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Bruno Mantovani: rigore e “sorpresa” al Festival Printemps des Arts

Compositore tra i più interessanti della sua generazione Bruno Mantovani è dallo scorso anno Direttore Artistico del Festival Printemps del Arts de Monte-Carlo, che quest’anno si svolgerà dall’8 marzo al 2 aprile con il titolo “La mia fine è il mio inizio”. Lo abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda.

  • Qual è il filo conduttore che unisce la programmazione del Festival?

Il festival si basa su diversi temi. La prima estende la riflessione che avevamo svolto lo scorso anno sull’evoluzione stilistica. “La mia fine è il mio inizio” è un Rondeau di Guillaume de Machaut composto nel XIV secolo e il testo solleva la questione della periodicità della vita. Un giovane creatore e un creatore alla fine della sua vita sono la stessa persona? Ascolteremo quindi il primo e l’ultimo Quartetto di Bela Bartok, i primi lavori e le ultime Sonate di Franz Schubert… Poi, quest’anno, ci sarà un riflettore sulla modernità americana. La programmazione Steve Reich, musicista minimalista e consonante ed Eliott Carter, compositore dalla cultura combinatoria ci illuminerà sulla ricchezza estetica negli Stati Uniti. Infine, alcuni artisti avranno diritto a carta bianca, in particolare il pianista Michel Dalberto e il Quatuor Diotima.

  • Il festival è attento sia alla “riscoperta” del grande repertorio che alla musica contemporanea. È difficile conciliare i due aspetti?

In effetti, non faccio distinzione tra patrimonio e creazione. Per me le grandi opere del passato parlano del nostro presente, ci interrogano sull’attualità. Ascoltare oggi un quartetto di Beethoven significa cercare in quest’opera bicentenaria le risposte alle domande poste dalla nostra società. L’ascolto di un brano contemporaneo prima di un’opera del grande repertorio permette anche di accostarsi a quest’ultima con altri arrangiamenti, come se fosse una creazione.

  • È difficile per un compositore essere un direttore artistico?

Lo sguardo di un compositore è necessariamente soggettivo e attento alla nozione di retorica. Cerco di costruire un programma come costruisco un’opera: con rigore ma anche cercando di creare sorpresa. Non so se sia difficile ma è emozionante!

  • Il Festival ha un pubblico “specifico” o si rivolge a spettatori eterogenei?

Montecarlo è un melting pot multiculturale. Sono più di cento le nazionalità stabilmente presenti sulla Rocca. Definire un pubblico è quindi impossibile. Il festival offre un programma sufficientemente ampio e un supporto educativo sufficientemente importante in modo che nessun pubblico si senta escluso.

  • Tra gli artisti coinvolti molti sono giovani, ma quanti giovani ci sono tra il pubblico?

Tutto dipende dai concerti, dai programmi, dai luoghi… Abbiamo una politica abbastanza proattiva di sviluppo del pubblico, in particolare per quanto riguarda i giovani. Ad esempio, quest’anno proponiamo uno spettacolo ideato dal compositore e flautista Fabrice Jünger in cui si esibiranno gli studenti di tre classi delle scuole monegasche. Credo fermamente che la pratica sia il modo migliore per formare il pubblico del futuro.

Alessandro Cammarano

Originale francese

L’un des compositeurs les plus intéressants de sa génération, Bruno Mantovani est depuis deux ans Directeur Artistique du Festival Printemps del Arts de Monte-Carlo qui se déroulera cette année du 8 mars au 2 avril sur le thème “Ma fin est mon commencement”. Nous l’avons rencontré pour lui poser quelques questions.

  • Quel est le fil conducteur qui unit la programmation du Festival?

Le festival repose sur plusieurs thématiques. La première prolonge la réflexion que nous avions menée l’an passé sur l’évolution stylistique. “Ma fin est mon commencement” est un rondeau de Guillaume de Machaut composé au 14e siècle et le texte pose la question de la périodicité de la vie. Un jeune créateur et un créateur à la fin de sa vie sont-ils une même personne? Nous allons donc écouter premier et dernier Quatuors de Bela Bartok, oeuvres de jeunesse et dernières Sonates de Franz Schubert… Ensuite, il y aura cette année un coup de projecteur sur la modernité américaine. Programmer Steve Reich, musicien minimaliste et consonant et Eliott Carter, compositeur issu d’une culture combinatoire nous éclairera sur la richesse esthétique aux Etats-Unis. Enfin, certains artistes auront droit à des cartes blanches, notamment le pianiste Michel Dalberto et le Quatuor Diotima.

  • Le festival est attentif à la fois à la « redécouverte » du grand répertoire et à la musique contemporaine. Est-il difficile de concilier les deux aspects ?

En fait, je ne fais aucune distinction entre patrimoine et création. Pour moi, les grandes oeuvres du passé parlent de notre présent, elles nous interrogent sur notre actualité. Ecouter aujourd’hui un quatuor de Beethoven c’est chercher dans cette oeuvre bicentenaire des réponses à des questions posées par notre société. L’écoute d’une pièce contemporaine avant une oeuvre du grand répertoire nous permet aussi d’aborder cette dernière avec d’autres dispositions, comme s’il s’agissait d’une création.

  • Est-ce difficile pour un compositeur d’être directeur artistique?

Un regard de compositeur est forcément subjectif et attentif à la notion de rhétorique. J’essaie de bâtir une programmation comme je construis une oeuvre: avec rigueur mais en cherchant aussi à créer la surprise. J’ignore si cela est difficile mais c’est passionnant!

  • Avez-vous un public “précis” ou vous adressez-vous à un public hétérogène?

Monte Carlo est un creuset multi-culturel. Il y a plus de cent nationalités présentes en permanence sur le Rocher. Définir un public est donc impossible. Le festival propose une programmation suffisamment large et un accompagnement pédagogique suffisamment important pour qu’aucun public ne se sente laissé pour compte.

  • Parmi les artistes impliqués, beaucoup sont jeunes, mais combien y a-t-il de jeunes dans le public?

Tout dépend des concerts, des programmes, des lieux… Nous avons une politique assez volontariste de développement des publics notamment vis-à-vis des jeunes. Par exemple, cette année, nous proposons un spectacle conçu par le compositeur et flûtiste Fabrice Jünger dans lequel interviendront les élèves de trois classes des établissements scolaires monégasques. Je crois beaucoup que la pratique est la meilleure façon de former le public de l’avenir.

Alessandro Cammarano

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