Martina Franca guarda al mare
Il 14 luglio, a Palazzo Ducale, si apre la cinquantaduesima edizione del Festival della Valle d’Itria con un dittico che vale da solo il viaggio a Martina Franca: Pulcinella di Stravinskij e La favola di Orfeo di Casella. Il tema dell’edizione, curata da Silvia Colasanti, è il Mediterraneo — “culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie” — e la direttrice artistica lo dichiara filo diretto con il percorso avviato l’anno scorso, fatto di “curiosità” e “ampliamento degli orizzonti culturali”.
Il dittico inaugurale (repliche il 26, 29 luglio e 1° agosto) è il caso esemplare di questa idea. Pulcinella, balletto con canto del 1920 scritto da Stravinskij per Diaghilev sulle maschere mediterranee e sulla musica di Pergolesi, e La favola di Orfeo, opera da camera che Casella compose nel 1932 su libretto tratto da Poliziano, condividono un problema più che un palcoscenico: come si riattiva il passato musicale europeo. Il direttore Nicolò Umberto Foron — classe 1998, alla prima prova italiana — la mette in termini netti: in Stravinskij il Settecento “perde la sua funzione originaria e diventa oggetto di reinvenzione”; in Casella il rimando al Rinascimento è “una linea genealogica che non si interrompe, ma si trasforma”. La regista Jean Renshaw traduce la stessa dialettica in immagine scenica: Pulcinella come festa interrotta sul suo apice, “come se qualcuno accendesse le luci alla fine di una festa”, seguita dal gelo dell’Ouverture di Casella, “una distesa ghiacciata in un giorno di novembre”. Sul podio l’Orchestra e il Coro del Petruzzelli di Bari — la cui presenza il sovrintendente Nazzareno Carusi ha salutato come “una fonte di continua crescita” nata dal rapporto con Colasanti — in scena la compagnia Eko Dance Project, con Chiara Mogini, Matteo Falcier e Roberto Lorenzi fra le voci principali.
Il resto della programmazione lirica insiste sulla stessa linea di scavo. Il 24 luglio, nel Chiostro del Carmine, debutta in prima esecuzione in tempi moderni Il schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale, recuperato dal lavoro musicologico di Antonio Florio con la Cappella Neapolitana. Il 25 luglio, a Palazzo Ducale, torna la Carmen di Bizet nella partitura originale del 1874, mai rappresentata finora in forma scenica, restituita dalla revisione critica di Paul Prévost per Bärenreiter — la versione precedente ai tagli imposti dai cantanti dell’Opéra Comique. Fabio Luisi la dirige per la prima volta in carriera, regia e scene di Denis Krief; Deniz Uzun è Carmen, Natalia Tanasii Micaëla, Matteo Lippi Don José, Alessandro Luongo Escamillo.
Accanto alle tre produzioni liriche, il Festival commissiona a Marco Baliani Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino (20-21 luglio, Chiostro di San Domenico), con Vincenzo Capezzuto, dedicato al viaggio per mare come transito, fuga o tentativo d’approdo — lo stesso registro umanitario che tornerà il 28 luglio nel dialogo fra Colasanti e il presidente della Croce Rossa Italiana Rosario Maria Gianluca Valastro.
Attorno alle produzioni si distende un fitto programma concertistico. Il Concerto dello Spirito alla Basilica di San Martino (17 luglio) porta l’Orchestra ICO della Magna Grecia diretta da Giovanni Pelliccia, con la prima assoluta di Lamento dal mare di Jorge Coll Navarro. Il 19 luglio il Concerto Sinfonico vede l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala diretta da Diego Ceretta, solista Francesca Dego. I Concerti del Sorbetto propongono il Quartetto Adorno (18 luglio) e il violinista Paride Losacco (1° agosto) fra Casella, Ravel, Petrassi e Kurtág; il 25 luglio gli allievi dell’Accademia “Celletti” affrontano il repertorio vocale francese intorno a Bizet. La rassegna Mediterraneo in musica porta il Festival nel territorio: Danilo Squitieri a Cisternino (15 luglio), gli allievi dell’Accademia a Locorotondo (16), Francesco D’Orazio e Liubov Gromoglasova alla Masseria Palesi (22), Pino De Vittorio con le sue Tarantelle del rimorso al Chiostro di San Domenico (23).
Prima dell’apertura ufficiale, In Orbita (10-12 luglio) porta il Festival nelle piazze con Naufragi, ispirato a La tempesta shakespeariana, e con Francesco Libetta al pianoforte a Villa del Carmine.
Un’edizione che tiene insieme rarità barocche, riletture novecentesche e commissioni contemporanee — “la proposizione dell’inconsueto e del desueto”, per usare le parole con cui il presidente della Fondazione Paolo Grassi Michele Punzi l’ha presentata in conferenza stampa — sotto un tema che trova riscontro puntuale in ogni titolo scelto.
Biglietti da 30 a 70 euro per le opere, da 5 a 40 per i concerti; ingresso libero su prenotazione per il Concerto dello Spirito e per l’appuntamento di Cisternino.
Alessandro Cammarano






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