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Dopo le regie attualizzate è il momento dei libretti riscritti per adeguarli al “politicamente corretto”? Se lo domanda un articolo di Kees Vlaardingerbroek apparso il 5 giugno 2018 sul quotidiano olandese “Nieuwe Rotterdamsche Courant”.

Nel 1830, una serata di musica a teatro poteva essere congegnata in questo modo: «Dopo il pezzo d’inizio, la Sinfonia di Goerner, ho suonato l’Allegro in mi minore, che pareva andasse da solo, su un pianoforte Streycher. Applausi assordanti. […] Poi si è eseguita l’Aria con coro di Soliwa che M.lle Volkow, vestita d’azzurro come un angelo, ha cantato con slancio. Seguivano l’Adagio e il Rondò; e poi c’è stata la pausa. E nella seconda parte altre musiche, di Rossini e di altri». È la semplice descrizione di un costume concertistico dal quale siamo oggi sideralmente lontani.