The Echo Chamber: (Venezia°83), l’eredità di Bertolucci tra amore e dipendenza
Abbiamo assistito all’anteprima e alla conferenza stampa di The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro in Concorso per il Leone d’Oro a Venezia 83, nelle sale italiane dal 10 settembre.
Un cast di stelle indiscusse: il bravissimo Luca Marinelli affiancato da Alicia Vikander e Susan Sarandon — dà vita a un film cupo eppure romantico, intenso e sfaccettato, che scava nei concetti di dipendenza affettiva e relazione tossica, interrogandosi sull’inizio e sulla fine delle storie d’amore, sul confine sottile tra giusto e sbagliato, sulla fragilità dell’essere umano.
Leo è un musicista quarantenne alle prese con un progetto tutt’altro che irrealizzabile: Ava May, icona della musica interpretata da una Susan Sarandon più dark e misteriosa che mai, ha accettato di farsi scrivere e produrre un nuovo album proprio da lui, ammaliata dalla sua aura tormentata e bohémien. Nel frattempo, però, Leo combatte con un dolore alla schiena che lo renderà progressivamente dipendente dagli antidolorifici somministratigli da Anne, la fisiatra che lo ha in cura, interpretata da Alicia Vikander, la quale gli fa visita nella sua (splendida) casa londinese, suggestivo set del film (in realtà girato a Roma).
Il film nasce dall’ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci, scritta dal maestro insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi negli ultimi anni della sua vita, prima della sua scomparsa nel 2018. Come ha spiegato in conferenza stampa la stessa Rampoldi, che insieme alla collega ha incontrato più volte Bertolucci per lavorare al progetto, si tratta di una rielaborazione personale, da parte di Pallaoro, di un soggetto altrettanto personale del regista di Ultimo tango a Parigi. Non è un caso che Venezia 83 abbia scelto di rendere omaggio a Bertolucci in due occasioni distinte: oltre a The Echo Chamber, il festival ospita anche Joie de vivre, il documentario a lui dedicato da Luca Guadagnino, quasi a voler restituire, vent’anni dopo il Leone d’Oro alla carriera ricevuto nel 2007, un doppio sguardo sulla sua eredità.
Il titolo del film non è casuale: la vicenda di Leo e Anne non ci viene raccontata in modo lineare, ma si sviluppa infatti su diversi livelli temporali che si intrecciano e si sovrappongono di continuo, come se il passato non riuscisse mai a restare davvero alle spalle dei due protagonisti, ma tornasse sempre a riaffiorare nel loro presente, quasi rimbalzasse da una parete all’altra della stessa stanza. I due si allontanano e si riavvicinano senza sosta, incapaci tanto di lasciarsi andare quanto di costruire un legame realmente libero: la cura reciproca scivola progressivamente in dipendenza, tanto fisica quanto psicologica, e il desiderio si trasforma in bisogno di controllo. Sullo sfondo aleggia la presenza di Ava, la cui voce attraversa il tempo e le stanze della casa londinese come un fantasma mai del tutto esorcizzato. A un certo punto della storia, in un dialogo tra Anne e Leo, si insinua una riflessione sul rapporto tra suono e silenzio, su quale sia il contrario della musica, se il rumore o il silenzio: un interrogativo che, più di ogni altro momento del film, racchiude il senso profondo, sospeso com’è tra presenza e vuoto, tra ciò che risuona e ciò che tace. I due amanti saranno costretti a vivere nella casa che ha visto nascere il loro amore nel silenzio, in solitudine, sfuggendo l’uno all’altra di continuo, per non nuocersi a vicenda.
Luca Marinelli e Alicia Vikander offrono un’interpretazione intensa e profonda, capace di restituire con precisione le sfumature di un amore tossico destinato a far male a entrambi. Un aspetto su cui vale la pena soffermarsi è la componente musicale, elemento portante del film: il pubblico scopre in Marinelli un cantante di sorprendente bravura, mentre la voce di Susan Sarandon torna a farsi sentire sul grande schermo dopo un lungo silenzio, che risale addirittura ai tempi di The Rocky Horror Picture Show. Per l’attrice si è trattato di una sfida impegnativa, affrontata con coraggio e determinazione anche grazie al supporto del regista e del collega Marinelli, fino a raggiungere un risultato finale sorprendente, che ne conferma ancora una volta il talento straordinario. Durante la conferenza stampa, Sarandon ha colto l’occasione per tornare a parlare della sua vicinanza alla causa palestinese, raccontando di aver perso di recente alcuni ruoli a causa delle pressioni esercitate da agenzie contrarie a scritturarla per via delle sue posizioni politiche, pur affermando di sentirsi comunque accolta e sostenuta dai progetti internazionali con cui continua a collaborare.
Merita una menzione particolare anche la fotografia, suggestiva e volutamente cupa, capace tuttavia di restituire al tempo stesso un’atmosfera intima e avvolgente. Da segnalare, inoltre, la scelta audace della scena finale, che sembra richiamare da vicino il cinema più controverso di Bertolucci, con un incontro sessuale decisamente insolito tra i due protagonisti.
The Echo Chamber si configura dunque come un progetto ambizioso, che forse osa più del dovuto, ma che rappresenta senza dubbio una delle proposte più interessanti di questa edizione della Mostra, grazie all’ottimo lavoro di regia firmato da Pallaoro e alla prova magistrale offerta dall’intero cast.
Michele Carmone
10 Settembre 2026
La locandina
| Regia: | Andrea Pallaoro |
| Scenaggiatura: | Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi |
| Genere: | Sentimentale, Drammatico |
| Durata: | 120min |
| Personaggi e interpreti: | |
| Anne | Alicia Vikander |
| Leo | Luca Marinelli |
| Ava | Susan Sarandon |
Recitazione, fotografia
Ritmo, sviluppo narrativo










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