Roma: a Santa Cecilia Gatti celebra la Russia

Con un programma interamente russo Daniele Gatti è tornato sul podio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 20 febbraio. In prima parte la versione del ’47 del Petruška di Stravinskij e in seconda la Cantata dall’Alexander Nevskij di Prokofiev. Concerto che, quasi senza farlo apposta, si inserisce anche tra le date dell’Evgenij Onegin di Čajkovskij al Costanzi, creando una settimana russa che getta una luce interessante sulla Russia tra tardo Ottocento e primo Novecento.

Innanzitutto nella visione di Gatti è evidente la componente profondamente teatrale e profondamente ballettistica che permea tutta la musica russa. Il suo Petruška è un capolavoro per leggerezza e chiarezza, molto distante da approcci più roboanti ed aspri che lasciano invece spazio ad una visione al contempo teatrale e astratta che esalta con penetrazione analitica la ricchezza dell’orchestrazione. Vi è forse, nello Stravinskij di Gatti, l’occhio (e l’orecchio) del direttore debussiano. E con impazienza si aspetta il Pelleas scaligero tra un mese. Certo, il complesso affresco delle scene burlesche ha ancora alcuni elementi da pulire e raffinare, mi riferisco soprattutto ad alcuni dettagli di insieme nella Danza russa e qualche altro passaggio, oltre che ad alcuni punti tra Nella stanza di Petruška e il quarto quadro in cui la chiarezza delle linee poteva essere ancora più esaltata, ma come prima data orchestra e direttore hanno dato una prova superba. Questo anche grazie anche al quartetto di primi legni Oliva-Di Rosa-Carbonare-Bossone che ha veramente fatto faville nella brillante ed esuberante scrittura stravinskiana. Ciò che forse manca a volte nella direzione di Gatti, che pure si trascina dietro benissimo l’Accademia, è una maggiore tenuta della tensione, un trattenuto che non scorra via nelle atmosfere timbriche, ma che dia sostanza ai punti di maggiore perorazione espressiva. Va da sé che questo si applica soprattutto al Nevskij di Prokofiev, più che non allo squadrato incedere di Petruška, la marionetta.

Dell’Alexander Nevskij Daniele Gatti ha dato una lettura di grande effetto ma per niente superficiale. Grande effetto perché il direttore milanese non si tira indietro di fronte agli ampi ammassi sonori prokofieniani, cavalcando con evidente godimento tutti i gesti fortemente retorici di cui questo capolavoro è ricco. Per niente superficiale perché anche nei momenti più maestosi e persino ridondanti, Gatti ha saputo sottolineare la natura scenica così consona al linguaggio di Prokofiev, in cui teatro e danza ricoprono un ruolo ancor più centrale che per Stravinskij. I gesti enfatici del Nevskij così come le esplorazioni timbriche che anticipano colonne sonore di film best successivi (il Sovrintendente Dall’Ongaro citava Lo Squalo, ma quanto Nevskij si trova nei combattimenti a spade laser del John Williams di Star Wars) avevano sempre un loro preciso intento drammatico e drammaturgico, ben condotto da una scena e l’altra da Gatti, che si è limitato a presentare la materia musicale essenziale, senza particolari sovrapposizioni, per mostrare quanto Romeo e Giulietta vi sia in questa Cantata. Un’impressione teatrale che è stata rafforzata dalla splendida aria di Ekaterina Semenchuk, entrata con passo misurato, vestita di rosso e a piedi scalzi nell’introduzione de Il campo della morte. Il lungo lamento di compianto per i caduti, uno dei punti più belli di tutto il Nevskij, è stato affrontato dal mezzosoprano di Minsk con voce scura e profonda e una drammaticità ben più teatrale che sacrale. Molto buona anche la prova del Coro dell’Accademia diretto da Piero Monti, che eccetto qualche momento di non compatta uniformità (probabilmente bisognoso di qualche aggiunta per far fronte all’imponente orchestrazione) è riuscito ad affrontare con grande successo tutta la non semplice parte, compresi i picchi più aspri e scoperti, fino al roboante finale.

Alessandro Tommasi
(20 febbraio 2020)

La locandina

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
DirettoreDaniele Gatti
MezzosopranoEkaterina Semenchuk
Programma:
Igor Stravinskij
Petruska  (versione 1947)
Sergej  Prokofiev
Alexander Nevskij

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