Milano: Ti vedo, ti sento, mi perdo. L’attesa di Stradella non va delusa.

Un’opera su Stradella…senza Stradella, o meglio senza la presenza fisica di Stradella. Il compositore in realtà è costantemente in scena, vive nella musica e soprattutto nelle citazioni dei cantori e dei servi.

Ti vedo, ti sento, mi perdo, che Salvatore Sciarrino presenta in Prima Assoluta alla Scala nelle celebrazioni per il suo settantesimo compleanno,  prende forma e vive in una dimensione di completa astrazione, sempre in bilico fra realtà e mito; non c’è Stradella, ma di lui si parla assimilandolo ad Orfeo, col quale divide musica e travaglio, ci sono le Sirene che col loro canto portano i naviganti al naufragio e c’è l’omaggio alla Commedia dell’Arte con i Servitori che rappresentano ciascuno un carattere.

I piani narrativi proposti dal libretto (non indimenticabile) dello stesso Sciarrino sono molteplici ma riportano tutti al potere attrattivo della musica che diviene vita in un costante connubio di linguaggio aulico e parlata vernacolare, delineando la natura intima dell’”assente” Stradella.

L’attesa è il filo conduttore: si attende l’aria da cantare, si aspetta l’arrivo del musicista, semplicemente “si sta”, il tutto in un’atmosfera sospesa.

La musica qui più che in altre composizioni di Sciarrino si fa del tutto incorporea e sembra attenere ad una dimensione di straniante onirismo; gli elementi più squisitamente sciarriniani, sussurri di flauti, lacerti di frasi ripetute, accenni abbandonati e poi ripresi ci sono tutti ma sono proposti in forma cristallizzata, tanto rarefatta da apparire a tratti evanescente. Posto che la diatriba sul suono “bello” è una chimera fastidiosa, qui si potrebbe forse parlare di suono “vero”. L’omaggio al Barocco è costante e si estrinseca con pienezza nelle citazioni di Scarlatti e Gesualdo oltre che dello stesso Stradella, rielaborate con geniale rispetto ed affidate ora all’orchestra ora ai due piccoli complessi posti ai lati del boccascena.

La regia di Jürgen Flimm, che ha suscitato in noi qualche perplessità pur riconoscendole una qualità assoluta, sembra giocare con la musica in voluta contraddizione: tanto è rarefatta l’una tanto esteriorizzata è l’altra. La scena, decisamente bella nella sua semplicità di teli dipinti e pochi altri elementi in costante movimento, realizzata da George Tsypin e giocata su tre piani che dividono uno spazio di asettico candore diviene essa stessa protagonista attiva del movimento volutamente iperteatrale imposto dal regista che mette in scena il Barocco in tutte le sue sfaccettature talora anche in contraddizione fra di loro. In alcuni momenti il contrapporsi di musica e recitazione diviene in qualche modo eccessivo andando a discapito della prima, tuttavia il messaggio passa con efficacia e pare essere completamente compreso dal pubblico che gradisce le gag dei servitori non sempre elegantissime. Inguardabile, non ce ne voglia Flimm, la “passerella” che conclude il primo atto.

Straordinariamente belli i costumi di Ursula Kudrna e decisamente efficace il light design di Olaf Freese mentre eccessivamente caricaturali risultano i movimenti coreografici di Tiziana Colombo.

Perfettamente risolta la parte musicale con Maxime Pascal che, complice un’Orchestra ispirata, scava nelle profondità della partitura rendendola all’ascolto ricca di colori, forte di soluzioni ritmiche di insinuante sensualità ma senza mai perdere di vista la lucida razionalità dell’impaginato.

Nei panni della Cantatrice Laura Aikin offre una prova maiuscola per controllo della voce, perfezione delle agilità e presenza scenica.

Charles Workman è un Musico che pur vocalmente al limite riesce a dare ancora ottima prova di sé grazie ad un fraseggio sempre convincente.

Bravo Otto Katzameier, Letterato di ragguardevoli mezzi vocali ma forse un po’ claudicante nella pronuncia dell’italiano.

Complessivamente buone risultano le prestazioni di Sonia Grané, Pasquozza, Lena Haselmann, Chiappina, Thomas Lichtenecker, Solfetto, Christian Oldenburg, Finocchio e Emanuele Cordaro, Minchiello. Convincente anche il Giovane Musico di Ramiro Maturana.

Si comporta bene, infine, anche il piccolo Coro composta da Hun Kim, Massimiliano Mandozzi, Chen Lingjie, Oreste Cosimo, Sara Rossini e Francesca Manzo.

Applausi cortesissimi per tutti.

Alessandro Cammarano

(Milano, 14 novembre 2017)

La locandina

DirettoreMaxime Pascal
RegiaJürgen Flimm
Collaboratore del regista Gudrun Hartmann – Wild
ScenografoGeorge Tsypin
CostumiUrsula Kudrna
Lighting DesignerOlaf Freese
Movimenti coreograficiTiziana Colombo
La cantatriceLaura Aikin
MusicoCharles Workman
LetteratoOtto Katzameier
PasquozzaSonia Grané
ChiappinaLena Haselmann
SolfettoThomas Lichtenecker
FinocchioChristian Oldenburg
MinchielloEmanuele Cordaro
Giovane CantoreRamiro Maturana
CoroHun Kim, Massimiliano Mandozzi, Chen Lingjie, Oreste Cosimo, Sara Rossini, Francesca Manzo
Orchestra del Teatro alla Scala

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