Cremona: Macbeth, quando una mano lava l’altra

“We came into the world like brother and brother,

And now let’s go hand in hand, not one before another.”

(William Shakespeare, The Comedy of Errors)


Con le mani sbucci le cipolle cantava il sempre gagliardo Zucchero Fornaciari, però può anche capitare di lordarle di sangue. E il passaggio può essere più rapido di quanto si possa credere.

Può avvenire anche di scrutarne i palmi per leggervi premonizioni di un futuro che pare tanto fumoso ma che in realtà è a portata. Di mano.

Anche il Macbeth in salsa verdiana di Elena Barbalich apprezzato al Ponchielli, con scene e costumi curati da Tommaso Lagattola e disegno luci affidato a Giuseppe Ruggiero, indugiava di frequente il suo sguardo vagamente allucinato sulle proprie mani; anche prima di averle macchiate del sangue regio per saziare il suo ego malato.

Non necessariamente ego di potere, in questo la regia di Barbalich convince, ma piuttosto delirio di onnipotenza fine a se stesso, condizione se vogliamo tipica di chi non è in grado di esercitare il dovuto controllo sul proprio spirito ma soprattutto sulla propria carne. E alla fine Macbetto (bel nome per una marionetta) non può che ridursi a fantoccio di un potere altrui, incarnato soprattutto dall’universo femminile nella sua accezione deviante, prima le streghe, poi la moglie, poi ancora le streghe.

L’idea, pur interessante, si è scontrata con il limite di aver reso, a tratti, in maniera troppo macchiettistica l’immagine di un Macbeth governato dall’esterno, come quando il Re scozzese si muove davvero come un pupo siciliano nella spelonca delle streghe del terzo atto.

Sempre nel novero dei meriti di regia, l’evoluzione del personaggio di Lady Macbeth (grazie anche all’interpretazione di Silvia Dalla Benetta) che non è parsa la solita sguaiata assassina, quanto piuttosto una donna la cui vena di follia emerge fin dai primi movimenti in scena ed è già ampiamente esibita nella scena del banchetto del secondo atto, dove emerge chiaramente (e opportunamente) che per la Regina, ancora prima che per il Re burattino, il vino eletto è già quel balsamo in cui trovare rifugio dalle proprie nevrotiche perversioni.

Sul versante musicale Gianluigi Gelmetti ha diretto orchestra e cantanti con movimenti morbidi e aggraziati. In particolare le sue braccia esperte sono state morbidissima coperta di Linus per i cantanti che sono stati messi nella condizione di rendere al meglio. Delle loro rispettive possibilità.

Se è pur vero che l’esibizione di Angelo Veccia è parsa una corsa sulle montagne russe, è altrettanto vero che il baritono romano dispone della qualità non comune di sfumare la propria voce secondo le pieghe del dramma, da menzionare in tal senso la magistrale interpretazione dell’aria dell’ultimo atto.

Una voce al servizio della drammaturgia come non troppo spesso capita di sentire tra i maschietti, che Verdi avrebbe meglio apprezzato rispetto ad altri interpreti contemporanei che, pur tecnicamente dotati, cantano con enfasi da lettura dell’elenco telefonico.

La prestazione di Silvia Dalla Benetta, nel suo debutto nel ruolo di Lady, è stata maiuscola. In un ruolo che, se male interpretato, si può prestare a quei deliri orgiastici di vocalizzi in cui cadono anche illustri colleghe, Silvia ha saputo lavorare per sottrazione asservendo anche lei al dramma una voce agile e drammatica al tempo stesso. Pianissimi meravigliosi gravidi di quelle volute incertezze che colpiscono il bersaglio: brava!

Il Banco di Alexey Birkus è stato autorevole per presenza scenica, altezza mezza bellezza diceva un vecchio adagio. La voce, già bella e ampia, scurendosi con l’età non potrà che migliorare.

Complessivamente corretta la coppia dei tenori, con nota di merito per il Macduff di Giuseppe Distefano (tra l’altro molto ben pitturato in viso) mentre per il Malcom di Alessandro Fantoni si può dire che già l’assunzione di un ruolo così (musicalmente) infausto è comunque motivo di merito.

Convincenti anche le interpretazioni di Alberto Comes (medico/domestico/sicario) e di Katarzyna Medlarska nella parte della badante di Lady Macbeth.

Menzione speciale, infine, per il coro diretto da Diego Maccagnola, impeccabile anche nei movimenti scenici, con particolare apprezzamento per il coro femminile e la sezione tenorile, entrambi piuttosto ingaggiati dalla partitura.

Alla fine, durante i copiosi applausi per tutti (con accenno di standing ovation per Gelmetti), nelle segrete stanze della mente del modesto scriba restava solo il dubbio sulla provenienza del discoide di pietra che la regia aveva collocato in scena per quasi l’intera rappresentazione. Poteva essere un disco volante o forse la porta di passaggio alla quarta dimensione, il dubbio alla fine è rimasto insaziato e allora il pensiero è tornato alle mani. E al miglior uso che delle stesse si può fare, secondo il saggio consiglio del sommo sceneggiatore.

Marco Ubezio
(24 novembre 2019)

La locandina

DirettoreGianluigi Gelmetti
RegiaElena Barbalich
Scene e costumiTommaso Lagattola
LuciGiuseppe Ruggiero
CoreografieDanilo Rubecca
Personaggi e interpreti:
MacbethAngelo Veccia
BancoAlexey Birkus
Lady MacbethSilvia Dalla Benetta
Dama di Lady MacbethKatarzyna Medlarska
Macduff Giuseppe Distefano
MalcolmAlessandro Fantoni
Medico, Domestico di Lady MacbethAlberto Comes
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro Operalombardia
Maestro del CoroDiego Maccagnola

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