Alla Fenice Verdi infiamma i Millennials

Un terzo di testa, un terzo di cuore, un terzo di pancia: questa la formula di un concerto perfetto, cui si deve aggiungere, come se si trattasse di un cocktail, la qualità assoluta degli ingredienti impiegati.

La riapertura della Fenice, dopo mesi di attività in streaming – una produzione operistica avrebbe forse potuto trovare spazio tra i tanti ottimi programmi sinfonici trasmessi –, è riuscita a coniugare tutti gli elementi necessari a farne un’occasione di quelle da ricordare a lungo.

Rivedere il pubblico in sala – è stato venduto il numero massimo di biglietti permesso dalle attuali norme – è pura emozione e il sentimento si amplifica se i palchi e le gallerie vedono la presenza di soli Millennals, ovvero di ragazzi dai 18 ai 30 anni ai quali il teatro ha scelto, con gesto più che simbolico, di riservare in esclusiva l’ingresso. Dunque niente vestali dei “tempi che furono”, nessun sacerdote del culto di Caffariello, assenti le prefiche odorose di naftalina innalzanti lamenti contro il nuovo: solo ragazzi festosi che alle panne del sito per la prenotazione online hanno risposto con un pacifico ma deciso assalto alla biglietteria di Campo San Fantin. E c’è chi dice che l’opera sia un genere estinto e degno di una relegazione museale.

Applausi, tanti, autentici all’indirizzo di due interpreti di riferimento del canto verdiano – la “voce verdiana” non esiste se non nell’immaginazione di alcuni dinosauri sproloquianti – capaci di nobiltare la serata come non di frequente è dato dando vita ad un programma incardinato sulle cinque opere che Verdi – all’epoca di Ernani e di Attlia a sua volta Millennial, poco più grande quando compose Rigoletto, La traviata e Simon Boccanegra – scrisse per il teatro veneziano tra il 1844 e il 1857.

Michele Pertusi, per il quale ogni aggettivo appare riduttivo, è come un vino di Porto di gran marca, di quelli che più passano gli anni e più si arricchiscono di aromi e che nel tempo vanno acquistando sempre maggior corpo e sostanza. Non un accento è lasciato al caso, ogni parola è meditata e trova nel canto il suo senso più intimo; il timbro ha trovato, se possibile, sontuosità ulteriore e la presenza scenica, anche in concerto, è impressionante.
Il suo Silva è nobilmente ferrigno, così come Attila è un barbaro aristocratico, mente Sparafucile diviene il più aristocratico tra i sicari e Fiesco è un distillato di stile.

Deuteragonista perfetto è Luca Salsi, fuoriclasse del fraseggio, padrone di mezzevoci rapinose e capace di creare emozione perché egli stesso è il primo ad emozionarsi.
Nel canto del baritono parmigiano Carlo è un giovane re impetuoso – un po’ come era lo stesso Verdi all’epoca –, Ezio un condottiero di stremata fierezza, Rigoletto un uomo vinto e comunque indomito, Germont un mellifluo e manipolatore, Simone una fiera in gabbia.

Se nelle arie i due fuoriclasse convincono, nei duetti toccano vette di assoluta bellezza dando vita ad un confronto meraviglioso in cui la rivalità cede il passo ad una palpabile stima reciproca.

Su tutto la bacchetta sapiente di Stefano Ranzani – complice l’orchestra – capace di trovare i tempi giusti per le voci senza però far mai venire meno la tensione che Verdi imperiosamente richiede.

Bravi, Cristiano Olivieri – per lui menzione d’onore –, Armando Gabba e Matteo Ferrara che insieme a Chiara Brunello sono stati impegnati a dar vita ai personaggi di contorno.

Canta assai bene anche il coro, preparato da Claudio Marino Moretti.

Trionfo di pubblico e bis emozionato all’insegna di Attila concesso da Pertusi e Salsi.

Alessandro Cammarano
(26 aprile 2021)

La locandina

DirettoreStefano Ranzani
BaritonoLuca Salsi
BassoMichele Pertusi
Orchestra e coro del teatro La Fenice
Maestro del coroClaudio Marino Moretti
Programma:
Ernani
Preludio Atto 1
“Che mai vegg’io… Infelice! E tuo credevi”
“Cugino, a che munito… Lo vedremo, o veglio audace”
“È questo il loco? … Oh de’ verd’anni miei”
Attila
Preludio
“Uldino! Uldin…Mentre gonfiarsi l’anima… Oltre quel limite t’attendo”
“Tregua è cogl’Unni… Dagl’ immortali vertici… E’ gettata la mia sorte”
Rigoletto
“Quel vecchio maledivami”
“Zitti, Zitti”
“Povero Rigoletto… Cortigiani vil razza dannata”
La traviata
“Di Provenza il mar il suol”
“Noi siamo zingarelle… Di Madride noi siam mattadori”
Simon Boccanegra versione Venezia 1857
“Suona ogni labbro il mio nome… Del mar sul lido fra gente ostile”
“Dal sommo delle sfere… M’ardon le tempie… Era meglio per te”
Bis
Attila
“Tardo per gli anni e tremulo”

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