• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Rss questo sito
  • Home
  • News
  • Recensioni
    • dal Vivo
      (teatri e dintorni)
    • da Salotto
      (dischi e video)
    • in Libreria
    • dal Cinema
      (e piccolo schermo)
  • Interviste
  • Approfondimenti
  • Noi
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
  • Home
  • News
  • Recensioni
    • dal Vivo
      (teatri e dintorni)
    • da Salotto
      (dischi e video)
    • in Libreria
    • dal Cinema
      (e piccolo schermo)
  • Interviste
  • Approfondimenti
  • Noi
Sei in: Home1 / Recensioni2 / dal Vivo3 / Zermatt: seduzioni festivaliere

Zermatt: seduzioni festivaliere

Ricordo un raffinato monsignore milanese che sosteneva di sentire la voce di Dio nelle Suite per violoncello di Bach. Affermazione che, per quanto poetica, non toccava certo le corde di noi atei. È solo a quasi dieci anni di distanza che mi accorgo finalmente, se non di condividerne la convinzione, di captare le componenti di tale Credo.

Se anche a noi atei è riservato un posto in paradiso, questo è probabilmente da ricercare fra le Alpi svizzere, più specificamente a Zermatt. È sotto l’imponente egida del Cervino, in una piccola chiesa anglicana, che Claudio Bohórquez, vincitore nel 2000 del premio “Pablo Casals” e professore alla Hochschule für Musik “Hanns Eisler” di Berlino, ci accompagna per un Itinerarium mentis in Deum tramite le Suite n. 1 in sol maggiore, BWV 1007; n. 4 in mi bemolle maggiore, BWV 1010 e n.  5 in do minore, BWV 1011.

È l’elegante rigore formale delle architetture armoniche a comporre la cattedrale uditiva tanto celebre del Preludio nella Suite n. 1. Cattedrale che potrebbe ridursi a intricato esercizio di meccanica digitale se costruita su un’esibizione virtuosistica, che Bohórquez modella invece su un’esecuzione dalla gestualità ascetica. Ad occhi chiusi, gli umanissimi spunti di danza vengono fatti emergere attraverso minime ma pregnanti differenziazioni di articolazione, pressione d’arco e peso dinamico, all’insegna di una sottile inegalité. È in questa proprietà esecutiva che si riscontra la competenza di un musicista che non mira ad interpretare la partitura secondo una rielaborazione meramente soggettivista, ma che aspira, riuscendoci, a restituirla al pubblico nella sua forma più nuda, senza tuttavia deprivarla di umanità. La sua tecnica, sapientemente dominata, tende infatti a farsi invisibile. Gli ampi spostamenti di posizione, le estensioni della mano sinistra, le insidie dell’intonazione e il continuo passaggio a registri differenti non vengono percepiti se non visivamente, lasciando al solo ascolto il mistero di una naturale architettura sonora che si impone con la solidità di tutto ciò che appare necessario, indispensabile. Basti pensare alla Suite n. 4, dove la tonalità di mi bemolle maggiore, assai ardua per il violoncello, richiede ampi spostamenti di posizione e diteggiature insolite in numerosi passaggi, o alla Suite n. 5, dove il Preludio apre con una grave sezione introduttiva, di stile francese, prima di sfociare in una fuga di grande ampiezza, impresa insolita per uno strumento che può soltanto suggerire la polifonia. Passaggi elegantemente risolti, con una naturalezza che ne dissimula l’estrema complessità.

Il concerto si conclude con una Sarabanda estremamente spoglia, in cui l’unica linea melodica è priva delle doppie corde che, normalmente, riempiono la sonorità del violoncello bachiano in questo genere di danza. Ed è in tale spoglio che la musica procede dal sensibile all’intellegibile. Partiamo infatti dal suono concreto dell’arco sulla corda; riconosciamo progressivamente il ritmo, la tonalità, l’armonia, il contrappunto; percepiamo infine una forma che non coincide più con nessuno di questi elementi presi singolarmente.

Bohórquez riesce quindi, tramite la tecnica, che per noi atei sancisce la bravura antropica, a farci dimenticare della tecnica stessa, presentandoci la grandiosa architettura bachiana nella sua forma più pura, che, volendo essere pii, ci condurrebbe alla parola divina.

“Emelyanychev a 2.222” metri. Così è scritto sulla locandina, così è stato promesso a colazione dal direttore artistico del festival. Dal trenino in direzione Gornergrat scendo a Riffelalp, altipiano soleggiato dove, su un’altalena vista Cervino, il radiante concertatore russo dialoga serenamente con passanti, musicisti e stampa. Per quanto peculiare, è questa l’immagine che ho più viva nella memoria, quella di un direttore d’orchestra, pianista e fortepianista affabile, spoglio da ogni etichetta che il suo talento, ed esperienza, richiederebbero a giusto titolo.

Nei giorni precedenti Maksim Emelyanychev si era esibito in veste di direttore e pianista al fortepiano con la Zermatt Festival Orchestra, ensemble composto da trentacinque giovani e talentuosi musicisti provenienti da tutto il mondo. L’orchestra si riunisce ogni settembre per due settimane, durante le quali i giovani strumentisti lavorano a stretto contatto con i componenti dello Scharoun Ensemble, formazione cameristica composta da musicisti dei Berliner Philharmoniker, con cui condividono inoltre il palcoscenico nel corso del Festival.

Al Quintetto in mi bemolle per pianoforte e fiati, Op. 16 di Beethoven, succede la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, Op. 55, la celebre Eroica, sinfonia che, data la notorietà, mette speicalmente in risalto la visione interpretativa adottata dal direttore e dall’orchestra. Emelyanychev fa sfoggio di una gestualità estremamente cinetica che riesce a tradurre in impulso fisico le tensioni della partitura. Movenze energiche e saettanti concorrono a un controllo deciso dei dettagli agogici, della dinamica e dell’articolazione. Come un abile sciatore che ha memorizzato ogni pendenza e tornante della pista, Emelyanychev attraversa le alte velocità senza timore, senza smarrire il controllo del gesto, e senza mai dare l’impressione di seguire pedissequamente dei rigidi binari prestabiliti. La vertiginosa rapidità del fraseggio non genera concitazione, ma una tensione dinamica naturalmente padroneggiata.

Sotto la sua guida, la giovane orchestra suona con notevole compattezza d’insieme, precisione degli attacchi e rigorosa disciplina agogica. Gli archi mostrano una perfetta unità d’arcate e una comprensione profonda dei netti excursus dinamici chiesti dal direttore, mentre fiati e ottoni si distinguono per nitidezza dell’intonazione, omogeneità timbrica e incisività degli accenti. Le stratificazioni contrappuntistiche sono nitidamente percepibili, senza il minimo appesantimento dei volumi sonori. Il risultato è un Beethoven teso, nervoso e strutturalmente lucidissimo, nel quale la violenza degli sforzati convive con una notevole trasparenza polifonica.

I toni rilassati, quasi canzonatori di rigide direzioni imbellettate, spiccano durante la seconda serata, quando, una volta concluso il Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 di Mozart, un fragoroso rullo di tamburi scandisce l’ingresso della Sinfonia n. 103 in mi bemolle maggiore di Haydn, annunciando al contempo l’arrivo del direttore sul podio. Un espediente teatrale che si ripropone, specularmente, al termine dell’esecuzione.

Ora, a 2.222 metri, in una raccolta chiesetta, Emelyanychev si unisce allo Scharoun Ensemble in un repertorio raffinato e possente, prima nel Sestetto in do maggiore Op. 37 di Ernő Dohnányi, poi nel Trio per pianoforte in re maggiore Op. 70 n. 1 di Beethoven, infine nel Sestetto FP100 di Poulenc e nella Pavane Op. 50 di Fauré come bis, riadattata per un piccolo ensemble d’archi, fiati e pianoforte.

Nel Sestetto di Poulenc, l’ensemble offre una prova complessivamente solida e puntuale, sebbene l’acustica al contempo secca e fragorosa penalizzi la qualità sonora degli attacchi e il bilanciamento acustico complessivo. Si ha inoltre l’impressione che, davanti ad una partitura dal forte trasporto onirico, si opti per un’interpretazione che ponga meno gli accenti sui timbri vellutati propri della scrittura poulenchiana, accentuando invece i contrasti espressivi. Sicuro di ritrovarmi di fronte ad un quadro dell’ultimo periodo di Chagall, mi viene invece presentato un quadro dello stesso pittore, ma del periodo cubista. Il risultato è una tavolozza più angolare e chiaroscurale, sulla quale le asperità ritmiche e gli scarti agogici assumono maggiore rilievo rispetto alla cantabilità.

Con la Pavane Emelyanychev si congeda, rinnovando la promessa di ritrovarci presto in qualche altro anfratto di paradiso.

Jacopo Marchesini Viola
(11, 12 e 13 settembre 2026)

La locandina

11 settembre
Fortepiano e direzioneMaxim Emelyanychev
Zermatt Festival Orchestra 
Scharoun Ensemble Berlin
Programma:
Ludwig van Beethoven
Quintetto in Mi bemolle per pianoforte e fiati, Op. 16
Ludwig van Beethoven
Sinfonia No. 3 in Mi bemolle maggiore, Op. 55 “Eroica”
12 settembre
Fortepiano e direzioneMaxim Emelyanychev
Zermatt Festival Orchestra
Programma:
Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per pianoforte e orchestra n. 20, K. 466
Joseph Haydn
Sinfonia n. 103 in Mi bemolle maggiore “Rullo di timpani”
13 settembre
PianoforteMaxim Emelyanychev
Scharoun Ensemble Berlin
Programma:
Ernő Dohnányi
Sestetto in Do maggiore Op. 37
Ludwig van Beethoven
Trio per pianoforte in Re maggiore, Op. 70, N. 1, “Trio degli Spettri”
Francis Poulenc
Sestetto, FP 100
13 settembre
VioloncelloClaudio Bohórquez
Programma:
Johann Sebastian Bach 
Suite No. 1 in Sol maggiore, BWV 1007
Suite No. 4 in Mi bemolle maggiore, BWV 1010
Suite No. 5 in Do minore, BWV 1011

Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi attraverso Mail
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento Annulla risposta

Devi essere connesso per inviare un commento.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Search Search

Categorie

  • Notizie (1.282)
  • Recensioni (2.534)
    • dal Vivo (2.371)
    • in Libreria (51)
    • da Salotto (92)
    • dal Cinema (20)
  • Interviste (345)
  • Approfondimenti (223)
Seguici su Google News

Commenti recenti

  • mcLXXIV su Firenze: il Maggio riscopre la Finta semplice
  • scrn037 su Vicenza: Poppea incoronata e i tacchi di Nerone
  • Lorenzo Della Fonte su Chi è Beatrice Venezi
  • Matteo Pozzato su 3 maggio 2020, Sognando l’Arena
  • Monica su 3 maggio 2020, Sognando l’Arena

Archivi

Ultimi articoli

  • Venezia: il Bru Zane riscopre Clémence de Grandval29 Settembre 2026 - 8:00
  • Ph F.Parenzan
    Trieste: Mozart & Koopman accoppiata perfetta27 Settembre 2026 - 10:01
  • Ph. Manuel Sisvestri
    Venezia: Pagliacci sitcom27 Settembre 2026 - 0:30
  • Anonymous Content, Netflix, Now Films, Biennale Venezia
    Possible Love: (Venezia°83), silenzi tra due mondi26 Settembre 2026 - 19:13
  • Ph. Festival Cristofori / TwoLostVoyagers
    Padova: Pagano e Spada, cronaca di un’intesa26 Settembre 2026 - 14:23

Tag

Arena di Verona Brahms Bru Zane Carmina Burana Chieti Così fan tutte Doray Dubois Hervé Lee Chang-dong Les Brigands les Chevaliers Malibran Mozart Padova Pianoforte Quatuor Ardeo Quatuor Giardini Quatuor Modigliani Raes Tchakerian telefono Tosca Trio di Parma Zuckermann
Le Salon Musical
Direttore responsabile:
Alessandro Cammarano
Registrazione tribunale di Vicenza n.ro 1/2022 del 10-03-2022
Search Search
© 2017-2026 Le Salon Musical - Tutti i diritti riservati - Informativa Privacy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Rss questo sito
Collegamento a: Alessio Pizzech: «Il linguaggio è un luogo della meraviglia» Collegamento a: Alessio Pizzech: «Il linguaggio è un luogo della meraviglia» Alessio Pizzech: «Il linguaggio è un luogo della meraviglia»Ph. Barbara RigonCollegamento a: Venezia: il filo rosso del mecenatismo illuminato Collegamento a: Venezia: il filo rosso del mecenatismo illuminato Ph. Federica BressanVenezia: il filo rosso del mecenatismo illuminato
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Usiamo cookie tecnici e, con il tuo consenso, cookie di analisi e social per migliorare l'esperienza di navigazione. Scopri di più nella nostra Informativa Privacy .

Accetta tuttiRifiuta

Impostazioni Cookie e Privacy



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Informativa Privacy
Informativa Privacy