Rovereto: Andrea Rocchi tra Venezia e Posillipo
Nell’ambito del Festival Settenovecento, quest’anno dedicato al Mediterraneo come crocevia di sguardi e di suoni, il recital pianistico proposto domenica 20 settembre al Giardino di S. Osvaldo di Rovereto ha restituito un’Italia raccontata per accumulo di prospettive, mai per sintesi facile. Andrea Rocchi tornava a proporsi in veste di solista dopo sette anni spesi prevalentemente sul versante cameristico, e il programma ne ha reso ragione con un’intelligenza costruttiva rara, oltre che con un discorso musicale di intensa intimità, sostenuto da dinamiche sempre calibratissime eppure mai chiuse, capaci di aprirsi a un margine di fantasia e di abbandono lirico ogni volta che il testo lo richiedeva.
Il programma – preceduto da una sapida conversazione tra l’interprete e Luca Ciammarughi – si è aperto con le Venetianische Gondellieder di Mendelssohn, e qui l’interpretazione di Rocchi ha meritato un ascolto particolarmente attento nella op. 30 n. 6 in fa diesis minore, quella in cui il compositore condensa l’immagine della gondola in un moto ondulatorio quasi ipnotico. Rocchi vi ha trovato una notturnità complice, velata di malinconia trattenuta più che dichiarata: l’accompagnamento ha mantenuto un’oscillazione costante e mai meccanica, mentre la linea melodica si è distesa con un rubato minimo, quasi sussurrato, che ha lasciato intuire il non detto senza scivolare in facili stucchevolezze. È parso davvero il fulcro emotivo del brano, il momento in cui l’immagine veneziana smette di essere cartolina sonora e diventa confessione trattenuta.
Nella Barcarolle op. 60 di Chopin il medesimo principio del dondolio si è trasformato in materia armonica pura: Rocchi ha costruito l’ampia arcata centrale con un crescendo dosato con grande cura, senza mai forzare la sonorità, lasciando che fosse l’armonia stessa, nei suoi slittamenti cromatici, a produrre la tensione. Nel primo Chopin, il giovanile Souvenir de Paganini, il tocco si è fatto più leggero e quasi improvvisativo, a sottolineare la matrice brillante del pezzo senza perdere quella qualità di canto che avrebbe accompagnato il compositore per tutta la vita.
Diverso, e per certi versi complementare, l’approccio riservato a Thalberg, di cui Rocchi esegue gli Estratti II – XXIII – XIX – IX – V dalle 24 Pensées musicales op. 75: le pagine ispirate al soggiorno napoletano, quello vissuto e non semplicemente attraversato a Posillipo, sono state proposte liberandole dal sospetto di mero sfoggio tecnico che spesso le accompagna. Nell’esecuzione di Rocchi il virtuosismo è apparso radicato in un’appartenenza reale al paesaggio, con un canto sempre chiaramente udibile in mezzo alla filigrana degli arpeggi, segno di un’idea interpretativa pensata prima ancora che realizzata.
A chiudere, Liszt con le Nuits d’été à Pausilippe S399 – I. Il Barcajuolo, II. Notturno, III.Canzone napoletana: un’Italia scavata, analizzata, ricostruita nei suoi riferimenti letterari e pittorici con un rigore che non lascia spazio all’estemporaneità.
Qui Rocchi ha scelto tempi meno slanciati di quanto ci si potrebbe aspettare, quasi meditativi, privilegiando la stratificazione del testo rispetto al gesto spettacolare, senza però rinunciare ai momenti in cui la scrittura lisztiana chiede apertura totale della sonorità e virtuosismo marcato.
Quattro autori, quattro modi di intendere il viaggio: l’osservatore mendelssohniano, il canto sospeso di Chopin, il residente thalberghiano, l’esegeta lisztiano. Rocchi li ha tenuti insieme con una padronanza timbrica che ha reso credibile ogni singolo affondo stilistico, confermando un ritorno alla dimensione solistica che lascia intendere quanto gli anni cameristici abbiano affinato, più che attenuato, la sua voce pianistica.
Caloroso e meritato successo, e bis thalberghiano con la XIII delle 24 Pensées musicales.
Alessandro Cammarano
(20 settembre 2026)
La locandina
| Pianoforte | Andrea Rocchi |
| Programma: | |
| Felix Mendelssohn | |
| 4 Venetianische Gondellieder | |
| op. 19 n. 6 in sol minore | |
| op. 30 n. 6 in fa diesis minore | |
| MWV U136 in la maggiore | |
| op. 62 n. 5 in la minore | |
| Fryderyk Chopin | |
| Souvenir de Paganini B37 | |
| Barcarolle op. 60 | |
| Sigismond Thalberg | |
| Estratti da 24 Pensées musicales op. 75 | |
| II – XXIII – XIX – IX – V | |
| Franz Liszt | |
| Nuits d’été à Pausilippe S399 | |
| I. Il Barcajuolo | |
| II. Notturno | |
| III. Canzone napoletana | |




Ph. James Bort/Warner
Ph. Alessandro Zanon
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