza è il mito dell’Italia coltivato dagli artisti e dagli intellettuali tedeschi tra Settecento e Ottocento, con Johann Wolfgang von Goethe assunto come ideale spirito guida. Il suo Viaggio in Italia diventa così una delle chiavi di lettura di un rapporto destinato a rinnovarsi continuamente.
Il racconto prende avvio con la comunità dei Nazareni di Overbeck, Pforr e Cornelius, stabilitasi a Roma e impegnata nel recupero della tradizione pittorica italiana del Quattrocento e del primo Cinquecento. Il confronto con i Puristi italiani, insieme alla presenza di Canova e alla fortuna europea del classicismo, prepara il terreno agli scambi che, alla fine dell’Ottocento, coinvolgono Simbolismo e Secessioni. Böcklin e Klinger diventano riferimenti importanti anche per De Chirico e per la cultura simbolista italiana.
Con il Novecento il confronto assume una dimensione radicalmente nuova. Le esposizioni organizzate da Herwarth Walden alla galleria Der Sturm di Berlino mettono in contatto il Futurismo italiano con l’Espressionismo tedesco. Boccioni, Carrà, Severini e Russolo si trovano accanto agli artisti della Brücke e del Blaue Reiter, da Emil Nolde a Karl Schmidt-Rottluff, da Otto Dix a Heinrich Campendonk.
Gli anni Venti segnano quindi il ritorno alla figurazione, con la Neue Sachlichkeit tedesca e il Realismo Magico italiano: Dix, Schrimpf, Schad e Davringhausen da una parte; Casorati, Donghi, Severini, Cagnaccio di San Pietro, Edita Broglio e Ubaldo Oppi dall’altra. Nello stesso periodo Milano diventa un punto di riferimento per l’astrazione europea. Attorno alla Galleria Il Milione le ricerche di Kandinskij, Albers e Baumeister incontrano quelle di Reggiani, Radice, Veronesi, Melotti e Fontana.
Dopo il 1945 la mostra segue le diverse risposte dell’arte al trauma della guerra e dei totalitarismi. L’Informale avvicina artisti italiani e tedeschi, mentre alla fine degli anni Cinquanta il gruppo ZERO, nato a Düsseldorf con Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker, entra in rapporto con la scena milanese di Azimuth, fondata da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, con Agostino Bonalumi e Nanda Vigo, sotto la decisiva influenza di Lucio Fontana. Luce, spazio, materia e superficie sostituiscono progressivamente i tradizionali strumenti della pittura.
La riflessione sulla memoria conduce quindi a Joseph Beuys, alla sua esperienza italiana e alla Difesa della Natura in Abruzzo, e alle ricerche dell’Arte Povera. Negli anni Settanta e Ottanta il ritorno alla pittura mette in relazione i Neue Wilden tedeschi con la Transavanguardia italiana, mentre Baselitz, Richter e Kiefer, insieme a Vedova, affrontano in forme diverse il rapporto con la storia.
L’ultima sala affida proprio a Vedova, Baselitz e Kiefer il compito di chiudere la mostra sul tema della memoria e della responsabilità dell’arte. Il grande tondo Chi brucia un libro brucia un uomo di Vedova e If I die, leave the balcony open di Kiefer, ispirato ai versi di Federico García Lorca, riportano così alla domanda che attraversa l’intero progetto: quale funzione può ancora avere l’arte davanti alla storia?
Fra i prestiti figurano tre opere mai esposte prima in Italia: Bambino che fa le bolle di sapone di Heinrich Maria Davringhausen, dal Museo Leopold Hoesch di Düren, Paesaggio in autunno di Karl Schmidt-Rottluff e Bambini sulle scale di Georg Schrimpf, entrambi dalle Collezioni d’Arte di Chemnitz.
La mostra è promossa e organizzata dalla Città di Vicenza, da Marsilio Arte, dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e dalla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, con la collaborazione speciale del Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, del Museo Casa di Goethe di Roma e del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno. Main Partner è Intesa Sanpaolo.
Il progetto proseguirà nel 2027 con Italia Francia, dedicata soprattutto agli scambi che accompagnarono la nascita della pittura moderna, da Poussin e Claude Lorrain agli Impressionisti, dai Macchiaioli alla Scapigliatura, da Medardo Rosso e Rodin fino a Cézanne, Segantini, de Chirico, Breton e all’Informale del secondo dopoguerra.
Nel 2028 sarà la volta di Italia Spagna, che allargherà lo sguardo al tardo Cinquecento per arrivare al Novecento: El Greco, Caravaggio, Velázquez, Ribera, Goya, Tiepolo, Picasso, Dalí, Miró, de Chirico, Vedova, Tàpies e gli artisti della seconda metà del secolo saranno le tappe di una storia secolare di scambi.
Con Ispirazione Europa, Vicenza torna dunque a proporre un grande progetto espositivo di respiro internazionale. La scelta della Basilica Palladiana restituisce alla città uno dei suoi principali spazi per le grandi mostre e, al tempo stesso, inserisce l’iniziativa in una prospettiva più ampia: raccontare attraverso l’arte una storia europea fatta non soltanto di confini e vicende politiche, ma anche di viaggi, incontri, influenze e opere capaci di attraversare le divisioni della storia.


Ph. Grandesso Cera
Ph. Michele Monasta
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