Salisburgo: i “fili” di Ulisse
Ci sono spettacoli che restituiscono un’opera alla sua essenza più segreta, e questo Ritorno d’Ulisse in patria firmato da Franco Citterio e Giovanni Schiavolin – con la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli al cuore della scena – è uno di quelli. Alla Haus für Mozart di Salisburgo, per il Festival di Pentecoste 2026, Monteverdi ha ritrovato – come era successo due anni fa con l’Orfeo – qualcosa che raramente gli viene concesso: il silenzio intorno alla musica.
La scelta delle marionette non è un vezzo estetico né un omaggio nostalgico al teatro di figura. È una decisione drammaturgica radicale. I personaggi del mito – Ulisse, Penelope, Minerva, i Proci – si muovono nello spazio con la grazia sospesa e leggermente innaturale che appartiene soltanto alle figure animate da mani invisibili, e questo straniamento produce un effetto del tutto inatteso: libera l’ascolto.
Privato del riferimento realistico del corpo umano in scena, lo spettatore si ritrova a seguire la musica con un’attenzione acuita, quasi medicale. Ogni inflessione del recitativo monteverdiano, ogni slancio melodico, ogni silenzio tra una parola e l’altra acquista un peso specifico che le regie tradizionali spesso diluiscono nel movimento degli interpreti.
Eppure le marionette dei Colla non sono mai fredde. Alice Archinti, Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella e i loro colleghi le animano con una sapienza artigianale che trasforma ogni gesto in eloquenza pura: il passo esitante di Penelope nella sua attesa millenaria, il portamento regale di Minerva, la comicità fisica e patetica di Iro – affidato in voce a un Davide Livermore di rara intelligenza scenica anche nel solo contributo vocale – sono costruiti con un’economia espressiva che commuove proprio perché non concede nulla al facile effetto.
Sul podio, Gianluca Capuano guida Les Musiciens du Prince – Monaco con la consueta autorevolezza filologica, ma senza mai scivolare nell’accademismo. Il continuo respira, le linee si distendono o si contraggono secondo una logica affettiva prima ancora che teorica. È una lettura che sa essere lussuosa nella lentezza del lamento di Penelope – Sara Mingardo, voce di ambra e gravità assoluta, che già nel primo atto costruisce una delle più memorabili incarnazioni del personaggio che la scena monteverdiana ricordi – e scattante, quasi beffarda, nelle scene dei Proci.
Vito Priante è un Ulisse di statura autentica: il timbro baritonale, brunito e mobile, percorre senza sforzo apparente i repentini cambi di registro emotivo che Monteverdi impone al personaggio, dall’amarezza dell’esule al furore vendicativo. Arianna Vendittelli conferisce a Minerva una lucentezza soprano di smagliante precisione; Massimo Altieri è un Telemaco vibrante e commosso; Alessandro Ravasio gestisce con sicurezza il doppio ruolo di Tempo e Nettuno, differenziando i due con intelligenza timbrica.
Raffaele Giordani, Carlotta Colombo, Sandro Rossi, Jiayu Jin, Francesca Cassinari, Stefano Gambarino, Jacopo Facchini e Giacomo Pieracci completano un cast senza punti deboli, ciascuno misurato, ciascuno consapevole di essere parte di un organismo unitario.
Le scene e le luci di Franco Citterio definiscono uno spazio che sembra sospeso tra il teatro di corte seicentesco e un sogno arcaico: colori profondi, ombre calcolate, una scenografia che non invade ma contiene. I costumi di Maria Grazia Citterio e Cecilia Di Marco vestono le marionette con un rigore che è anche bellezza.
La coproduzione con l’Opéra de Monte-Carlo porta a Salisburgo uno spettacolo che resterà come punto di riferimento per chiunque voglia ripensare Monteverdi al di fuori dei luoghi comuni. Non è teatro che seduce immediatamente: chiede attenzione, chiede di abbandonare le abitudini percettive. Ma chi accetta il patto ne esce trasformato.
Alessandro Cammarano
(24 maggio 2026)
Deutsche Version
Es gibt Inszenierungen, die einer Oper etwas zurückgeben, das ihr selten gewährt wird: die Stille um die Musik herum. Die Produktion von Monteverdis Il ritorno d’Ulisse in patria, die Franco Citterio und Giovanni Schiavolin gemeinsam mit der Mailänder Marionettencompagnie Carlo Colla & Figli für die Pfingstfestspiele Salzburg 2026 im Haus für Mozart erarbeitet haben, gehört zu jenen seltenen Ereignissen, die man nicht vergisst.
Der Einsatz von Marionetten ist hier keine ästhetische Laune und kein folkloristischer Verweis auf das Figurentheater. Es ist eine radikal dramaturgische Entscheidung. Ulisse, Penelope, Minerva, die Freier — sie alle bewegen sich im Raum mit jener schwebenden, leicht übernatürlichen Grazie, die ausschließlich Figuren zu eigen ist, die von unsichtbaren Händen gelenkt werden. Und dieser Verfremdungseffekt zeitigt eine gänzlich unerwartete Wirkung: Er befreit das Zuhören. Ohne den realistischen Bezugspunkt des menschlichen Körpers auf der Bühne folgt das Publikum der Musik mit einer geschärften, beinahe klinischen Aufmerksamkeit. Jede Wendung im monteverdianischen Rezitativ, jeder melodische Aufbruch, jede Pause zwischen zwei Worten gewinnt ein spezifisches Gewicht, das konventionelle Inszenierungen durch die Bewegung der Darsteller oft verwässern.
Doch die Marionetten der Colla bleiben niemals kalt. Alice Archinti, Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella und ihre Kollegen führen sie mit handwerklicher Meisterschaft, die jeden Gestus in reine Beredsamkeit verwandelt: Penelopes zögernder Schritt in ihrem jahrzehntelangen Warten, Minervas herrschaftliche Haltung, die körperliche und zugleich rührende Komik des Iro — dem Davide Livermore stimmlich mit seltener szenischer Intelligenz Leben einhaucht — sind mit einer Ausdrucksökonomie gebaut, die gerade deshalb bewegt, weil sie dem billigen Effekt nichts zugesteht.
Am Pult führt Gianluca Capuano Les Musiciens du Prince — Monaco mit gewohnter philologischer Autorität, ohne je in Akademismus zu verfallen. Das Continuo atmet, die Linien dehnen oder verdichten sich nach einer affektiven Logik, die der theoretischen vorangestellt ist. Es ist eine Lesart, die sich in der Langsamkeit von Penelopes Lamento — Sara Mingardo, Stimme von Bernstein und absoluter Schwere, baut bereits im ersten Akt eine der eindrücklichsten Verkörperungen der Figur, die die Monteverdi-Bühne kennt — ebenso zu behaupten weiß wie in der fast spöttischen Behändigkeit der Freierszenen.
Vito Priante ist ein Ulisse von echtem Format: Der bronzefarbene, bewegliche Bariton durchmisst mühelos die abrupten emotionalen Registerwechsel, die Monteverdi der Figur abverlangt, vom Bitternis des Verbannten bis zur rachsüchtigen Entschlossenheit. Arianna Vendittelli verleiht der Minerva eine strahlende sopranistische Präzision; Massimo Altieri ist ein vibrierender, aufgewühlter Telemaco; Alessandro Ravasio bewältigt die Doppelrolle von Tempo und Nettuno mit timbraler Differenzierungskunst. Raffaele Giordani, Carlotta Colombo, Sandro Rossi, Jiayu Jin, Francesca Cassinari, Stefano Gambarino, Jacopo Facchini und Giacomo Pieracci vervollständigen ein Ensemble ohne Schwachstellen, in dem jeder Einzelne sich als Teil eines organischen Ganzen begreift.
Bühne und Licht von Franco Citterio entwerfen einen Raum, der zwischen dem höfischen Theater des 17. Jahrhunderts und einem archaischen Traum zu schweben scheint: satte Farben, kalkulierte Schatten, eine Szenographie, die nicht überlagert, sondern fasst. Die Kostüme von Maria Grazia Citterio und Cecilia Di Marco kleiden die Marionetten mit einem Rigorismus, der zugleich Schönheit ist.
Die Koproduktion mit der Opéra de Monte-Carlo bringt nach Salzburg ein Spektakel, das als Referenzpunkt für jeden gelten wird, der Monteverdi jenseits der Gemeinplätze neu denken will. Es ist keine Inszenierung, die sofort verführt: Sie verlangt Aufmerksamkeit, verlangt das Ablegen gewohnter Wahrnehmungsreflexe. Wer den Pakt eingeht, geht verändert hinaus.
La locandina
| Direttore | Gianluca Capuano |
| Regia | Franco Citterio, Giovanni Schiavolin |
| Scene e luci | Franco Citterio |
| Costumi | Maria Grazia Citterio, Cecilia Di Marco |
| Personaggi e interpreti: | |
| Ulisse | Vito Priante |
| Penelope | Sara Mingardo |
| Minerva | Arianna Vendittelli |
| Telemaco | Massimo Altieri |
| Tempo / Nettuno | Alessandro Ravasio |
| Giove / Eurimaco / Anfinomo | Raffaele Giordani |
| Amore / Melanto | Carlotta Colombo |
| L’Umana Fragilità / Ericlea | Sandro Rossi |
| Giunone | Jiayu Jin |
| Fortuna | Francesca Cassinari |
| Eumete | Stefano Gambarino |
| Iro | Davide Livermore |
| Pisandro | Jacopo Facchini |
| Antinoo | Giacomo Pieracci |
| Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli | |
| Alice Archinti, Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella, Camillo Cosulich, Debora Coviello, Carlo Decio, Cecilia Di Marco, Tiziano Marcolegio, Giovanni Schiavolin, Paolo Sette | |
| Les Musiciens du Prince — Monaco | |










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