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Ricarda Merbeth

Inspiegabile, si potrebbe esclamare con incredulo stupore, ma i novantun anni di assenza di questo importante titolo ci permettono di (ri)vivere in un certo senso l’autentica bellezza di un ascolto incorrotto dagli stereotipi di una tradizionale routine, suscitando nello spettatore l’incantevole rivelazione di un capolavoro.

La ripresa di uno spettacolo non è mai un’operazione facile specialmente se il titolo in questione è Elektra di Richard Strauss e soprattutto se a firmare la regia è stato Patrice Chéreau, prematuramente scomparso nel 2013.

Se all’epoca il progetto registico di Deborah Warner accolse qualche perplessità, a distanza di tempo si può affermare che la negazione di una definizione spazio-temporale e la volontà di stilizzare la dimensione affettiva – complice la concertazione di Myung-Whun Chung – hanno reso ancora più incisivo il messaggio beethoveniano.