Trento: la soavità di Matvienko

Tra i venti di cambiamento che accompagnano l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento in questi ultimi mesi del 2025 – a settembre Giorgio Battistelli lascia, con un anno d’anticipo, la direzione artistica della stagione sinfonica e operistica “per divergenze”; il suo ruolo viene affidato ad interim ad André Comploi in attesa della progettazione di un bando; in ottobre Alessandro Bonato diventa direttore principale; in novembre Ottavio Dantone lascia “per motivi personali” la direzione musicale affidatagli nel 2024 – ciò che rimane stabile è l’affetto che i trentini, convinti abbonati, provano per la loro orchestra. E questa fiducia viene ripagata a ogni concerto, così come è stato nella bella serata che a fine novembre ha visto sul podio il giovane direttore Dmitry Matvienko.

Sulla carta un programma degno delle turbolenze descritte – una “Tragica” e una “Nona” – che ci restituisce, invece, attraverso le pagine di Schubert (Sinfonia n. 4) e di Šostakovič (Sinfonia n. 9), un sentimento lontano dalla gravosità.

Che Schubert non frequenti le profondità drammatiche e funeste di Mahler è facile da prevedere, anche se non si può dire che il compositore viennese non conosca il dolore più acuto. Quale gelo nel cuore del viandante abbandonato che non farà ritorno dal suo errare nella solitudine di un paesaggio invernale (vedi il ciclo liederistico Winterreise)!

Ma nella Quarta Sinfonia il lato tragico di Schubert non è desolazione e sconfitta, è più incomprensione e ravvedimento. È quel timbro morbido ma accorato, intimo eppure vibrante, che Matvienko riesce a ottenere dagli archi nel secondo movimento e che si anima nelle schermaglie della parte centrale, descrivendo una lotta interiore degna dei romanzi di Jane Austen: ricorsiva, dolorosa, ingiusta, mutevole eppure fiduciosa. Il terzo movimento si accende, il quarto spinge la tensione al tragico con le sincopi, ma più che una lotta pare una danza. Plauso al giovane direttore russo, che centra il carattere di queste pagine con delicatezza ed eleganza.

La Nona Sinfonia di Šostakovič avrebbe potuto essere tragica, restituendo le circostanze storiche della Seconda Guerra Mondiale, o almeno avrebbe dovuto essere celebrativa, rispondendo ai desideri dell’opinione pubblica e dei politici in Unione Sovietica. Invece, rimane una partitura leggera composta nella raggiante tonalità di Mi bemolle maggiore. Il compositore russo, di cui conosciamo esempi lucidi di densità e pesantezza, qui racconta qualcosa di diverso, e lo fa utilizzando quello stile mahleriano che trova nelle melodie popolari e nel dialogo tra pochi strumenti quella semplicità ora autentica ora distorta. Una prova convincente per la sezione dei fiati dell’orchestra Haydn, sia legni sia ottoni, che rispondono alle richieste del direttore con dei soli perfettamente centrati, dallo spavaldo ottavino al querelante fagotto, dall’emozionante flauto alla gioiosa tromba, senza mai vacillare. Il fermento cresce nel susseguirsi dei movimenti, fino a esplodere in un gran finale baldanzoso che suggella un’altra bella serata della stagione e conferma la solidità del livello raggiunto da questa orchestra, nonostante tutto.

Monique Cìola
(26 novembre 2025)

La locandina

Direttore Dmitry Matvienko
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Programma:
Franz Schubert
Sinfonia n. 4 in do minore, D 417 “Tragica”
Dmitrij Šostakovič
Sinfonia n. 9 in mi bemolle maggiore, op. 70

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.