Milano: Madina vive di un flusso di azioni

Madina, una vicenda di conflitti esasperanti di cui ancora oggi -e chissà ancora per quanto- siamo  direttamente o indirettamente protagonisti e spettatori. Occidente e oriente si scontrano in un eterno conflitto in cui oppressori e oppressi vivono in un lacerante brutalismo di cui Madina è vittima emblematica di un moltiplicarsi di realtà insanabili.

Il testo, estratto da Emmanuelle de Villepin dal suo romanzo La ragazza che non voleva morire, racconta una storia vera, quella di Madina, qui ambientata in un contesto privo di riferimenti ma evidentemente ascrivibile a un dominio universale di luoghi in cui progresso e oscurantismo, civiltà e inciviltà si fronteggiano quotidianamente.

La partitura, commissionata dal Teatro alla Scala a Fabio Vacchi, non è riconducibile a un unico genere ma è una summa in cui confluiscono melodramma, danza, melologo e teatro musicale. Vacchi, infatti, crea un tessuto sonoro imprescindibile dall’elemento scenico-visivo, in cui si intrecciano diverse forme espressive dove il corpo è elemento cardine di tale operazione. 

Ciò che lo spettatore vede è un flusso di azioni, pensieri, proiezioni, movimenti in cui il corpo, non solo fisico ma anche sonoro, è protagonista.

Scrive Vacchi: “Siamo corpi, siamo una danza di corpi sul mondo; corpi che sognano, mangiano, dormono, fanno l’amore, hanno bisogno di amore, che siano vestiti da re o da mendicanti, da artisti o da immigrati, da uomo o da donna. Che siano specie umana o animale”. La sua non è una visione distaccata, quindi, ma estrema nel desiderio di mettere in scena sentimenti che affiorano anche nelle condizioni più disumane. 

Musicalmente la scrittura di Vacchi non fa leva su un prevedibile gioco di contrapposizioni ma incentra la sua estetica compositiva su una interessante contaminazione di linguaggi e culture in cui il popolare extraeuropeo si fonde con le forme occidentali. Questi elementi emergono limpidamente dalla torbida vicenda, grazie alla puntuale direzione di Michele Gamba che con chiarezza gestuale rende intelligibile un tappeto sonoro estremamente ricco di elementi timbrici e ritmici. Sopra di esso si adagiano le voci del mezzo-soprano Anna Doris Capitelli e del tenore Chuan Wang i cui interventi vocali, risolti egregiamente, danno vita a ruoli di non facile gestione emotiva. Ad essi si inserisce la voce recitante di Fabrizio Falco in un intelligente gioco di narrazione melologante di rilevante interesse drammaturgico. 

Sulla scena sono emersi per altissimo livello tecnico ed espressivo Antonella Albano e Roberto Bolle per l’intensa coreografia di Mauro Bigonzetti la cui visione evocativa della partitura ha messo in luce gli aspetti più drammatici della vicenda. Ben inseriti anche gli interventi di Martina Arduino, Gioacchino Starace e Gabiele Corrado e del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Manuel Legris. Interessante l’apparato video di Carlo Cerri (che ha firmato anche le scene e le luci), Alessandro Grisendi e Marco Noviello.

Non da ultimo, egregi come sempre, gli interventi del coro istruito dal maestro Alberto Malazzi apparentemente fuori scena ma in realtà pre-registrato per disposizioni covid.. 

Questa quarta rappresentazione di Madina ha avuto il privilegio di godere della riapertura del teatro alla totale percentuale di pubblico, il quale ha decretato con oltre dieci minuti di applausi il successo della serata.

La Scala contemporanea dimostra non solo un livello tecnico di palcoscenico assoluto ma la necessità di idee su cui l’uomo attuale ha bisogno di riflettere e riflettersii in scena al di là del repertorio di tradizione. 

Gian Francesco Amoroso 
(12 ottobre 2021)

La locandina

CoreografiaMauro Bigonzetti
Assistenti coreografoBéatrice Mille, Roberto Zamorano
DirettoreMichele Gamba
Luci e sceneCarlo Cerri
CostumiMaurizio Millenotti
Costumista collaboratoreIrene Monti
Video designerCarlo Cerri, Alessandro Grisendi e Marco Noviello
Personaggi e interpreti:
ÉtoileRoberto Bolle
MadinaAntonella Albano
MezzosopranoAnna-Doris Capitelli
TenoreChuan Wang
AttoreFabrizio Falco
Orchesta e coro del Teatro alla Scala
Maestro del coroAlberto Malazzi

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