Padova: finale mitologico per Veneto Contemporanea
Con l’opera di Salvatore Sciarrino Il novello Perseo, si è conclusa, mercoledì 10 giugno 2026, in Sala dei Giganti a Padova, la rassegna Veneto Contemporanea dell’Orchestra di Padova e del Veneto.
Giunta alla sua sesta edizione e ideata da Marco Angius, uno dei direttori italiani più attenti alla musica del nostro tempo, la rassegna da anni cerca di indirizzare il pubblico verso nuove modalità di ascolto. Il Maestro, fermamente convinto che «la complessità possa portare ricchezza di pensiero e non oscurità, e che si debba avere fiducia nel pubblico», cerca con il suo lavoro di «accompagnare l’ascoltatore verso una scoperta intellettuale e sensoriale profonda», piuttosto che «nutrirlo con musiche di facile consumo».
Il percorso creato in questa edizione 2026, intitolata Totem, quasi a voler condensare in una parola quell’elemento incombente e riconoscibile che nella visione di Angius caratterizza la ricerca musicale contemporanea, ha guidato il pubblico in una crescita e in una scoperta continue. Partendo dai paesaggi sonori di Nicola Sani e passando per le evocazioni delle parole “sfaldate” di Feldman, la rassegna ha trovato il suo culmine ideale nel “teatro mentale” di Sciarrino, permettendo di comprendere e vivere appieno “l’esperienza d’ascolto pura” sognata da Angius.
Il Novello Perseo, commissionato dalla Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto e rappresentato l’1 ottobre 2025 in prima esecuzione assoluta al Teatro Olimpico di Vicenza nell’ambito del 78° ciclo di Spettacoli Classici “Coro”, è una nuova veste dell’opera Perseo e Andromeda, eseguita per la prima volta il 27 gennaio 1991 all’Opera di Stoccarda presentata poi l’anno seguente alla Scala di Milano.
Perseo e Andromeda nasce nel 1986 dall’incontro con Alvise Vidolin, dal quale Sciarrino ha appreso l’uso del live electronics come elemento progettuale, e ha segnato l’inizio della collaborazione con il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova, vera eccellenza internazionale. Un’opera pionieristica, frutto della sinergia tra il compositore, Alvise Vidolin (regia del suono) e Paolo Zavagna (live electronics). Quel lavoro ha trovato nuova linfa nella versione odierna con i “margini orchestrali” presentati a Vicenza nel 2025, un progetto promosso dall’Accademia Olimpica di Vicenza in occasione del 470° anniversario della propria fondazione, e del 440° dell’inaugurazione del Teatro Olimpico, e dalla Scuola di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova, nel quadro del 150° anno di attività.
Perseo e Andromeda è stata la prima opera lirica di Salvatore Sciarrino, e fra le prime nell’intera storia del teatro musicale, in cui gli strumenti acustici tradizionali sono stati completamente abbandonati a favore di suoni elettronici generati in tempo reale da quattro computer operanti per sintesi sottrattiva, ossia attraverso filtri che selezionano i suoni dal suono bianco.
Il libretto non riprende il mito tramandato da Ovidio nel Libro IV delle Metamorfosi, ma trae ispirazione da Persée et Andromède ou le plus heureux des trois, racconto incluso nella raccolta “Moralità leggendarie” (Moralités légendaires, 1887) dello scrittore simbolista Jules Laforgue. Un autore particolarmente caro a Sciarrino, che lo aveva già utilizzato come fonte per il suo Lohengrin (1983-84).
Il testo francese aveva ispirato, prima di Sciarrino, anche l’omonima opera lirica in due atti scritta nel 1921 da Jacques Ibert su libretto di Michel Veber (noto con lo pseudonimo di “Nino”) e rappresentata nel 1929 all’Opéra di Parigi.
Nel racconto di Laforgue, Andromeda non accetta il destino di dover seguire Perseo solo perché questi ha ucciso il drago, liberandola dalla solitudine in cui era confinata su un’isola. L’opera è una brillante parodia modernista del mito classico di Perseo che libera Andromeda dal mostro in cui il mito viene capovolto e dissacrato. L’eroe epico viene ridicolizzato e dipinto come un giovane presuntuoso, vanitoso e rigido. Il temibile mostro marino si rivela invece una creatura sensibile, poetica e profondamente innamorata di Andromeda, con cui instaura un legame platonico e intellettuale. Andromeda, inizialmente prigioniera, si scopre legata al mostro da profondo affetto, rifiuta le pretese di Perseo e sovverte così il classico cliché della fanciulla in pericolo in attesa del salvatore.
La protagonista non viene rappresentata legata alla roccia sacrificale, ma si sente prigioniera di se stessa e di un destino di cui non può essere artefice. «Il sentimento di costrizione e noia espressi rivelano una condizione di violenza molto sottile ed attuale. Una figura femminile contesa tra due rivali, in attesa che il suo destino sia determinato dagli eventi, trascorre il proprio tempo sognando e volgendo lo sguardo costantemente verso nuovi e possibili orizzonti». Lo stesso Sciarrino ha dichiarato che «la noia di Andromeda è l’attesa e la sua vocazione consiste nell’impossibilità. Andromeda è un essere destinato a perdere in un colpo di vento tutte le illusioni. Il sentimento di attesa non è quindi quello di essere liberata dall’eroe, bensì una condizione interiore, l’impossibilità di determinare il proprio futuro».
Il novello Perseo di Sciarrino è un’opera “dove apparentemente non accade nulla”, eppure la drammaturgia è fortissima. Il riferimento alla mitologia, seppure profondamente rovesciata, consente al compositore di allontanarsi dalla realtà e di rifugiarsi nel sogno, trattando l’argomento non in modo diretto, ma come assenza, separato dalla contingenza.
Concretezza e assenza si riflettono nella musica: se da un lato si fa iperrealista, dall’altro i suoni dell’orchestra (fruscii, soffi, sibili) si fondono con l’elettronica. Si crea così un tessuto connettivo in cui non si distingue più la sorgente, grazie al ricorso a leggere profilature e risonanze che evocano l’assenza.
Ne nasce quel “teatro mentale” sciarriniano che ha trasformato la Sala dei Giganti in un gigantesco palcoscenico in cui l’ascoltatore, ovunque fosse seduto, si trovava al centro e parte di una scena resa reale dai suoni dell’elettronica.
Ma il teatro nasce anche dalla vocalità, vero fulcro attorno alla quale ruotano i suoni strumentali, creando un ininterrotto “flusso di coscienza”.
Sciarrino scolpisce la parola, con una scrittura vocale basata su tecniche come la “messa di voce” e la “granulazione”. Un recitativo personalissimo che rievoca il “recitar cantando” dell’opera del 600, rendendo la parola nitida e sempre perfettamente intellegibile, ma superandone il significato letterale per renderla al tempo stesso visionaria e specchio di un mondo interiore profondo che si discosta profondamente dalla realtà.
Nonostante la presenza di più personaggi, tutto è incentrato sul personaggio di Andromeda, alla quale la voce cristallina e dalla perfetta dizione di Eleonora Benetti è riuscita ad imprimere la tragica condizione di donna estremamente sola. Una figura il cui destino è legato a quello del suo drago, ma la cui voce resta inascoltata, nella sconsolata delusione finale in cui ricorda la propria infelice condizione, affidata alla frase “Dove sono i bei momenti”, evidente e colto richiamo al personaggio della Contessa nelle Nozze di Figaro, di cui condivide la triste sorte.
Meno incisiva nella pronuncia, ma dotata di una vocalità pastosa e seducente, il mezzosoprano Arianna Lanci è stata perfetta nel delineare il personaggio del Drago, simile a un mozartiano Cherubino spensierato, appassionato e a tratti giocherellone.
Ottima anche la resa della dualità dell’eroe-antieroe dipinta dalle voci di Giacomo Pieracci e Marco Gazzini che hanno impersonato i due volti del giovane Perseo, presuntuoso, vanitoso e rigido, reso duplice da Sciarrino.
A guidare la giovane ma solida compagnia di canto è stato il giovanissimo direttore Mattia Dattolo che ha dimostrato una straordinaria capacità di mettere a proprio agio le voci seguendole e assecondandole con grande perizia tecnica e competenza. Ha palesato, di contro, un timore quasi reverenziale nei confronti dell’Orchestra di Padova e del Veneto, un’istituzione complessa da conquistare in quanto eccellenza nel repertorio contemporaneo, banco di prova difficile anche per un giovane artista di talento come Dattolo. Questa “soggezione” si è concretizzata in una rigida freddezza che si smorzerà sicuramente con il tempo e l’esperienza.
Supporto solido e sicuro per Dattolo sono stati la regia del suono di Alvise Vidolin e il live electronics di Paolo Zavagna che hanno creato la scena con i suoni e hanno catapultato gli spettatori in medias res attraverso una rete sonora avvolgente. Folate di vento che sembravano muoversi e attraversare lo spazio della sala, onde del mare fluttuanti e il gioco dei sassi con cui il drago cercava di divertire Andromeda, apparivano reali e nitidi.
I margini orchestrali, scritti appositamente per questa nuova versione, si fondevano in uno scambio continuo con la perfezione e iperrealtà dell’elettronica nel tentativo di rendere la parte più terrena e carnale del suono. Tuttavia, complice la forte tensione del podio, l’orchestra ha faticato a far sentire la propria voce, restituendo una lettura ritmicamente impeccabile ma a tratti fredda e ipertecnicistica.
In conclusione, è stato straordinario assistere al percorso di crescita del pubblico, letteralmente accompagnato per mano nella scoperta di pagine rare e di straordinaria bellezza, che non rappresentano semplici esecuzioni musicali ma vere e proprie esperienze sensoriali capaci di coinvolgere totalmente lo spettatore.
La sfida di Angius ha gettato un seme importante, che ha visto nascere i primi germogli mostrando una platea di volta in volta sempre più numerosa, attenta e caratterizzata da una spiccata “sete” di novità. La “bella avventura” di Veneto Contemporanea ha posto ottime basi, raccogliendo i frutti di un lavoro che si muove in una direzione “non convenzionale”, capace di portare l’esperienza d’ascolto a un livello culturale decisamente superiore.
Federica Bressan
(10 giugno 2026)
La locandina
| Direttore | Mattia Dattolo |
| Live Electronics | Alvise Vidolin, Paolo Zavagna |
| Andromeda | Eleonora Benetti |
| Il drago | Arianna Lanci |
| Perseo | Giacomo Pieracci e Marco Gazzini |
| Orchestra di Padova e del Veneto | |
| Programma | |
| Salvatore Sciarrino | |
| Il novello Perseo (2025) | |




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