Udine: il violinismo lucente di Gil Shaham

Tre magnifici violinisti in un breve lasso di tempo. Abbiamo avuto la fortuna di ascoltarli nell’estremo Nord Est d’Italia, fra il Teatro Giovanni da Udine, dove prosegue trionfalmente, grazie anche al sostegno di Fondazione Friuli, la stagione concertistica che negli anni si è trasformata in un vero e proprio Festival delle grandi orchestre, e il Teatro Verdi di Trieste dove, fra una rappresentazione e l’altra di Boris Godunov, è stato inserito un bel concerto di musica russa.

Ed ecco che dopo aver ammirato il suono smagliante di Alena Baseva, russa anche lei, il virtuosismo fosforescente di Anna Tifu, italo-rumena, due strumentiste ancora giovani, brave e belle, eccoci al cospetto di una leggenda del violino, lo statunitense Gil Shaham.

Firma di pluripremiate incisioni discografiche accanto a Claudio Abbado e Giuseppe Sinopoli, Gil Shaham è uno dei più importanti violinisti del nostro tempo, vincitore del Grammy Award e nominato “Instrumentalist of the Year” dal Musical America. Nato in Illinois nel 1971 e trasferitosi in Israele ancora giovanissimo, ha iniziato gli studi di violino con Samuel Bernstein all’età di sette anni. Oggi è regolarmente invitato nei più importanti Festival internazionali e nelle migliori sale da concerto del mondo e si esibisce con le principali orchestre e direttori.

Al Teatro Nuovo Shaham è stato al centro dell’appuntamento udinese con la Luzerner Sinfonieorchester, l’orchestra residente del Kultur-und-Kongresszentrum di Lucerna, la più antica compagine strumentale svizzera fondata nel 1806, con più di duecento anni di storia. Applaudita per la prima volta a Udine nel 2016 con uno splendido omaggio a Gershwin e Dvořák, la Luzerner Sinfonieorchester è ritornata sul palcoscenico del Teatro Nuovo in un programma di grande suggestione, un vero e proprio viaggio musicale che nella prima parte ha reso omaggio a due capisaldi del repertorio mendelssohniano, l’ouverture Le Ebridi con le sue incantevoli atmosfere marine, ispirata da un felice soggiorno dell’autore nelle isole britanniche, e il Concerto op. 64, una delle pagine più amate e famose della letteratura violinistica; nella seconda parte il concerto rivelava tutto il fascino della Seconda Sinfonia di Jean Sibelius, legata anch’essa a un viaggio del musicista finlandese, questa volta a Rapallo: un capolavoro musicale nel quale le brume nordiche tanto amate dal compositore sembrano sciogliersi al tepore della calda luce mediterranea.

Sul podio era un nome meno noto, il direttore statunitense James Gaffigan, che dal 2012 è alla guida della compagine elvetica. Nell’Ouverture Le Ebridi, nota anche con il titolo de La grotta di Fingal, e concepita da un Mendelssohn ventenne reduce dalla suggestione esercitata su di lui dalla celebre grotta, il Maestro sembrava un folletto che con gesto gentile faceva sprigionare dall’ensemble strumentale suoni che evocavano le onde del mare e il fluire materno dell’acqua marina.

Il folletto benigno vanta però un curriculum di tutto rispetto: James Gaffigan ha, infatti, studiato con Michael Tilson Thomas, di cui è stato assistente, e con Franz Welser-Möst, e ha vinto, nel 2004, la Sir Georg Solti International Conducting Competition. Ora è direttore principale della Luzerner Sinfonieorchester, con cui è sotto contratto fino al 2022. E’ anche direttore principale ospite della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra e, nel settembre del 2013, è stato nominato primo direttore principale ospite della Gürzenich Orchestra di Colonia, nomina creata per lui.

Insomma, un musicista di vaglia che, affrontando il Mendelssohn più maturo del Concerto in mi minore op. 64 si è messo al servizio dell’illustre ospite facendolo duettare con profitto con la sua Orchestra.

Gil Shaham, dal canto suo, ha impugnato l’archetto del suo Stradivari Countess Polignac del 1699 con la disinvoltura che gli è propria e ha estratto dal suo violino suoni di grande valenza espressiva quasi commentando entusiasticamente, con le espressioni del viso e del corpo, l’affiatamento che con la Luzerner Sinfonieorchester si andava creando. Un improvvido tentativo di applauso dopo l’Allegro molto appassionato del primo movimento non ha distratto i musicisti che hanno terminato, fra applausi scroscianti, l’esecuzione di un brano che come pochi coinvolge gli animi degli ascoltatori.

Due bis, in coppia con il primo violino dell’ensemble svizzero, il gradevole Pizzicato di Bartok e una Gavotta di Leclair, distillati con grande disinvoltura. E poi sorrisi, applausi, strette di mano, pacche sulle spalle. Tutto molto all’americana, ma di gran classe.

Nella seconda parte del concerto, presentandosi sul palcoscenico nell’organico di grande orchestra sinfonica, la Luzernrer Sinfonieorchester ha confermato, se ce n’era bisogno, la sua specializzazione nel grande repertorio classico di cui la seconda Sinfonia di Sibelius, è ormai un must.

Bel suono, meno pieno e compatto di quello della Malmö Symphony appena ascoltata a Udine, grande affiatamento tra sezioni, un dialogo sul fare musica costante tra Maestro e strumentisti, hanno convinto il pubblico che gremiva la sala e si sono meritati, con l’elfo Gaffigan, gli applausi entusiastici che li hanno salutati al termine dell’esibizione.

Rino Alessi
(15 febbraio 2020)

La locandina

Luzerner Sinfonieorchester
Programma:
Felix Mendelssohn-Bartholdy
Le Ebridi Ouverture op. 26
Concerto op. 64 per violino e orchestra
Jean Sibelius
Sinfonia n. 2 op. 43

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