Milano: War Requiem per ricordare
Se non fosse per l’età media, più vicina a quella delle Norne che a quella dei remigini, il clima frizzante dell’inaugurazione del Mito alla Scala somiglia molto ad un primo giorno di scuola, tra visi abbronzati, sorrisi e battute.
Ogni spensieratezza svanisce all’istante tuttavia quanto Simone Young, già Signora del Ring scaligero, leva le braccia per dare inizio all’esecuzione del War Requiem di Britten.
Il palco è gremito dai professori dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e le gradinate traboccano degli artisti del Coro del Teatro Regio di Torino. Non si vedono le voci bianche, anch’esse del Regio, perché cantano dalle quinte.
Anche il teatro è al completo, non mancano le autorità.
“Armonia non è assenza di tensione: è relazione tra voci diverse” ha affermato programmaticamente la direttrice artistica di Mito, Speranza Scappucci. E questa lezione è recepita con consapevolezza piena dalla Young che sfrondando l’esecuzione da ogni retorica chiede e ottiene un suono asciutto ma denso di significato, teso tra i contrasti delle pieghe più liriche e delle fragorose esplosioni. Tensione ben presente non solo nelle dinamiche ma anche nella cura ritmica. La Young governa le masse sonore con fermezza, il gesto è personalissimo ma non privo di eleganza e quasi danzante.
La mano della direttrice è particolarmente preziosa nell’accompagnare le voci in modo da assicurarne sempre la percezione al pubblico, e solo le voci bianche talvolta si stemperano un poco nel passaggio dalle quinte alla sala.
Il Coro del Regio di Torino, guidato da Gea Garatti Ansini, dimostra solida compattezza timbrica e sicurezza ritmica, senza lasciarsi intimidire da slittamenti atonali e fughe serrate; ed il Coro di Voci Bianche, anch’esso del Regio, non è da meno, forte di un impasto sonoro nitido, dizione impeccabile e fraseggio elegante (il Maestro delle voci bianche è Claudio Fenoglio).
I tre solisti, rigorosamente di diversa nazionalità, come previsto dall’autore, danno complessivamente prova di ottima padronanza del proprio strumento e dell’espressività necessaria a rendere le complesse pagine di Britten.
Il soprano è la russa Elena Guseva, che ha un bel timbro e impeccabile dizione del latino. Forse l’emozione la tradisce un poco negli acuti che talvolta suonano un poco spinti.
Nicky Spence, tenore scozzese, ed il baritono danese Bo Skovhus, dimostrano ammirevole affiatamento, e appaiono giustamente più attenti al fraseggio e a rendere drammaticamente il senso del testo che alla bellezza del canto in sé. Ne resta un’interpretazione carica di pathos, giocata sul fraseggio e sul cesello della parola poetica. Il rarefatto duetto “Let us sleep now…”, che si dispiega sull’ordito dell’antifona finale, commuove molti dei presenti in sala.
Quando anche l’ultimo riverbero del suono si spegne la Young mantiene per lunghi istanti il silenzio imponendo di riflettere sul significato di quello che si è ascoltato fino al quel momento e soprattutto sulla sua lacerante attualità. Quando finalmente abbassa le braccia, la serata si conclude col fragoroso liberatorio applauso che decreta il vivo successo della direttrice, dell’orchestra e dei cori, richiamati tutti più volte alla ribalta.
Giovanni Camozzi
(6 settembre 2026)
La locandina
| Diretttice | Simone Young |
| Soprano | Elena Guseva |
| Tenore | Nicky Spence |
| Baritono | Bo Skovhus |
| Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai | |
| Coro del Teatro Regio di Torino | |
| Coro di Voci Bianche del Teatro Regio | |
| Maestra del Coro | Gea Garatti Ansini |
| Maestro del Coro di Voci Bianche | Claudio Fenoglio |
| Programma: | |
| Benjamin Britten | |
| War Requiem | |
| per soli, coro, coro di ragazzi, orchestra e orchestra da camera | |






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!