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Il concerto del 18 marzo alla Scala è uno di quelli che vale la trasferta. Di nuovo alla guida della Filarmonica della Scala, Gianandrea Noseda ha offerto un programma con due protagonisti: Maurice Ravel, in prima parte con Ma mère l’oye e la Seconda Suite da Daphnis et Chloé, e Pëtr Il’ič Čajkovskij, che ha terminato il concerto con il suo estremo capolavoro, la Sinfonia n. 6 “Patetica”.

e è vero che gli occhi sono specchio dell’anima nell’intensità del suo sguardo non si può che trovare conferma della grande sensibilità espressa dalla sua musica. Uno dei più grandi violinisti dei nostri tempi è tornato. E il suo ritorno è stato un trionfo

L’annunciato Recital di Maurizio Pollini, infatti, rientra come cammeo perfettissimo all’interno del corposo ciclo di iniziative che la Fondazione Lirico-Sinfonica milanese ha previsto per le celebrazioni Abbadiane.

Si torna a parlare, dopo qualche tempo, di Domenico Nordio e i Solisti de LaVerdi, e delle matinées presso M.A.C., Musica Arte e Cultura di Milano e si torna a parlare anche di Mozart

Dal 5 al 10 febbraio prossimi laVerdi omaggerà ​Fabio Vacchi, da cinque anni suo compositore residente ​attraverso una rassegna che porta il titolo suggestivo di “Luoghi immaginari nella Milano di Fabio Vacchi​”, occasione imperdibile per fare al Maestro qualche domanda.

In una Scala gremita di pubblico (come non sempre avviene nei recital di canto), si è tenuto ieri il concerto del mezzosoprano francese Marianne Crebassa e del pianista turco Fazil Say.

Le celebrazioni della Memoria riportano ogni anno alla luce importanti e drammatiche testimonianze, segni indelebili di chi ha subito l’incubo delle leggi razziali. Fra le tante vittime Vittore Veneziani, nome oggi pressoché dimenticato, la cui storia merita di essere conosciuta e il suo valore riconosciuto.

«Meine Zeit wird kommen», «verrà il mio tempo», profetiche parole di Gustav Mahler riguardo all’aspra accoglienza che il pubblico riservò alla sua opera. Ancora Adorno, riferendosi al gradimento degli anni 1950/60: «Oggi Mahler è odiato.

Per festeggiare il decimo anno di attività l’ensemble vocale Harmonia Cordis ha scelto di offrire al pubblico un programma di stampo sacro che accomunasse il periodo dell’Avvento con alcuni dei massimi espositori delle sei generazioni di compositori fiamminghi.

Lungamente attesa, rinviata più volte, come una ninfa sfuggente va finalmente in scena, la prima opera di György Kurtág, che sceglie di mettere in scena Fin de partie, ovvero uno dei testi più ermetici e soprattutto antimusicali del teatro del Novecento e l’attesa è ripagata con interessi cospicui.