Castiglioncello del Trinoro: Quando il Resort diventa cuore del mecenatismo musicale

A Castiglioncello del Trinoro la stazione ferroviaria più vicina, quella di Chiusi-Chianciano, dista sedici chilometri. Le automobili – le poche che riescono ad arrivarci – restano invece parcheggiate ai margini del paese. Non ci sono cartelli d’ingresso in questo borgo che da 800 metri sorveglia la porzione meno antropizzata della Val d’Orcia. Fughiamo i dubbi: non si sta parlando di ritiri spirituali per aspiranti monaci stiliti o di spartane congreghe votate alla rinuncia. Monteverdi Tuscany, il resort innestato nel borgo di Castiglioncello, è un luogo che ha sublimato il concetto di lusso, se con questo s’intendono i tre privilegi negati ai più: tempo, spazio, silenzio. Il quarto, come vedremo, è la musica. È qui che Michael Cioffi, sessantaquattrenne avvocato americano di Cincinnati affascinato, grazie ai suoi studi in Italia, più da Lorenzo de’ Medici che da Henry Ford, ha deciso di dar corpo a un’impresa neo rinascimentale a metà tra imprenditoria e mecenatismo. Con un investimento iniziale di dieci milioni di dollari ha acquistato cinque ville e tre piccoli edifici in pietra a Castiglioncello, un borgo apparentemente dimenticato da tutti, persino da molti dei suoi stessi abitanti. Il recupero degli edifici è stato graduale, e ha permesso di scoprire anche le rovine di un antico castello. La visione di Cioffi e del suo Monteverdi Tuscany è cresciuta lentamente, rispettando i tempi di un organismo che si stava risvegliando dal lungo sopore. Sono nati ristoranti, centri benessere, aree di svago e degustazione, senza che il loro aspetto esteriore abbia mai fatto rimpiangere l’idea originaria del borgo. Claudio Monteverdi, l’eponimo, svela le fondamenta umanistiche del luogo e occhieggia alla vicinanza di Sir John Eliot Gardiner, di casa in val d’Orcia. Monteverdi è il nume tutelare di un Festival che quest’anno celebra già la quarta edizione. Se molti ancora non lo sanno, è merito di una pubblicità selezionata e poco rumorosa. Se ci si arriva, insomma, è perché chi ne parla lo ha fatto alle persone che dovevano saperlo o che avrebbero voluto saperlo. Premessa d’obbligo: il Monteverdi Tuscany Concert Series non prevede biglietti di ingresso, si svolge in una chiesetta trecentesca che domina la valle (perlopiù abitata da caprioli e fagiani) e non potrebbe ospitare che poche decine di persone per volta. Chi vi suona lo fa per amore del luogo e per il piacere di stabilire un contatto diretto con gli ospiti della struttura o i viandanti che hanno deciso di fermarsi a Castiglioncello quella sera.

Maria Perrotta, Francesca Dego, Enrico Bronzi, Roberto Cominati, Michael Barenboim, Silvia Frigato, Marianna Pizzolato, Francesca Aspromonte, Saimir Pirgu, Mario Cassi, il Quartetto di Cremona, il Trio Quodlibet sono alcuni dei nomi che compongono l’ambizioso cartellone di 22 concerti, dal 18 giugno 2018 ad aprile 2019, un programma curato dall’agenzia Stage Door.

In un’epoca in cui i resort hanno sposato la musica classica per darsi un’immagine ancor più esclusiva, Castiglioncello sembra viaggiare su altri binari. La musica ne accompagna il placido ronzio quotidiano senza vincolarsi ai periodi delle vacanze. E, soprattutto, resta un bene accessibile, senza prezzo. Cioffi, che ogni anno ospita al Monteverdi artisti d’ogni provenienza e genere, ne ha fatto il suo manifesto di filantropia. E così dal 18 giugno (con la prima assoluta del nuovo trio pianoforte-violino-corno formato da Maria Perrotta, Francesca Dego e Martin Owen, primo corno della BBC Symphony Orchestra) chi passa da qui potrà entrare in un’utopia che invece, come ha mostrato un insospettabile avvocato americano ispirato all’Italia del XV secolo, è già realtà.

Luca Baccolini

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