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Bologna: trionfa l’Ariadne firmata Curran & McCann

È stata salutata da fragorosi applausi la prima bolognese di Ariadne auf Naxos, opera di Richard Strauss, domenica pomeriggio.

Che fosse una produzione degna di nota lo si capiva subito, con un rapido sguardo al team creativo, che porta la firma per la regia di Paul Curran, le scene e i costumi di Gary McCann e le luci di Howard Hudson. E questo terzetto d’eccezione, con l’aiuto regista Oscar Cecchi, ha vinto a man bassa, mettendo in scena un capolavoro che è una delizia per gli occhi. Nel prologo, un bianco interno viennese ha accolto tutti nel backstage di quella che doveva essere la prima dell’opera Ariadne Auf Naxos, scritta da un giovane compositore ma che, a sorpresa sarebbe stata seguita da una farsa musicale per volontà del facoltoso padrone di casa. È l’altezzoso maggiordomo a darne notizia al maestro di musica, del quale il compositore é allievo. Curran immagina quindi questo maggiordomo come un presentatore televisivo, con un completo violetta e un’abbronzatura molto intensa.

Le due compagnie si ritrovano a condividere lo spazio per prepararsi e a lamentarsi per questa decisione imposta che li obbliga ad affrontare il pubblico in due modi così diversi che inevitabilmente influiranno sulla concentrazione dello stesso. Il più indignato è il giovane compositore, che, scritto come ruolo en travesti, viene interpretato dalla straordinaria Victoria Karkaceva, in versione gender fluid. Il maestro invece è affidato al carismatico Markus Werba sulle cui capacità c’è ben poco da aggiungere, essendo lui da anni molto apprezzato ovunque .

Quello che stupisce è la cura dei dettagli che è stata attuata in questo allestimento, con mille controscene che si susseguono, rubando spesso l’attenzione a quelli che sono i protagonisti. Tutto si muove, ognuno fa quello che farebbe, nella realtà, dimostrando il proprio carattere anche solo attraverso i movimenti scenici. Questa scelta conferisce una ricchezza e un tocco di vitalità ulteriore al dramma in corso, soprattutto nell’istante in cui il cinico maggiordomo informa gli artisti che non ci sarà tempo per due esibizioni ma che dovranno diventare uno spettacolo unico. La  Zerbinetta, subrette rubacuori, interpretata da Olga Pudova, riuscirà ad ammaliare anche il giovane compositore, che alla fine accetta il compromesso. Nel secondo atto va quindi in scena l’opera “rivisitata” e l’inizio è esilarante, con una Naiade, una Driade e una Ninfa che osservano Arianna che ricorda il suo passato, ma al pubblico viene offerto uno scorcio su quello che accade nel backstage, e sulla noia evidente che la compagnia della farsa prova in attesa di qualche spiraglio in cui inserirsi. Tra selfie e tentativi falliti di ingressi, è una nota dissacrante di colore che funziona in modo straordinario.

Va detto che anche le tre creature che affiancano Arianna si ritrovano a fare i conti con i tagli del copione, che ne priva una di alcune linee vocali, generando a sua volta, per volontà registica, un interessante gioco comico. Quando finalmente tocca a Zerbinetta, spiegare il suo rapporto con gli uomini, ben diverso da quello di Arianna che invoca la morte a causa dell’amore perduto, la scena diventa un concerto di Katy Perry in rosa. Una favola per gli occhi, con mille sfumature negli abiti della compagnia della soubrette, che diventa toulle su di lei, con un corpetto in cui giganteggia un cuore rosso di paillettes. Questo colore viene dosato con estrema maestria sia da McCann nei costumi che da Hudson nelle luci, senza mai risultare esagerato. Ma Hudson, in quanto a luci rosa, ha all’attivo uno dei musical di grido del West End londinese come &juliet, un vero e proprio trionfo di questo colore.

Tornando a Zerbinetta, la sua aria viene accolta da scroscianti applausi. Tocca quindi ad Ariadne, Dorothea Roschmann, il duetto con Bacco, interpretato da un Daniel Kirch che nel prologo è un po’ come un cowboy senza cavallo, e nell’opera diventa una specie di riccone dell’est, avvolto in una pseudo vestaglia che ricorda la tappezzeria dei grandi castelli. Va notato che quando lui afferra Ariadne per portarla con sè, ricorda molto Di Caprio in Titanic, ma è solo un attimo, una frazione di secondo che poi viene inghiottita dalla musica di Strauss e dal loro destino che li porterà altrove e lo farà con un gioco di luci mozzafiato, che Hudson ha saputo creare per quel momento. Purtroppo, va detto, tra l’inizio e il finale bellissimo di questo duetto, che il regista ha presentato come un “terzo atto” virtuale, si perde il gioco con il dietro le quinte, e tra l’incontro e la dipartita dei due ci sono oltre dieci minuti rarefatti, fuori dal tempo, che sicuramente sono di musica eccelsa, ma che, messi in scena come si fa nelle opere abitualmente, creano uno stacco troppo grande con quello che si era visto fino a quell’istante, ottenendo un effetto diverso dal contrasto stilistico, che appare invece più che evidente. Tornata opera, nella sua essenza, Ariadne con il finale scritto dal giovane compositore, ottiene esattamente quello che ipotizzavano gli attori della farsa: annoia.

Buona la direzione di Jurai Valcuha, che ha esaltato tutti i cambi di atmosfera delle diverse situazioni, avvolgendo Arianna e Bacco, nel finale con una densissima intensità con la complicità dell’orchestra del Comunale.

Bravi tutti, primari e comprimari, per un’opera che porta il teatro nel teatro, e che richiede un cast molto numeroso.

Sara Del Sal
(20 marzo 2022)

La locandina

DirettoreJuraj Valčuha
RegiaPaul Curran
Scene e costumiGary McCann
LuciHoward Hudson
Personaggi e interpreti:
La Prima Donna (Ariadne)Dorothea Röschmann
Il Tenore (Bacchus)Daniel Kirch
ZerbinettaOlga Pudova
ArlecchinoTommaso Barea
ScaramuccioMathias Frey
TruffaldinoVladimir Sazdovski
BrighellaCarlos Natale
Il CompositoreVictoria Karkacheva
Il Maestro di musicaMarkus Werba
Il Maestro di balloCristiano Olivieri
Un parrucchiereRiccardo Fioratti
Un lacchèMaurizio Leoni
Un ufficialePaolo Antognetti
NajadeNofar Yacobi
DriadeAdriana Di Paola
Il maggiordomoFranz Tscherne
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

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