Nicola Alaimo: «Non mi piace il pessimismo!»

Nicola Alaimo non ha bisogno di presentazioni: è nato nella musica e per la musica e la sua carriera parla per lui. Lo incontriamo – virtualmente e in attesa che le luci dei palcoscenici internazionali si riaccendano – per una conversazione a tutto tondo sulla situazione attuale e non solo.

  • Cantanti si nasce o si diventa? 

Direi entrambi! Sono nato e cresciuto in mezzo alla Musica! a due anni già cantavo con voce impostata, e non cantavo solo le canzoncine, ma anche le arie d’opera, soprattutto quelle che ascoltavo ripetutamente in casa, grazie alle collezioni in musicassetta dei miei Nonni!  E quindi parto da Nonna Anna, che mi ha “iniziato” al pianoforte e alle lezioni di canto, cominciando con i test sull’intonazione, facendomi ripetere la stessa filastrocca di semitono in semitono, o il solfeggio con le note musicali che per gioco lei chiamava “le piccole formichine, che ogni tanto si muovono lentamente e ogni tanto corrono veloci veloci!” … di conseguenza, crescendo in mezzo a tutto questo, non potevo che diventare ciò che sono adesso! È stata una propensione naturale, ma questa natura andava coltivata! Così come deve essere coltivato qualsiasi talento, anche quello che può sembrare perfetto, perché anche la perfezione può essere perfettibile e deve necessariamente essere guidata: guidata per aggiungere, per togliere, per perfezionare l’esuberanza, l’estro, la verve, il genio! Naturalmente non mi ritengo un genio, ma semplicemente un bravo artista che è nato con l’opera nel sangue ma che ha saputo coltivare il proprio talento, attraverso Maestri meravigliosi come i miei zii, mia sorella Annarita, e tutti quei Grandi Artisti con i quali ho avuto la fortuna di condividere palcoscenico e magnifiche prove musicali in questi 23 anni di carriera, perché ognuno di loro, senza ombra di dubbio, mi ha dato qualcosa. Quindi sì, cantanti si nasce… E si diventa!

  • Quanto gioca la scelta del repertorio nell’ottica del mantenimento in salute della voce?

Ritengo di essere stato fortunato, perché ho sempre studiato ma soprattutto perché la mia voce era naturalmente portata soprattutto per un certo tipo di repertorio, come quello Rossiniano e delle peripezie del cigno Pesarese! Tuttavia il timbro spiccatamente baritonale mi ha aiutato ad andare oltre, a “sconfinare” in altri repertori, arrivando a collezionare, fino ad ora, 63 personaggi… che a 41 anni suonati non è male.

Mi sono sempre umilmente paragonato ad alcune di quelle grandi voci che hanno fatto la storia dell’opera, come Taddei, Bruscantini, Capecchi (questa è la triade che nomino costantemente) perché questi immensi Artisti sapevano piegare il proprio organo vocale alle esigenze dei vari personaggi, interpretandoli e non semplicemente cantandoli! Se penso che Taddei passava da un meraviglioso Dulcamara  a uno stratosferico Falstaff o addirittura Scarpia, mi vengono i brividi! Così come Capecchi, da Don Bartolo a Jago era un attimo! E come interpretavano! Quale significato davano alla PAROLA! Perché se la dizione è fondamentale, ancor più essenziale è l’uso che se ne fa! E parlo di quel famoso “fraseggio” di cui tanto sentiamo parlare nella nostra professione, perché se c’è semplicemente il giusto fraseggio, allora anche il repertorio potrà essere più vasto.

Certo, poi ogni caso è diverso! Ci sono stati enormi artisti che hanno incentrato la propria carriera su un determinato repertorio, perché non sono riusciti ad andare oltre. Ma non è una condanna! Anzi! Sono scelte sagge, sicuramente, dettate dalla consapevolezza personale di poter primeggiare su un repertorio, piuttosto che in un altro. Io sono stato un po’ più fortunato e sono riuscito a “sforare”, partendo dal Barocco, spingendomi fino al verismo e addirittura alla musica contemporanea! (“il Dissoluto Assolto”- Azio Corghi, Teatro alla Scala, 2005)

La scelta del repertorio, quindi, è soggettiva e deve essere ben ponderata.

  • Mi riallaccio alla domanda precedente. Perché molti giovani – al netto della legittima aspirazione ad una carriera di successo – affrontano personaggi e opere non ancora adatte alla loro vocalità? Incoscienza o cattivi consigli?

Bella domanda! Oggigiorno è davvero difficile consigliare un giovane talento in questo senso.

Perché viviamo un mondo pieno di contraddizioni, egocentrismi profondissimi, giganteschi, mastodontici, dove a un direttore artistico competente si contrappone il regista di turno che negli anni ha ottenuto un certo “potere decisionale” sugli artisti, anteponendo l’aspetto fisico a quello dell’emozione suscitata dal porgere in un certo modo le frasi musicali, interpretandole, recitandole… potrebbe essere (e tanti lo penseranno) un discorso personalissimo, vista la mia mole, e in parte lo è… ma non voglio divagare o accusare nessuno.

Questo è solo uno degli aspetti che spingono un giovane artista ad accettare di tutto e di più, ma c’è un aspetto altrettanto importante e grave, ahimè, ed è quello economico…

I soldi, i maledetti soldi, che purtroppo sono necessari… quanto vorrei poter elargire a questi talenti il pensiero della grande Mirella Freni (“la carriera si fa anche con i “NO”!) ma è diventato difficilissimo, se non addirittura impossibile! Certo, in diversi casi si tratta di incoscienza mista ai cattivi consigli degli altrettanto cattivi insegnanti, e ce ne sono tantissimi! Ma ci sono anche moltissimi Maestri validi, che consigliano accuratamente, che rimproverano i propri allievi per le scelte azzardate, che li sistemano e li rimettono sulla giusta via, ci sono gli allievi che ubbidiscono e quelli che se ne infischiano perché hanno le proprie idee.

Mi viene in mente il mitico Maestro d’Aragona con il suo allievo, Rodolfo Nardi (nel film “mi permette babbo” dove i ruoli erano rispettivamente interpretati dai magnifici attori Achille Majeroni e Alberto Sordi! Film che deve essere obbligatoriamente presente nella videoteca di tutti gli addetti ai lavori e i melomani!) che consigliava il suo allievo, lo curava nell’aspetto, nella voce, lo cullava e soprattutto cercava di tenerselo stretto, visto che trattavasi dell’unico suo allievo…

Ma c’è la crisi… e in tempo di crisi, un giovane artista, pur di lavorare, accetterebbe e accetterà qualsiasi cosa… questa è l’amara verità.

Se solo le istituzioni comprendessero quanto sia importante la nostra Arte…

  • Venendo all’attualità; come hai vissuto il periodo di forzata clausura dovuto alla pandemia?

L’ho vissuto un po’ come tutti gli altri: con preoccupazione prima di tutto, con rassegnazione, con tristezza per le migliaia di morti quotidiane, fra i quali un caro Amico, Luca Targetti, che ricorderò sempre con enorme affetto. Ma l’ho vissuto anche con la profonda convinzione che prima o poi tutto finirà e si tornerà alla normalità! se in un momento di caos totale come questo, mille pensieri mi frullano in testa (e sono stati quasi tutti pensieri negativi) da padre e marito mi faccio forza e cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno: ho un tetto, un bellissimo attico con una vista stupenda sui colli Pesaresi e oltre, un terrazzo grandissimo che è stato uno sfogo essenziale in questa “novantena”, due figlie meravigliose, anche se un po’ capricciose, ma con le quali ho potuto recuperare tantissimo tempo perduto, ho mia moglie Silvia, che definirei spettacolare, (ma forse sono di parte) perché è lei il vero factotum della famiglia, e mi sento davvero fortunato ad averla accanto! e ho soprattutto una cucina che mi ha fatto riprendere i 20 kg faticosamente persi nei mesi antecedenti al lockdown! Ecco, questo è un disastro! Da lunedì, DIETA! Perché la dieta inizia sempre il lunedì! Lo sa anche il mio super “Doc” Guido Porcellini, che sta già col fucile puntato!!! Scherzi a parte, auspico per tutti quella forza che ho trovato io, quella determinazione necessaria per andare avanti e non mollare, anche se è difficile. Perché io sono fortunato, ma comprendo che per tanta altra brava gente, il bicchiere sarà improrogabilmente mezzo vuoto… per loro, soprattutto, spero arrivi tanta serenità, che è la cosa più importante.

  • La risposta dello Stato nei confronti degli operatori dello spettacolo, particolarmente toccati dall’emergenza Covid-19, è stata tardiva e timida; perché in Italia non si riesce a considerare lo spettacolo come lavoro e non alla stregua di un passatempo?

Più che tardiva e timida, io direi inesistente! Nelle prime conferenze del nostro Presidente del Consiglio non siamo neanche stati nominati, nulla, silenzio totale e tombale! Una scure piombata addosso al nostro settore, che ci ha fatto letteralmente rabbrividire! come se non esistessimo! Poi lo ha fatto, forse perché qualcuno gli avrà fatto notare la nostra indignazione o l’avrà notata egli stesso, guardando qua e là sui social le lamentele degli artisti e ciò che dicessero sui suoi interventi, e ci ha messo nell’elenco dei lavoratori, nominandoci.

Per carità: non vorrei essere nei suoi panni! Guidare un Paese in piena pandemia deve essere qualcosa da non augurare neanche al peggior nemico! Detto questo, però, ciò che è arrivato a sostegno dei Lavoratori dello Spettacolo, credo sia davvero irrisorio… e mi riferisco ai famosi 600 euro che peraltro tanti lavoratori ancora non hanno visto! E parliamo dei mesi di marzo, aprile, maggio e adesso giugno.

Io non ne ho diritto e non mi sono neanche lontanamente posto la questione se fare la domanda all’Inps o no! Non l’ho fatta perché semplicemente non rientravo nei parametri! Giusto o sbagliato che sia, lo lascio giudicare agli altri.

Sinceramente, in questi mesi sono stato aiutato dalla mia adorata Mamma, da “lassù”, grazie alla piccola rendita che mi ha lasciato, dallo Stato Francese con una piccola cifra per i diritti video sul Simon Boccanegra all’Opéra di Parigi dell’anno scorso e dal Teatro Comunale di Bologna con un rimborso spese, dopo la cancellazione della produzione di Cenerentola.

E li ringrazio, di cuore.

Per il resto, come tutti: sospensione mutuo, leasing, prestiti e andiamo avanti così, in attesa di riprendere al più presto la nostra attività.

Per quanto riguarda il nostro lavoro considerato come “passatempo”, ahimè, non è solo da Roma che lo pensano… ma c’è tanta, tantissima gente ancora convinta che il nostro non sia un lavoro… quante volte mi sarà capitata la fatidica domanda: “ah, canti… ma lo fai come lavoro?” Oppure: “ah, canti e ti pagano” … e cosa vuoi rispondere a questa gente? Contro l’ignoranza non puoi far nulla, perché ti battono loro, con l’esperienza.

Quindi, meglio soprassedere.

(Da marzo ad oggi i lavoratori dello spettacolo dovrebbero percepire 2.400 euro. In Francia ma soprattutto in Germania gli aiuti al settore sono di ben altra entità. Ndr)

  • Da qualche giorno, con l’inizio della “Fase 3” si intravvede un po’ di luce in fondo al tunnel; sia pure con modalità “riviste” molti festival italiani – da Pesaro a Macerata passando per Ravenna e Verona – sono stati confermati e i teatri iniziano ad annunciare le prossime stagioni. Le reazioni, non solo del pubblico, sono piuttosto variegate e vanno dall’entusiasmo alla condanna. Qual è la tua posizione?

Sarò breve: bisogna essere ottimisti! Non mi piace il pessimismo, non mi piace affatto! Lo vedo come una sconfitta da parte nostra, ma soprattutto lo vedo come un “gufare” da parte di tanta altra gente! Non mi piacciono coloro i quali condannano la decisione dei Teatri di ripartire o perlomeno di pensare alla ripartenza e la riapertura dei nostri amati Teatri! Bisogna essere ottimisti, pensare in grande, cercare sempre di arrivare alla cima più alta e se arriviamo al piano immediatamente più basso, pazienza! Comunque siamo arrivati a qualcosa! detesto chi deve seminare ansie, paure, frustrazioni, riversandole su chi desidera ardentemente riprendere a lavorare! Sono felice di tornare a Pesaro, al mio amato ROF, con questo concerto in Piazza del Popolo, il 10 agosto! Sarà una bellissima notte di San Lorenzo! Con il caro Ernesto Palacio abbiamo ideato un programma semplicemente meraviglioso, arduo, ma meraviglioso! Vedrete.

Ottimismo! È essenziale.

  • Si potrà, nel tempo, ritornare alla “normalità”? Se sì, sarà tutto come prima o bisognerà in qualche maniera reinventare lo spettacolo dal vivo?

Si tornerà alla normalità e sarà ancora tutto più bello, inebriante, meraviglioso! Le tavole del palcoscenico vuote stanno fremendo per tornare ad essere calpestate dagli Artisti, dai lavoratori dello spettacolo tutti nessuno escluso! I Teatri chiusi non possono più attendere, noi siamo la culla del melodramma! L’opera è nata da noi, con la Camerata de Bardi, così come le note musicali, grazie a Guido d’Arezzo! Questa pausa forzata, spero faccia capire a tutto il mondo (soprattutto a Roma, nei palazzi di potere…)  quanto siano importanti i Teatri, quanto sia importante entrare in una sala dorata, sedersi e attendere con frenetica ansia che il sipario si alzi, per evadere dai pensieri e i problemi quotidiani, per studiare uno spettacolo, per ritrovare due o tre ore di serenità, per ritrovarsi, distrarsi, entrare con l’immaginazione in un altro mondo, un mondo fatato, bellissimo per la mente e la sua funzione fantastica, un mondo fatto di persone e personaggi, di spade, di pire, menestrelli, banditi, buffoni con la gobba, re e regine, maghi, e tanto altro… e perdersi nella pura bellezza di uno spettacolo dal vivo!

Tutto questo sarà possibile e torneremo più forti e consapevoli di ciò che siamo, in palcoscenico e dietro le quinte! Quel dietro le quinte fondamentale perché tutto sia al proprio posto, quando alle 20:00 in punto il sipario si leverà e l’orchestra comincerà il preludio… il preludio per una nuova vita, più bella, più preziosa, assolutamente normale.

E nella normalità, l’artista continuerà a “reinventarsi”, come ha sempre fatto.

Avanti tutta, ce la faremo!

Alessandro Cammarano

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