San Vito al Tagliamento: un barbiere in terra friulana, oltre i beach party della riviera

Deviando il tragitto della modesta utilitaria dalle spiagge bianche della riviera adriatica che odorano ancora di krauti (strano un tempo i tedeschi risalivano le valli alpine verso luglio) può capitare di incrociare un campanile imponente che ci ricorda che da queste parti dominava l’alato leone della Serenissima. Nulla a che vedere con gli attuali usurpatori di quel simbolo.

Se poi capita anche di trovare le note di Rossini in una piazza stracolma di gente, vuol proprio dire che la breve deviazione (si fa per dire, solo 700 km a/r da Milano) dalla riviera è stata una scelta saggia, anzi accorata.

Un gruppo di municipalità del Triveneto, coordinate dal Comune di Tolmezzo da tempo promuovono il progetto Carniarmonie con un bouquet interessante di eventi musicali anche per quest’anno, con eventi diffusi tra pianura e montagna. Anche l’organizzazione in loco è risultata garbata e impeccabile, con ottimi suggerimenti di spiagge e soluzioni alberghiere da parte della meravigliosa Francesca.

Per l’opera quest’anno si è deciso di andare sull’usato sicuro, proponendo per il Teatro di Tolmezzo e la Piazza di San Vito al Tagliamento quell’opera semisconosciuta del Maestro Rossini denominata “Il Barbiere di Siviglia”. Le statistiche del sommo Mattioli la indicano tra le prime opere per numero di rappresentazioni. Per chi scrive è solo la quarta o la quinta rappresentazione, sebbene ogni volta riesca a trovare un motivo per stupirmi.

Nel caso di San Vito, la rappresentazione en plein air sulla piazza cittadina, consentiva la presenza di quella varietà di pubblico che un tempo frequentava anche i Teatri maggiori, oggi riempiti solo da quella fine intellighenzia che scrocca biglietti per scrivere su carta e online perle del tipo “questo flauto magico esce dalla solita ambientazione natalizia delle comuni rappresentazioni”.

Il pubblico, si è detto variegato, comprendeva anche qualche bambino, in genere molto bene educato. Confesso di essere arrivato quasi alle lacrime quando sulle note della celebre overture, una bambina di due o tre anni in braccio al papà aveva iniziato a muovere le braccia in modo assai coordinato, quasi meglio di certi direttori d’orchestra. La reazione di quella bimba di pochi anni che – pur essendo in quell’età in cui si possono a malapena comprendere elementari – si lasciava coinvolgere da una sinfonia vecchia di duecento anni, mi ha suggerito che la bellezza infinita del nostro passato sta forse scritta nella nostra genetica.

Lo spettacolo, messo in scena in maniera un po’ didascalica è risultato brillante nella parte musicale.

Paolo Ingrasciotta, già Accademia della Scala, ha tutte le carte in regola per diventare un Figaro di riferimento. Sia per presenza scenica, sia per qualità del mezzo vocale. La sua voce, ottimamente proiettata e dal bel timbro, ha in sé quella possenza e al tempo stesso quella versatilità che è richiesta a Figaro, parte non facile anche per molti già solidi interpreti. Sul palco è stato affiancato da una Rosina (la bella Sofia Koberidze), assai volitiva che ha affrontato con coraggio le asperità della parte. La bella georgiana rafforza il mistero a proposito delle qualità miracolose dell’aria e dell’acqua del Caucaso. Quale dei due elementi forgia una così elevata percentuale di ottimi cantanti d’opera  tra Georgia e Azerbaijan, in un’area del globo assai circoscritta e tutto sommato poco popolata?

Il Conte d’Almaviva  veniva invece dalla Cina (Li Biao) e pur partito un po’ timido alla fine si è rivelato una piacevole scoperta.

La coppia dei bassi, Bartolo e Don Basilio (rispettivamente Gabriele Ribis e Abramo Rosalen) è risultata nel complesso bene assortita, entrambi diligenti sul piano musicale e con buone attitudini attoriali.

Una menzione speciale per la frizzante Berta di Laura Ulloa e il Fiorello, un po’ briccone, di Valentino Pase.

La direzione di Eddi De Nadai dell’Orchestra Città di Ferrara si è fatta apprezzare per la spensieratezza che ha espresso, piacevole come sarebbe un sabato sera di mezza estate, sotto un cielo carico di stelle. Dalle parti di San Vito sul Tagliamento. Che grande paese resta l’Italia direbbe il Mattioli, nonostante tutto.

Marco Ubezio
(10 agosto 2019)

La locandina

DirettoreEddi De Nadai
RegiaAlberto Paloscia
Scene e costumiSocietà Tamagno Torino
LuciCLAPS Pordenone
Personaggi e interpreti:
FigaroPaolo Ingrasciotta
Il Conte di AlmavivaLi Biao
RosinaSofia Koberdidze
Don BartoloGabriele Ribis
Don BasilioAbramo Rosalen
BertaLaura Ulloa
FiorelloValentino Pase
Coro del Friuli Venezia Giulia
Maestro del CoroCristiano Dell’Oste
Orchestra Città di Ferrara

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