Tours: Chopin chez Pleyel

All’interno dell’oramai ben noto festival Concerts d’automne, il 10 ottobre scorso il palcoscenico del Grand Théâtre di Tours ha ospitato un bellissimo concerto che ha visto per protagonista lo strumento principe dei salotti borghesi dell’Ottocento, il pianoforte. Il titolo del concerto, Chopin chez Pleyel, associa il nome del grande virtuoso polacco al nome, meno noto al pubblico odierno, di Camille Pleyel (1788-1855), figlio del più famoso Ignace (1757-1831), affermatosi sulla scena musicale parigina come costruttore di pianoforti, editore di musica (attività entrambe ereditate dal padre) e gestore di sale da concerto. Della prestigiosa manifattura Pleyel, infatti, è lo splendido strumento, datato 1843, che ha fatto bella mostra di sé sulla scena al limitare della ribalta, a sipario aperto sin dall’ingresso del pubblico. Dotato di un suono caldo e omogeneo nella zona centrale della sua estensione, bene s’addice al carattere intimistico del virtuosismo pianistico di Chopin. A unire costruttore di strumenti e virtuoso anche una grande amicizia e stima reciproca che portò Chopin a preferire i pianoforti Pleyel per le sue esecuzioni pubbliche e private, e che convinse Camille a supportare l’artista in diversi momenti della sua carriera, dai suoi inizi quando nel 1832 Chopin debuttò a Parigi proprio nella prestigiosa Salle Pleyel, ai momenti più importanti come per esempio la tournée inglese del 1837 che vide Camille accompagnare in viaggio l’amico Chopin.

Nell’Ottocento il programma da concerto seguiva due tipologie ben precise. La prima è legata alla figura di Paganini, virtuoso del violino, ma che divenne il modello per eccellenza per tutti i virtuosi dell’epoca, anche di altri strumenti. In particolare fu la tipologia di concerti da lui proposti che s’impose per tutta la prima metà dell’Ottocento come formula di riferimento per divertire il pubblico all’insegna della varietà: la serata doveva prevedere un’orchestra, l’intervento di altri solisti, fra cui almeno un paio di cantanti, e, clou du spectacle, l’arrivo in scena del virtuoso che generalmente offriva al pubblico una selezione delle sue composizioni più recenti. La novità era, infatti, uno degli aspetti ricercati dal pubblico dell’epoca. Questa formula venne poi modificata nel corso del secolo da un altro grande virtuoso, Franz Liszt, per giungere a una seconda tipologia di concerto, quella che ancora oggi regolarmente si pratica, in cui il virtuoso si rende autonomo dall’orchestra e si misura anche con l’interpretazione di composizioni di altri compositori. Da questa tipologia, com’è noto, si rafforzò il concetto stesso di repertorio inteso come antologia di composizioni di grandi compositori, degne di essere tramandate e costantemente reinterpretate dal virtuoso di turno.

Ebbene, il programma da concerto Chopin chez Pleyel ha proposto una sapiente commistione di queste due tipologie ottocentesche: ha garantito la varietà, alternando pezzi per piano solo di Chopin e l’esecuzione di un quartetto d’archi di Charles Gounod (1818-1893), ma si è affrancato dalla presenza ingombrante dell’orchestra chiudendo con lo spettacolare Concerto per piano n. 2 in Fa minore op. 21 di Chopin, nella trascrizione con accompagnamento di quintetto d’archi. Il virtuoso della serata doveva essere David Lively che, per problemi di salute, è stato sostituito dal francese Antoine de Grolée. A lui dunque l’onere di aprire la serata con l’interpretazione di quattro mostri sacri del repertorio chopiniano: il Notturno in Si bemolle minore op. 9 n. 1, l’Impromptu in La bemolle maggiore op. 29 n. 1, la Polacca in Do diesis minore op. 26 n. 1, e la Polacca in La maggiore op. 40 n. 1. Capace di un tocco leggerissimo e di un fraseggio molto curato, de Grolée ne ha saputo dare un’interpretazione molto personale, degna del posto da finalista che ha riportato nel 2018 al concorso Chopin su pianoforti storici a Varsavia.

Il Quatuor Cambini-Paris, che prende il nome dal compositore e violinista italiano Giuseppe Maria Cambini (1746-1825), molto attivo nella Parigi dei suoi tempi come autore di quartetti (ne scrisse 155!) e di opéras-comiques, prosegue con l’interpretazione di una vera e propria chicca, il Quartetto in Sol minore CG 565 di Gounod. Scoperto di recente, questo quartetto fece parte nel 1993 di un lotto di composizioni inedite e complete di Gounod vendute all’asta. il Quatuor Cambini-Paris ha collaborato a un progetto musicale e musicologico condotto da studiosi del Palazzetto Bru Zane, sede veneziana del Centre de musique romantique française. Tale collaborazione si è conclusa nel 2017 con la prima incisione integrale dei quartetti di Gounod su strumenti d’epoca, nella quale compare pure questo quartetto. Scritto probabilmente tra il 1891 e il 1892, il quartetto in Sol minore rivela indubbiamente un legame coll’indimenticato modello beethoveniano, e si sente da parte di Gounod una sorta di reticenza nell’attingere a piene mani al vasto bacino melodico a disposizione del grande operista francese. È quasi come se Gounod volesse pervenire a un discorso più asciutto, dove è la scrittura a quattro che deve guidare il discorso musicale, e non la ricerca di un profilo melodico accattivante. Pochi gli scambi contrappuntistici, che lasciano il passo a un meccanismo unitario ben congeniato e dalle strutture soppesate nel rispetto della lunga tradizione classica del quartetto. Lo Scherzo è poi di una semplicità estrema, basato com’è su un motivo molto breve che, in alternanza, viene presentato picchettato e poi legato.

L’interpretazione del Quatuor Cambini-Paris è magistrale, intensa, senza sbavature… un momento di vera musica vissuta! Ma l’apice della serata arriva con l’unione della compagine d’archi (cui si aggiunge il contrabbassista Thomas de Pierrefeu) al virtuoso della serata: il concerto per piano n. 2 di Chopin nella trascrizione con accompagnamento di quintetto d’archi che circolò nell’Ottocento in alternativa alla, oggi più nota, versione orchestrale. Il pathos tenuto sapientemente in equilibrio tra incubazione, slancio ed emersione dal solista e dall’ensemble trasmette al pubblico un’energia cui raramente si assiste in un concerto dal vivo, minacciato costantemente dalle variabili dell’emozione e del fattore umano. Ai meritati applausi che scrosciano incessanti fa séguito un piccolo bis: una trascrizione per piano e quintetto d’archi del secondo movimento del concerto per due violini in Re minore BWV 1043 di Johann Sebastian Bach.

Marco Gurrieri
(10 ottobre 2020)

La locandina

PianoforteAntoine de Grolée
ContrabbassoThomas de Pierrefeu
Quatuor Cambini
Programma:
Charles Gounod
Quartetto in sol minore CG 565
Fryderyk Chopin
Notturno in Si bemolle minore op. 9 n. 1
Impromptu in La bemolle maggiore op. 29 n. 1
Polacca in Do diesis minore op. 26 n. 1
Polacca in La maggiore op. 40 n. 1
Concerto per Pianoforte n. 2 in fa minore op. 21
(trascrizione per quintetto d’archi e pianoforte)

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