Trento: le risonanze di Benedetto Lupo

È il pianoforte il protagonista nel terzo appuntamento della stagione 2020 della Società Filarmonica di Trento, che nella sua storica sala di via Verdi ha ospitato lo scorso 5 febbraio Benedetto Lupo. Il programma era dedicato alla cara Mitteleuropa e proponeva l’ascolto di Janáček, Brahms e Schumann come un viaggio a ritroso nel tempo senza soluzione di continuità.

Accanto ad una interpretazione ispirata che restituiva la bellezza di alcune tra le più importanti pagine della musica pianistica – senza cadere nel già sentito e ugualmente senza soffrire la mancanza di esecuzioni di riferimento – la cifra di Lupo era il suono.

L’artista dimostra di conoscere molto bene la macchina-pianoforte che sta sotto le sue mani (a Trento un nuovo Steinway Gran Coda modello D 274), generando un ampio spettro di vibrazioni che andavano da pianissimi carichi d’intensità a fortissimi che si moltiplicavano in un gioco di risonanze. Il tutto creato da una elegante posizione di compostezza davanti alla tastiera, che comunicava anche visivamente una musicalità sempre morbida e coinvolgente.

La promessa dello stesso pianista, dalle pagine del programma di sala, era «la ricerca di un percorso emotivo di grande intensità […] quasi che la musica a momenti si trasformi nelle pagine di un diario intimo» e così è stato.

Un racconto custodito nei ricordi. Una personale Winterreise di schubertiana memoria vissuta come viaggio nei luoghi dell’anima. Un alternarsi di urgenze (il primo movimento della Sonata di Janáček e della Seconda di Schumann, la Ballata nell’op. 118 di Brahms) e di eclissi (l’Andantino schumanniano, il quarto Intermezzo di Brahms), dove fa capolino anche der Geist, ossia quel fantasma che apparve nei tormenti di Schubert come di Schumann, che qui abbraccia il programma della serata, richiamandosi nei trilli evanescenti delle prime pagine di Janáček che vibrano come l’ultimo minuto della sonata schumanniana.

La bellezza del suono, la varietà dei timbri, la freschezza delle idee musicali sostenute da una solida maturità interpretativa hanno conquistato il pubblico, i cui applausi convinti sono stati premiati con due bis, intime righe finali che chiudevano il diario di Benedetto Lupo: “Des Abends” dai Phantasiestücke op. 12 e un valzerino (la terza delle Albumblätter) dalla raccolta Bunte Blätter op.99, tutto di Schumann.

Monique Cìola
(5 febbraio 2020)

La locandina

PianoforteBenedetto Lupo
Programma
Leos Janáček 
Sonata 1.X.1905 in mi bem. min. “Z Ulice” (“Nella strada”)
Johannes Brahms
Sechs Klavierstücke op. 118
Robert Schumann
Tre romanze op. 28
Sonata n. 2 in sol min. op. 22

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