Milano: Waltraud Meier alla Scala per l’ultima volta

L’ultimo concerto italiano di Waltraud Meier. Una delle interpreti più acclamate del repertorio tedesco ci ha salutato definitivamente in una memorabile liederabend alla Scala, teatro che ha amato e in cui è stata sempre apprezzata per professionalità, scelte interpretative e artistiche.

Nel suo glorioso idillio scaligero, tra le numerose produzioni, Waltraud Meier ha calcato per ben sei volte le scene del teatro meneghino nel giorno di Sant’Ambrogio. Indimenticabile il Tristan und Isolde diretto da Daniel Barenboim con la regia di Patrice Chéreau di cui sono ancora tangibili le emozioni tra chi quella sera era in sala. 

Risoluta, mai fuori misura, la Meier non ha mai giocato per sottrazione ma ha sempre presentato una linea interpretativa tesa a mettere in evidenza la potenza dell’essenzialità. 

Lo dimostra ancora oggi, con mezzi vocali non più freschi, ma con tutta la sapienza di una vita votata al palcoscenico.

Al suo fianco, in questo suo ultimo concerto scaligero, il basso austriaco Günther Groissböck e il pianista bavarese Joseph Breinl. 

Il programma, un raffinatissimo omaggio alla liederistica austriaca, esordisce con tre  interessanti pagine di Hans Rott su testi di Goethe, compositore la cui esistenza fu estremamente infelice e di cui ancora oggi poco si esegue, per lo meno in Italia. Fu allievo di Bruckner e compagno di studi di Mahler. Pare fosse estremamente dotato musicalmente, più di tutti i suoi compagni, ma i numerosi tentativi di affermazione inspiegabilmente mai andati a buon fine l’hanno portato a una profonda crisi psicologica, provocando una morte prematura.

Groissböck li esegue con piglio baldanzoso assecondato dal pianismo brillante di Breinl.

Seguono tre lieder di Bruckner la cui scrittura non è paragonabile alle intuizioni visionarie delle sue sinfonie, tuttavia risultano pagine piacevoli e scritte con una certa coerenza.

Infine Groissböck termina la sua prima parte con le meravigliose Tre poesie di Michelangelo nella traduzione tedesca di Walter Robert-Tornow musicate da Hugo Wolf, altro grande autore ancora troppo trascurato e sconosciuto nel nostro paese.

Con l’ingresso di Waltraud Meier, accompagnato da un lungo e sentito applauso, cambia il clima in sala. Il pubblico italiano, che ancora non ha imparato che si applaude al termine di ogni ciclo, viene subito redarguito dal soprano, al primo tentativo di applauso, con un gesto eloquente. 

Da questo momento è pura magia, complice anche Hugo Wolf che non lascia spazio alla distrazione ma ci attrae con le sue armonie imprevedibili, la scrittura apparentemente frammentaria, la richiesta di pianissimi e dinamiche estreme. 

La Meier esegue i Mörike Lieder purificandoli dagli eccessi dell’abbandono, mantenendo vivo il rigore sottile della classicità ad essi sottesa e in parte inespressa. Nelle pagine di Hugo Wolf spesso si percepisce la volontà dell’inesprimibile, di una parte segreta intuibile -ma non del tutto- solo dall’interprete.

Ciò non appartiene all’impianto emotivo di Gustav Mahler con cui si chiude la seconda parte del recital. 

Qui la Meier, in alternatim con Groissböck, ci regala Wo die schönen Trompeten blasen e un Urlicht di rara bellezza. La quintessenza della liederistica si è materializzata nel suo canto intimo, estremo, non compiaciuto, spoglio, mettendo a nudo tutta la poetica inconfessata di Mahler, merito anche dell’accompagnamento sapiente del pianista Joseph Breinl.

Applausi sinceri e commossi. 

Tre bis: gli schubertiani An die Musik da parte di Günther Groissböck e il visionario Erlkönig da parte di Waltraud Meier e, in duo, Trost im Unglück da Das Knaben Wunderhorn di Mahler.

Al termine del concerto il sovrintendente Dominique Meyer, con evidente emozione, ha salutato Waltraud Meyer ricordandola in alcuni ruoli cardine della sua carriera ed omaggiandola con fiori e la locandina della sua memorabile Walkiria scaligera.

La liederistica: un patrimonio immenso ancora tutto da scoprire. 

Ci si augura che in futuro artisti del calibro di Waltraud Meier non abbandonino questo straordinario repertorio ma proseguano a diffonderlo e farlo amare per quello che realmente è: pura poesia che non ha bisogno di scene e costumi ma di tanta immaginazione e volontà di comprenderla. 

Gian Francesco Amoroso
(9 gennaio 2022)

La locandina

MezzosopranoWaltraud Meier
BassoGünther Groissböck
PianoforteJoseph Breinl
Programma:
Hans Rott
Der Sänger
Geistesgruß
Wandrers Nachtlied
Anton Bruckner
Im April
Herbstkummer
Mein Herz und Deine Stimme
Hugo Wolf
Drei Gedichte von Michelangelo
Wohl denk ich oft
Alles endet was entsteht
Fühlt meine Seele
Hugo Wolf
In der Frühe
Denk es o Seele
Wo find’ ich Trost
Das verlassene Mägdlein
Verborgenheit
Gesang Weylas
Gustav Mahler
Lob des hohen Verstandes
Rheinlegendchen
Revelge
Der Schildwache Nachtlied
Das irdische Leben
Zu Straßburg auf der Schanz’
Lied des Verfolgten im Turm
Wo die schönen Trompeten blasen
Selbstgefühl
Des Antonius von Padua Fischpredigt
Der Tamboursg’sell
Urlicht – (Versione della Seconda Sinfonia)

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