Siena: la Chigiana festeggia Accardo

Un viaggio tra Ottocento e i giorni nostri per un compleanno speciale. Quello di Salvatore Acccardo, che all’Accademia Chigiana di Siena è arrivato come allievo all’età di quattordici anni sotto la guida di  Yvonne Astruc.  Poi è tornato nel 1973 per  far parte dei docenti chigiani, succedendo a Franco Gulli, per rientrare dopo una pausa (dal 1981 al 2002) come docente di violino, dando vita a una scuola unica in Italia. Non poteva che essere quindi la stessa Accademia Chigiana a organizzare una festa musicale degna di questo nome. Con tanto di regali consegnati dal presidente dell’istutuzione Carlo Rossi e dal direttore artistico Nicola Sani sul palco del Teatro dei Rozzi.

Il concerto è stato organizzato nell’ambito della stagione Micat in Vertice e ha visto Accardo violinista e direttore insieme all’Orchestra da Camera Italiana (formata inoltre da molti allievi chigiani) . Ma un regalo particolare al pubblico lo ha fatto a sua volta il maestro dal palco, nelle vesti di violinista e direttore, scegliendo un programma inconsueto e con due brani contemporanei della compositrice Silvia Colasanti, presente in teatro. Di Colasanti è stato eseguito in prima assoluta Aria per Salvatore  con Accardo violino solista: un brano che rilegge la forma classica dell’Aria con la sensibilità dei nostri giorni. Gli archi dell’orchestra alternano i momenti di pianissimo a improvvisi accordi eseguiti con veemenza, mentre il ruolo del solista è quello di cercare una linea melodica cantabile attraverso un percorso stilistico che tiene conto degli insegnamenti del secondo Novecento.

L’altra composizione di Colasanti Capriccio a due (2013), ha visto protagonisti Accardo e la moglie Laura Gorna, anche lei al violino come prima parte dell’orchestra, dialogare in un pezzo legato a un ritmo continuo, con echi minimalisti, che presenta un momento centrale più riflessivo e una cadenza dei due violini dalla grande espressività. In questo repertorio è stato dato spazio anche all’Ottocento strumentale italiano che fatalmente si rapporta anche con il mondo dell’opera.

Il brano del contrabbassista e compositore Giovanni Bottesini Gran duo concertante (1880) per violino, contrabbasso e orchestra d’archi, mostra infatti come un autore non operistico abbia scritto un brano pieno di melodie a cui mancavano solo i versi per renderle in forma scenica. In questo duo è anche singolare ascoltare il ruolo del contrabbasso, generalmente relegato in fondo all’orchestra, con momenti solisti cantabili e virtuosistici ben eseguiti da Ermanno Calzolari. Verdi non ha bisogno di presentazioni, ma il suo Quartetto del 1873 (eseguito nella trascrizione per orchestra d’archi) è un episodio importante della sua produzione che non è  spesso inserito nel repertorio dei cameristi: qui l’operista puro vuole esplorare la forma dell’organico da camera per eccellenza ritrovando lo spirito degli antichi maestri, primo fra tutti Franz Joseph Haydn di cui teneva gli spartiti per quartetto sul comodino. 

L’Orchestra da Camera Italiana ha ben assecondato questo viaggio musicale sotto la guida esperta del direttore.  Dopo l’esecuzione di Verdi è arrivato un fuori programma dedicato al tango per i cento anni dalla nascita di Astor Piazzola: poi tanti applausi hanno suggellato il rapporto speciale tra Accardo e la città di Siena oltre che un’esecuzione dall’ottimo livello.

Michele Manzotti
(3 dicembre 2021)

La locandina

Violino e direttoreSalvatore Accardo
Orchestra da Camera Italiana
Programma:
Silvia Colasanti  
Capriccio a due per due violini e archi
Giovanni Bottesini  
Gran duo concertante per violino, contrabbasso e orchestra d’archi
Giuseppe Verdi
Quartetto in mi minore versione per orchestra d’archi
Silvia Colasanti
Aria per Salvatore per violino e orchestra d’archi

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