Vi piace Bach? Due cartoline da Lipsia

Amico Lettore,

se non hai bisogno di sbirciare l’indice per riconoscere tutti i soggetti di queste due cartoline miscellanee, o abiti a Lipsia oppure sei Riccardo Chailly. Parlando coi colleghi locali abbiamo scoperto che non tutti hanno preso bene il suo ritorno a Milano, ma che la maggioranza ha già imparato a consolarsi col giovane leone léttone Andris Nelsons, che dal febbraio 2018 è divenuto il 21.mo Kapellmeister del Gewandhaus, la più antica orchestra sinfonica del mondo fondata nel 1781. In mancanza di una corte sovrana che fungesse da mecenate, la vicecapitale della Sassonia si dotò precocemente di istituzioni musicali “borghesi”, cioè con ingresso a pagamento, destinate ad allietare le serate non solo dell’élite locale ma anche degli agiati mercanti che da ogni parte d’Europa qui convenivano a frotte per la celebre fiera. Altrettanto vale per l’Opera di Lipsia, aperta nel 1693 sull’onda dei “teatri venali” già funzionanti a Venezia e Amburgo; non a caso altri due grandi centri commerciali.

Ancor oggi l’iniziativa privata, meglio se assecondata dal pubblico secondo un’oculata applicazione del principio di sussidiarietà, fa bene alla musica e all’insieme dell’economia locale. Lo sa perfettamente il dottor Michael Maul, gagliardo quarantenne nonché musicologo di alto profilo che, accanto alla carica di Intendant del Bach-Fest ricopre funzioni di consulente scientifico in seno al Bach-Archiv e al Bach-Museum. Dopo averci illustrato il fil rouge dell’edizione 2019 (“Bach compositore di corte” a Weimar, Köthen, Weißenfels e Dresda; un tema laterale che si concentra su un repertorio profano e celebrativo piuttosto che sacro), passa a snocciolarci con piglio da autentico manager della cultura le statistiche via via passategli dal suo fido Marketingreferent Ulrich Wingerter e dall’addetta stampa Franziska von Sohl. Visitatori da oltre 44 nazioni sono giunti a Lipsia dal 14 al 23 giugno per scegliere entro un’offerta di 158 eventi grandi e piccoli. Sono state investite 32 locations in città e 9 nei dintorni, con la possibilità di escursioni organizzate della durata di un giorno. Solo con la prevendita, aperta fin dal novembre scorso, si sono esitati 42.423 biglietti in una gamma di prezzi dai 2 ai 110 euro. Pochi o molti rispetto alle manifestazioni di scala comparabile?

Sondati a campione, i Bach-Touristen affermano che sulla loro spesa media giornaliera pro-capite (120 euro per i tedeschi, 150 per gli stranieri) i biglietti incidono per meno della metà; un poco di più va nei pernottamenti, e il resto (un sobrio 15-20%) in gastronomia, trasporti e acquisti vari. Quanti fra questi soggetti sono rimasti soddisfatti dell’esperienza al punto di consigliarla senza riserve agli amici? Erano il 73% nel 2017 e il 77% nel 2018; per quest’anno si attendono ancora i dati definitivi. Un buon indice di customer satisfaction che giustifica il sostegno offerto da enti pubblici e sponsors privati per circa 2 milioni di euro l’anno: fra i principali contributori il Libero Stato di Sassonia, la Città di Lipsia e il gigante bancario Sparkasse. In via eccezionale per la Germania, visto che Bach-Archiv e Bach-Museum sono state dichiarate istituzioni d’interesse nazionale, si aggiunge anche qualcosa da parte dello Stato Federale. Visto che l’introito da sbigliettamento e merchandising si aggira sul milione, ecco che il saldo economico di questa impresa culturale si mantiene, anno più anno meno, in attivo.

E infatti la Neue Bach-Gesellschaft, titolare esclusiva fin dal 1990 di un festival un tempo egemonizzato dal patriottismo guglielmino, hitleriano e comunista, annuncia per il prossimo trentennale un programma più che mai cosmopolita sotto il titolo “Bach: We Are Family”; nel duplice senso della dinastia musicale dei Bach, le cui composizioni verranno presentate in gran copia, e delle oltre 250 società bachiane invitate a partecipare da ogni angolo del mondo con progetti e proposte artistiche.

Mettiamo ora, amabile Lettore musicofilo, che tu mi obbietti: “A me di Bach e famiglia importa il giusto o, per dirla tutta, proprio non posso soffrirli”. Il caso è sperabilmente raro; tuttavia non per questo la ben oliata macchina del turismo sàssone rinuncia alla speranza di averti come ospite. Percorrendo le strade del centro storico di Lipsia noterai una gran quantità di serpentelli metallici incastonati sui marciapiedi. Si chiama Notenspur (traccia musicale) e serve a indicarti il percorso, lungo il quale si sta procedendo ad installare un certo numero di “music boxes” programmabili, attraverso i luoghi grazie a cui Lipsia si fregia del titolo di Musikstadt, prima e dopo Bach. Ti dicono niente i nomi di Rhau, Lutero, Telemann, Fasch, Mendelssohn, Schumann, Wagner, Grieg, Gade, Furtwängler, Eisler, Masur, Ming, Raumakustik e via elencando? Fra case-museo che espongono antichi cimeli e raffinate installazioni interattive, chiese, teatri e sale da concerto, collezioni di strumenti come il ricchissimo Grassi Museum, esposizioni multimediali nelle fabbriche dismesse del “quartiere creativo” di Plagwitz, festival di tendenza dedicati al jazz, al pop e all’elettronica, potrai immergerti in sei secoli di arte dei suoni, senza escludere nemmeno ogni tipo di fusion con le culture extraeuropee. In questo momento vanno forte i musicisti arabi, giapponesi e indiani; domani si vedrà.

Volker Bremer, direttore di LTM (Leipzig Tourism and Marketing), ci rivela che fra i dieci principali mercati esteri del suo comparto l’Italia, con 18mila pernottamenti nel 2018, occupa solo l’ottavo posto davanti a Francia e Danimarca. Preceduta non solo dalle confinanti Polonia e Russia, ma perfino dagli Stati Uniti, primi in classifica con quasi 50mila posti-letto occupati. Tale l’intertesto soggiacente alle sue ben ordinate tabelle statistiche: “Italiani, fateci vedere il colore dei vostri euro; non ve ne pentirete! Con o senza Bach, la Musikstadt Leipzig ha tanto da offrirvi…”.

Carlo Vitali

Indice delle immagini

1, 3) Opera di Lipsia, Augustusplatz 12

2) Orchestra virtuale a disposizione dei visitatori, Mendelssohn-Haus, Goldschmidtstraße 12

4) Cantina di Auerbach, Grimmaische Straße 2, i clienti Mefistofele e Faust

5) Monumento a JSB, Thomaskirche, Thomaskirchhof 12

6) Clara Wieck vedova Schumann, Schumann-Haus, Inselstraße 18

7) Zum arabischen Coffe-Baum, Kleine Fleischergaße 4, prima redazione della “Neue Zeitschrift für Musik” diretta da Schumann

8) Pianoforte di Friedrich Wieck, l’orrido padre-padrone di Clara, 1825, Schumann-Haus

9) Markplatz, JSB per le masse

10) Nikolaikirche, Nikolaikirchhof 3

11) Monumento a Goethe, Naschmarkt

12) Pellegrini al sepolcro di JSB, Thomaskirche

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