Grado, Stefano Bollani Superstar

Genio musicale, mattatore, poeta, equilibrista, sfavillante, intimista, esplosivo, sorprendente…Si potrebbe non finire elencando i pregi e le qualità d’arte raccolte tutte insieme in un sol uomo. Inimitabile, irripetibile. Stefano Bollani. È stato lui a chiudere con un concerto sold out la rassegna Grado Jazz, seguitissima manifestazione che anche quest’anno ha registrato un grandioso seguito nonostante le limitazioni e le disposizioni di stanziamento. Gran finale al Parco delle Rose, pubblico pronto ed eccitato per questo concertone speciale: “Piano Variations on jesus Christ Superstar”, la presentazione dell’ultimo disco di Bollani, prodotto da Alobar, sua etichetta indipendente, a cinquanta anni dall’uscita dell’album originale “Jesus Christ Superstar” di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, sul quale il pianista nazionale, come dice, ci meditava e medita da circa trent’anni.

Non si può immaginare che cosa sia in grado di fare l’estro creativo del “pianista carioca” sui mitici, o biblici, brani del capolavoro che fu album, musical e film, se non ascoltandolo. Dal vivo poi, è una continua sorpresa di invettive che vanno dai toni languidi ai virtuosismi vorticosi, in un variare continuo di accenti, dinamiche, ritmi, da lasciarti incollato sulla sedia e con le orecchie ammaliate, toccando un po’ tutte le “striature” del jazz, dalle atmosfere di sapore standard, agli spirituals ed altre songs, al bossa, allo stride e tanto altro, tutto nel suo inconfondibile stile.

Il concerto è iniziato con “Metti una sera a cena”, omaggio ad Ennio Morricone dal film di Giuseppe Patroni Griffi, per poi entrare tra battute, interventi, simpatie, libere e brevi digressioni piene di ironia, com’è solito fare da ottimo frontman e mattatore, nel mondo di “Jesus Christ Superstar”, seguendo la trama della storia e dunque, una novità per Bollani, con scaletta stabilita a priori. “Prelude”, “Heaven on Their Minds”, “What’s the Buzz” e via, tra magie pianistiche e ripetuti applausi, fino al gran finale con “King Herd’s Song” e “Trial Before Pilate”. Un concertone.

Poi i bis, un altro momento di incontenibile fantasia e humor, tra pianismo al massimo grado e cabaret, per cui con penna alla mano Stefano Bollani ha trascritto le richieste del pubblico, un’altra sua bella abitudine, da raggiungere il numero di dieci brani tra “Ufo robot”, “Heidi”, “Estate”, “Tico tico”, “Rhapsody in blue” e altri pezzi che ha “mescolato” in un melting pot di sovrapposizioni melodiche e ritmiche, per un estro e abilità esecutive e invettive che non trovano simili o precedenti. Ha anche cantato, come nei momenti finali dedicati al cantautore toscano Duccio Vernacoli che negli anni Sessanta aveva tradotto in dialetto toscano celebri hit come “I will survive” di Gloria Gaynor, che diventa “Io ce la fo”, “Leti t be” dei Beatles, che cambia in “Lascia fare”, “With or without you” degli U2 in “M’è morto il gatto”.

Ammaliati ancora dalle sue mani alla tastiera, dalla sua voce e dalla spontaneità e al tempo straordinarietà di tutto il suo fare, il pubblico ha ben capito di aver partecipato ad un momento, musicale e non solo, irripetibile e speciale.

Alessio Screm
(1°agosto 2020)

La locandina

PianoforteStefano Bollani
Programma:
Stefano Bollani
Piano Variations on “Jesus Christ Superstar”

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